Matera

Un languore denso

come miele caldo

mi avvolge il pensiero

mi scalda l’anima

un violino malinconico

risuona muto

mentre osservo stucchi e colonnine

statue e rosoni del santuario

e mentre spazio con lo sguardo

sull’arido eremo

sulle case bianco sporco

vecchie come il tempo

pregne di sofferenza

e di miseria

esempi di povertà vera

di sopravvivenza

e vita a tutti i costi.

 

Sandro Orlandi

Published in: on febbraio 18, 2016 at 07:43  Comments (16)  

Non è farfalla

L’anima non è farfalla

Che vola di fiore in fiore

Piuttosto, è come edera:

Dove si attacca, muore.

E’ cosa appassionante

Quando è il cor che dona

E, seppure sanguinante

Ogni infedeltà perdona

Fosse lui pur prigioniero

In una morsa stretta

L’anima fuggirà in volo

A straniero lido diretta

Fissando l’orizzonte soffre

Non potendo mai carpire

L’aureo istante che s’offre

Affranta, rinuncia a capire.

Ma l’anima non è farfalla

Che vola di fiore in fiore

Piuttosto è come edera:

Dove si attacca, muore.

 

Danila Oppio

Published in: on febbraio 18, 2016 at 07:35  Comments (7)  

Lento è l’amore

Lento è l’amore
come la guarigione.
E’ un portico per tutti i ragazzi
per pregare, e riposare il sangue dei piedi.
Lento e giusto
l’eterno che ripete le ombre, i rampicanti
le velleità dell’edera povera e tenace.
Lentissimo nel petto e nel cuore, nel toccare
è l’anima del fuoco incapace di volere
d’intendere ragione aritmetica.
E veloce
com’entra il vento appena le imposte fanno il giro.
Arredo d’usignoli è il suo bosco
voce e luce, un fulmine talvolta
che acceca e fa vedere, legami di molecole
di vecchie limature.
La forza che fa muovere bocca ed ossatura
peluria della voglia che abbiamo di restare
poggiati l’uno all’altra
come a un battesimale.

Massimo Botturi

Published in: on febbraio 18, 2016 at 07:28  Comments (2)  

Ecco che viene

Nero mantello
dall’orizzonte
incappucciata
ecco che viene.
Passo di danza
svelta s’accosta,
le scorgo il viso
senza sorriso,
con una mano
la falce regge.
Con apprensione
presto le chiedo
l’ultimo taglio
di rimandare.
S’apre ad un ghigno
l’orribil bocca:
“serve a che cosa
ancor restare ?
Di quel che fosti
nulla rimane
neppur ricordi
né il seminato.
Con me verrai
là dove l’oltre
vuoto è deserto
e silenzioso.
Neppur di pace
ti accorgerai
niente nel niente
diventerai.
Cosa rimpiangi?
Nulla sei stato
e ancor nel nulla
ti porterò.
Dubiti ancora
di questa sorte?

Secca è la fonte
…sono la morte.”

Piero Colonna Romano

“Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è lei e quando c’è lei non ci siamo più noi.”  (Epicuro -Lettera sulla felicità-)

Published in: on febbraio 18, 2016 at 07:23  Comments (8)  

Signorinella

Signorinella pallida
dolce dirimpettaia del quinto piano,
non v’è una notte ch’io non sogni Napoli
e son vent’anni che ne sto lontano.

Al mio paese nevica,
il campanile della chiesa è bianco,
tutta la legna è diventata cenere,
io ho sempre freddo e sono triste e stanco.

Amore mio, non ti ricordi
che nel dirmi addio
mi mettesti all’occhiello una pansè
poi mi dicesti con la voce tremula:

Non ti scordar di me.

Bei tempi di baldoria,
dolce felicità fatta di niente.
Brindisi coi bicchieri colmi d’acqua
al nostro amore povero e innocente.

Negli occhi tuoi passavano
una speranza, un sogno e una carezza,
avevi un nome che non si dimentica,
un nome lungo e breve: Giovinezza.

Il mio piccino,
in un mio vecchio libro di latino,
ha trovato – indovina – una pansè.
Perché negli occhi mi tremò una lacrima?

Chissà, chissà perché!

E gli anni e i giorni passano
eguali e grigi con monotonia,
le nostre foglie più non rinverdiscono,
signorinella, che malinconia!

Tu innamorata e pallida
più non ricami innanzi al tuo telaio,
io qui son diventato il buon Don Cesare,
porto il mantello a ruota e fo il notaio.

Mentre lontana,
mentre ti sento, suona la campana
della piccola chiesa del Gesù,
e nevica, vedessi come nevica:

Ma tu, dove sei tu?

LIBERO BOVIO

 

Published in: on febbraio 18, 2016 at 06:57  Comments (1)