Alessandro

Da quanto tempo ormai

non sgorgano parole

dall’intricato gorgo

che ogni giorno si affossa

sempre di più!

 

se qualche frase affiora

ha le sembianze di un ovvio dejavu

o non dipinge appieno

questa marea che sale e mi artiglia la gola

solo al pensarti

 

ecco sì: l’emozione

mi chiedevo oramai dove abitasse

in quale buio anfratto

delle mie cellule

fosse andata a nascondersi;

 

ora lo so:

vibra da sempre, intrisa nel tuo nome.

 

Viviana Santandrea

Published in: on febbraio 17, 2016 at 07:30  Comments (4)  

Una mappa d’Europa

A MAP OF EUROPE

Like Leonardo’s idea
Where landscapes open on a waterdrop
Or dragons couch in stains,
My flaking wall, in the bright air,
Maps Europe with its veins.

On its limned window ledge
A beer can’s gilded rim gleams like
Evening along a Canaletto lake,
Or like that rocky hermitage
Where, in his cell of light, haggard Gerome
Prays that His kingdom come
To the far city.

The light creates its stillness. In its ring
Everything is. A cracked coffee cup,
A broken loaf, a dented urn become
Themselves, as in Chardin,
Or in beer-bright Vermeer,

Not objects of our pity.
In it is no lacrimae rerum,
No art. Only the gift
To see things as they are, halved by a darkness
From which they cannot shift.

§

Come l’idea di Leonardo
dove passaggi s’aprono su gocce d’acqua
o i draghi s’accovacciano a macchie,
il mio scrostato muro nell’aria chiara
disegna di vena in vena una mappa d’Europa.

Sul davanzale dipinto
l’orlo dorato d’una lattina brilla come
lungo un lago di Canaletto la sera
o come quell’eremo di roccia
dove nella sua cella di luce Gerolamo prega
sparuto che il Suo regno giunga
alla lontana città.

La luce si fa quiete. Nel suo cerchio
tutto è. Una tazzina crepata,
un pane rotto, un’urna scalfita diventano
sé, come in Chardin,
o nel chiaro alcolico di Vermeer,
non oggetti della nostra pietà.

Non lacrimae rerum,
non arte. Nient’altro che il dono
di vedere le cose come sono, dimezzate dal buio
da cui non sanno staccarsi.

DEREK WALCOTT

Published in: on febbraio 17, 2016 at 07:28  Comments (1)  

Amore vagabondo

L’amor mio
è come un vagabondo,
vola sui prati come una farfalla,
sfiora le nubi,
in cielo lo vedi volteggiare
tra le rondini stanche
che volgono la sera verso il mare.
Ai tramonti resiste,
le tempeste sconfigge,
in mezzo alla bufera non dispera,
i tuoni ignora,
le folgori trascura,
dell’acqua sferzante non si cura.
Anche se imprigionato
dalla tua aridità,
dal tuo silenzio,
lui non soffre perchè l’han segregato
lui si dispera solo
perchè dall’amor tuo,
dal tuo ricordo,
nell’oblio, nel silenzio,
è stato crudelmente abbandonato!

Salvatore Armando Santoro

Published in: on febbraio 17, 2016 at 07:19  Comments (1)  

Il tradizionale

epocale:
veloci gratuiti inarrestabili
i germogli tecnico-industriali
accorciano la comunicazione
sconvolgendo
quale tempesta
fredda anonima distaccata
l’arroccamento della cultura
dietro il profumo di carta
il cui ricordo
si frantuma di ombre e di silenzio
nello spazio chiuso
abbandonato entro pagine ingiallite
la speranza
ebbra d’immenso
tace del suo ritorno alla vita
e di chi balza
verso il suo amore e
verso la sua luce

Giovanni De Simone

Published in: on febbraio 17, 2016 at 07:14  Comments (8)  

Camminando

Tu prendesti per mano
questo uomo senza tempo
mi fermasti per ascoltare la notte
odorare il vento, nella via
di un dolore remoto

Ogni odore è come un ricordo
tu capisti l’anima mia
il contorto del budello
del destino che mi travolse
sbucasti come aria nuova
nel mio vivere inquieto
questo aspro sentore lo addolcisti

il mio vivere in una terra
sventrata da eventi
incancellabili è diventato
un giardino fiorito
dove un ciliegio stupendo
non sfiorisce mai
dove il tuo respiro profonde
magia di vita

dove la tua carne ha preso
il sopravvento sulla mia
la mia via senza uscita
è ora un viale alberato
dove il turchino del tuo guardare
mi scorta verso un mare
d’ amore, mi hai accolto e poi respinto
come solo un onda sa fare
per poi raccogliermi sulla rena
con tenera commozione

speranza non so
certamente non sono più
camera buia
le mie parole inghiottite
dal tempo sono rinate
con te in terra ridente.

Marcello Plavier

Published in: on febbraio 17, 2016 at 07:08  Comments (3)