Piero concede il bis

Come avevamo previsto il caro Piero Colonna Romano ha concesso il bis! E’ recentissima la notizia del conseguimento da parte sua del primo posto assoluto nella sezione “Poesia Italiana” all’edizione 2015 del Premio Letterario “L’Anfora di Calliope” organizzato dal Circolo Insieme Per La Cultura con il patrocinio del Comune di Erice e della Regione Siciliana. La poesia “Ritorno alla madre” che riceverà l’ambito riconoscimento nella cerimonia del 12 marzo prossimo a Erice, fu già da noi presentata nel 2014 ai lettori del Cantiere, e la potrete trovare qui. Orgogliosi della sua amicizia e collaborazione alle pagine del Cantiere tributiamo all’autore il nostro plauso augurandogli mete sempre più prestigiose e ricche di soddisfazioni!

Il Cantiere

Published in: on febbraio 29, 2016 at 19:24  Comments (16)  

Esercizio

Grenadiers

EXERCICE

Vers un village de l’arrière
S’en allaient quatre bombardiers
Ils étaient couverts de poussière
Depuis la tête jusqu’aux pieds

Ils regardaient la vaste plaine
En parlant entre eux du passé
Et ne se retournaient qu’à peine
Quand un obus avait toussé

Tous quatre de la classe seize
Parlaient d’antan non d’avenir
Ainsi se prolongeait l’ascèse
Qui les exerçait à mourir

§

Verso un villaggio di retrovia
Se n’andavano quattro bombardieri
Verso un villaggio di retrovia
Pieni di polvere da capo a piedi
Contemplavano la vasta piana
Chiacchierando del tempo finito
E appena appena si voltavano
Se una granata aveva tossito
Tutti e quattro del novantasei
Parlavan di ieri non d’avvenire
E così si prolungava l’ascesi
Che li esercitava a morire

GUILLAUME APOLLINAIRE

Published in: on febbraio 29, 2016 at 07:25  Lascia un commento  

Racconti di periferie

Seguivo il chiarore giallognolo dei lampioni

mentre con gli occhi abbordavo la notte

e il limitare discreto delle ombre

aveva l’odore dell’acqua passata.

Si colorava il pensiero nel racconto dell’aria

nel fragore dei fari occhieggianti

dei baci nascosti oltre il bordo della ferrovia

dove i treni fischiavano per salutare gli amanti.

Oltre i vecchi palazzi l’erba sapeva di muffa,

i panni dimenticati sui fili di ruggine

parlavano di amori e caffè sui fornelli

e il rosmarino cresceva a nasconder le crepe sui muri

a colmare i lamenti delle pentole messe a brontolare sul fuoco.

La luna, impassibile e remota, stava ai vetri assopiti,

mentre i rintocchi sincopati del tempo

cadevano nel buio, come uno sciagurato

senza timore alcuno di lanciarsi nel vuoto.

Così era la notte di periferia,

solo un pulviscolo smarrito sotto i lampioni di strada.

 

astrofelia franca donà

Published in: on febbraio 29, 2016 at 07:08  Comments (2)  

After These Days

Strade senza traguardo,
notti senza risveglio,
canti di voci mute,
stelle che fan sberleffi.

Luci senza chiarori,
albe che san di fiele,
tramonti allucinati,
mari che copron terre.

Sfumano l’orizzonte
luci di rosso sangue,
di soli neri aurore
i cuori opprimeranno.

Così noi camminiamo,
smarrendo un mondo amico
che abbiamo violentato,
da cecità ammalati.

La luce spegneremo
sui nostri giorni tristi.
Vindice la natura
vi calerà il sipario.

Cercar nel pentimento
salvifico perdono
inutile speranza
a tempo ormai scaduto.

Piero Colonna Romano

Published in: on febbraio 29, 2016 at 07:07  Comments (4)  

Chi sono?

Chi sono

Chi sono?

Sacra fiamma di luce

o nient’altro che me?

Scavo quel cielo inquieto                                          

di stelle irraggiungibili                                    

e nel desio pensante,

perso il fluir del corpo,

l’anima cerca oltre;                                                        

ma lo scavar quel cielo

non mi da mai risposte.

 

Si posa allor lo sguardo                                  

sulla terra materna,

e in chiaria d’orizzonte,

in melodica quiete,

sento il cuore del mondo,

batter forte col mio.

Or che alma non duole,

sono rosa fra rose

sono mare e deserto,

sono nuvole e sole.

 

Alberto Baroni

Published in: on febbraio 29, 2016 at 07:02  Comments (3)  

Edera amara

Sentire: “Figlio mio!”
Mai, mai l’ascoltai;
udire, appena in un sussurro lieve,
lieve per non svegliarmi,
un vezzo dolce su una culla
che dondola pian piano
al rosolante chiarore di un lumino,
sperso nel buio di un casolare antico,
anch’esso smarrito
tra le pieghe d’una memoria stanca.

“Figlio mio!”, sentir solo una volta,
ricordare un pensiero,
una carezza,
un pianto greve sul mio corpo infermo,
un canto lontan di ninna-nanna
che piano si smorza
mentre m’addormento.

Quante volte sognai d’avere un padre,
le cui premure restassero nel cuore
da custodir come reliquia sacra
e poter dire, davanti a un cimitero,
padre t’amai
ed il tuo amore è qui nella mia mente.

Nulla conservo
se non l’ombra nera
di giorni sepolti per non ricordare,
che rimuovo insieme al mio rimpianto
di non poterti, padre, amare tanto.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on febbraio 29, 2016 at 06:55  Comments (7)