Ogni giorno

C’è una lama che scava
Nel fondo del mio dolore
Cerca implacabile
Qualcosa cui dare un nome,
che sia il ricordo di un estate
con cielo mare
che si fondono nell’orizzonte
o gli occhi di un uomo
che ha giurato di amarmi
per tutto il tempo che dura l’amore.
Scava la lama e cerca figli
E miti consigli
L’impegno per un mondo migliore
O qualcosa che annienti la rassegnazione
Oppure il profumo del pane appena cotto
In comunione con acqua fresca di sorgente
Perché ci sia voglia ed impegno
Per ricominciare ancora una volta
Ricominciare ogni giorno.

Maria Attanasio

Published in: on marzo 8, 2016 at 07:44  Comments (2)  

Ti amo

non è il solito film
in bianco e nero.

Sono una poetessa
Vivo su un castello di carta
pianeta Terra

Non mi arrendo,
osservo la tua anima.

Non c’è il vuoto…
ma solo vita e bellezza

Perciò inondami,
fammi bere
la tua vodka ghiacciata.

.
Michela Turchi

Published in: on marzo 8, 2016 at 07:41  Lascia un commento  

Bussokusekika – Su onde di seta

.
Su onde di seta
confini inesplorati
carezze di piacere
Trovano pace i corpi
nell’approdare uniti
alla pura passione
.
Patrizia Mezzogori
Published in: on marzo 8, 2016 at 07:23  Comments (2)  

Lady Lazarus

I have done it again.
One year in every ten
I manage it—–

A sort of walking miracle, my skin
Bright as a Nazi lampshade,
My right foot

A paperweight,
My featureless, fine
Jew linen.

Peel off the napkin
O my enemy.
Do I terrify?——-

The nose, the eye pits, the full set of teeth?
The sour breath
Will vanish in a day.

Soon, soon the flesh
The grave cave ate will be
At home on me

And I a smiling woman.
I am only thirty.
And like the cat I have nine times to die.

This is Number Three.
What a trash
To annihilate each decade.

What a million filaments.
The Peanut-crunching crowd
Shoves in to see

Them unwrap me hand and foot ——
The big strip tease.
Gentleman , ladies

These are my hands
My knees.
I may be skin and bone,

Nevertheless, I am the same, identical woman.
The first time it happened I was ten.
It was an accident.

The second time I meant
To last it out and not come back at all.
I rocked shut

As a seashell.
They had to call and call
And pick the worms off me like sticky pearls.

Dying
Is an art, like everything else.
I do it exceptionally well.

I do it so it feels like hell.
I do it so it feels real.
I guess you could say I’ve a call.

It’s easy enough to do it in a cell.
It’s easy enough to do it and stay put.
It’s the theatrical

Comeback in broad day
To the same place, the same face, the same brute
Amused shout:

‘A miracle!’
That knocks me out.
There is a charge

For the eyeing my scars, there is a charge
For the hearing of my heart—
It really goes.

And there is a charge, a very large charge
For a word or a touch
Or a bit of blood

Or a piece of my hair on my clothes.
So, so, Herr Doktor.
So, Herr Enemy.

I am your opus,
I am your valuable,
The pure gold baby

That melts to a shriek.
I turn and burn.
Do not think I underestimate your great concern.

Ash, ash—
You poke and stir.
Flesh, bone, there is nothing there—-

A cake of soap,
A wedding ring,
A gold filling.

Herr God, Herr Lucifer
Beware
Beware.

Out of the ash
I rise with my red hair
And I eat men like air.

§

L’ho rifatto.
Un anno ogni dieci
Ci riesco –
Una specie di miracolo ambulante, la mia pelle
Splendente come un paralume Nazi,
Un fermacarte il mio
Piede destro,
La mia faccia un anonimo, perfetto
Lino ebraico.
Via il drappo,
O mio nemico!
Faccio forse paura? –
Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti?
Il fiato puzzolente
In un giorno svanirà.
Presto, ben presto la carne
Che il sepolcro ha mangiato si sarà
Abituata a me
E io sarò una donna che sorride.
Non ho che trent’anni.
E come il gatto ho nove vite da morire.
Questa è la numero tre.
Quale ciarpame
Da far fuori ogni decennio.
Che miriade di filamenti.
La folla sgranocchiante noccioline
Si accalca per vedere
Che mi sbendano mano e piede –
Il grande spogliarello.
Signori e signore, ecco qui
Le mie mani,
I miei ginocchi.
Sarò anche pelle e ossa,
Ma pure sono la stessa identica donna.
La prima volta successe che avevo dieci anni.
Fu un incidente.
Ma la seconda volta ero decisa
A insistere, a non recedere assolutamente.
Mi dondolavo chiusa
Come conchiglia.
Dovettero chiamare e chiamare
E staccarmi via i vermi come perle appiccicose.
Morire
È un’arte, come ogni altra cosa.
Io lo faccio in modo eccezionale.
Io lo faccio che sembra come inferno.
Io lo faccio che sembra reale.
Ammettete che ho la vocazione.
È facile abbastanza da farlo in una cella.
È facile abbastanza farlo e starsene lì.

È il teatrale
Ritorno in pieno giorno
A un posto uguale, uguale viso, uguale
Urlo divertito e animale:
“Miracolo! ”
È questo che mi ammazza.
C’è un prezzo da pagare
Per spiare
Le mie cicatrici, per auscultare
Il mio cuore – eh sì, batte.
E c’è un prezzo, un prezzo molto caro,
Per una toccatina, una parola,
O un po’ del mio sangue
O di capelli o un filo dei miei vestiti.
Eh sì, Herr Doktor.
Eh sì, Herr Nemico.
Sono il vostro opus magnum.
Sono il vostro gioiello,
Creatura d’oro puro
Che a uno strillo si liquefà.
Io mi rigiro e brucio.
Non crediate che io sottovaluti le vostre ansietà.
Cenere, cenere –
Voi attizzate e frugate.
Carne, ossa, non ne trovate –
Un pezzo di sapone,
Una fede nuziale,
Una protesi dentale.
Herr dio, Herr Lucifero,
Attento.
Attento.
Dalla cenere io rivengo
Con le mie rosse chiome
E mangio uomini come aria di vento.

SYLVIA PLATH

Published in: on marzo 8, 2016 at 07:22  Lascia un commento  

Pura follia

Domani ci sarò.
Adesso come ieri.
E non c’ero.
E cerco di essere.
Forse sono vera.
Forse sono autentica.
Oggi sono libera.
Oggi forse sono io.

Glò

Published in: on marzo 8, 2016 at 06:50  Comments (1)  

OLTRE

Oltre3

Un omaggio alle amiche poetesse e lettrici

Giampietro Calotti C.

Published in: on marzo 8, 2016 at 06:49  Comments (4)