Dolcezza infinita

Ti schiudi tra le mie dita

sfogliata da aliti d’amore.

Hai scardinato la mia serra

strappato radici grasse

dalla mia secca terra.

Sarai quel che sarai

forse colomba al vento

oppure rinchiusa in un momento.

Fra le tue parole si schiude l’amore.

Amarti, significa vivere con gl’altri

aspettami, ti prego

non lasciarmi nel mio ego.

 

Il Passero

Published in: on marzo 20, 2016 at 07:20  Comments (14)  

Donne appassionate

Le ragazze al crepuscolo scendono in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti, lungo l’acqua remota.
Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant’è nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
e si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai copi che passano. Il bosco
è un rifugio tranquillo, nel sole calante,
più che i greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all’aperto, nel lenzuolo raccolto.
Stanno tutte accosciate, serrando il lenzuolo
alle gambe, e contemplano il mare disteso
come un prato al crepuscolo. Oserebbe qualcuna
ora stendersi nuda in un prato? Dal mare
balzerebbero le alghe, che sfiorano i piedi,
a ghermire e ravvolgere il corpo tremante.
Cl son occhi nel mare, che traspaiono a volte.
Quell’ignota straniera, che nuotava di notte
sola e nuda, nel buio quando muta la luna,
è scomparsa una notte e non torna mai più.
Era grande e doveva esser bianca abbagliante
perché gli occhi, dal fondo del mare, giungessero a lei.

CESARE PAVESE

Published in: on marzo 20, 2016 at 07:17  Comments (2)  

A volte

.
Eppure la musica 
quella musica la sento
l’ho dentro i timpani
e mi fa compagnia
A volte mi piace ascoltare
anche il metronomo
che ne scandisce i tempi
che mi trascina
incantato
in praterie di silenzi
dove s’apriva la vecchia finestra
della mia anima…
che godeva vedendo ali di rondine
salutare la primavera
.
Gavino Puggioni
Published in: on marzo 20, 2016 at 07:11  Comments (1)  

Chiarori

Un giorno
la Notte,
attingendo
tra i mille
tuoi soli gentili
mi ha prestato la vista.

È piena Luna
il tuo esserci, ed io
abbacinato e grato,
più non conosco il buio.

Flavio Zago

Published in: on marzo 20, 2016 at 07:05  Comments (1)  

Rifugiati

Lo sta portando il vento
questo lamento
ch’è sordo come in bocca avesse un velo.
Frulla nel cielo qual scosso naviglio
in mezzo al rapace periglio
d’adunca tempesta…
Pure, è sfinito, e però non s’arresta
e cerca, il lamento, un filo d’appiglio
nell’aria disfatta, tortuosa, funesta…
E il gorgo l’attende…
Finché l’accorata preghiera, distende…
E le schiume risucchian, gli abissi,
e ai recisi legami, e ai guardi fissi
una tregua concede, la volta celeste
qual premio agli azzardi,
a grosse paure, ormai indifferenti
or che sfuggita è una peste
e ad altra si va, sofferenti
tra diffidenti accoglienze
che in bilico lascian covate speranze.
Per loro, che han deboli voce, e le mani,
urlando, fan strada i gabbiani.

Armando Bettozzi

Published in: on marzo 20, 2016 at 07:01  Comments (1)