Sentimi

Sentimi quando sono a te d’attorno
nei momenti in cui silenzio tace,
senti l’anima mia che non ha pace
e disperata ti cerca in ogni dove                             
per non morire di malinconia,
stretta nel rovo della nostalgia.

Nascosta nel sospiro del pensiero,
avverti la dolcezza di una mano:
son la carezza giunta da lontano
che sfiora la tua fronte ed il tuo viso.
Quanto vorrei donarti il Paradiso
scacciando via la noia per intero!

Sentimi in questa notte infinita
così scevra di stelle e di luna:
per trovarti sarò luce nel nero,
per toccarti non mi serve fortuna.
Le mie labbra son polla di vita:
non più sogno bensì respiro vero.

Foglia d’autunno

Published in: on febbraio 21, 2016 at 07:40  Lascia un commento  

Celebrazione

Librarsi nell’anticonformismo
alla ricerca di spazi nella
facoltà espressiva della parola
con estraneazione filosofica
allontanando l’uomo da se stesso
nella atrofica burocrazia
spesso ciarpame del fare

Navigare nello spazio
in cibernetica realtà virtuale
consuetudine nel consumismo moderno
divellere epistemologicamente
come da forziere la libidine
licantropica da manager mandrillo

Polisindeto di movimento labiale
consecutivo, nella sublimazione
di vibrazioni sacerdotali, verso
la prolèssi confutatrice
di tutto il discorso da me scritto.

Marcello Plavier

Published in: on febbraio 21, 2016 at 07:40  Lascia un commento  

Villanella

Tante volte ho sentito le storie

di malati che alla fine delle – scorie

vedevano i parenti già defunti

seduti al capezzale dei letti;

o nell’inquadratura di una porta

aspettare il malato passare la porta

per entrare nel mio grande mistero

e deridere – poi – chi teme il – mistero.

Credo che i malati raccontino le storie

perché i finali sono anche retti

dal bisogno di lasciare i malati

stessi – nelle mani di chi sarà oltre la porta

e abbraccia anche per noi – quel mistero

su cui specula – ogni – Libro – del – Mistero!

 

Giancarlo Giudice

Published in: on febbraio 21, 2016 at 07:25  Lascia un commento  

Apertura

Un sorriso costa poco

basta atteggiare le labbra

e lasciare sgorgare la luce del cuore

per dare un senso

anche ad una giornata di pioggia

per aprire la porta alla speranza

e sentire scorrere nuovamente

il sole sulla pelle.

Un sorriso costa poco

ti scalda più dell’oro,

donalo quando puoi

specie ad un bambino

scoprirai la forza della gioia.

 

Roberta Bagnoli

Published in: on febbraio 21, 2016 at 07:24  Comments (2)  

Sogni

Ride ancora il tuo corpo all’acuta carezza
della mano o dell’aria, e ritrova nell’aria
qualche volta altri corpi? Ne ritornano tanti
da un tremore dei sangue, da un nulla. Anche il corpo
che si stese al tuo fianco, ti ricerca in quel nulla.

Era un gioco leggero pensare che un giorno
la carezza dell’aria sarebbe riemersa
improvviso ricordo nel nulla. Il tuo corpo
si sarebbe svegliato un mattino, amoroso
del suo stesso tepore, sotto l’alba deserta.
Un acuto ricordo ti avrebbe percorsa
e un acuto sorriso. Quell’alba non torna?

Si sarebbe premuta al tuo corpo nell’aria
quella fresca carezza, nell’intimo sangue,
e tu avresti saputo che il tiepido istante
rispondeva nell’alba a un tremore diverso,
un tremore dal nulla. L’avresti saputo
come un giorno lontano sapevi che un corpo
era steso al tuo fianco.

Dormivi leggera
sotto un’aria ridente di labili corpi,
amorosa di un nulla. E l’acuto sorriso
ti percorse sbarrandoti gli occhi stupiti.
Non è più ritornata, dal nulla, quell’alba.

CESARE PAVESE

Published in: on febbraio 21, 2016 at 07:07  Lascia un commento