Visi nuovi

Visi nuovi,

sorrisi accattivanti

gesti accoglienti

mani calde

sprazzi di luce, e

l’imbatto mosse ingranaggi nascosti

 

Rosy Giglio

Published in: on marzo 22, 2016 at 07:48  Comments (6)  

Una gita tutta per sè

Naufragi

sulle proprie orme
quando follie di pregiudizi vietavano l’ardire
_oh! dimora d’insonnia questo letto_
e nel sapersi andare
rimanere sé stessi perdendosi ogni volta
in zone sconfessate dai presagi

s’era negli occhi di chiunque _clandestini
su strisce pedonali liquefatte_ povericristi
camminando sui piedi senza sprofondare

l’aria che tira in questi giorni d’acqua
ha l’odore dei porti
_e si è distanti da pontili e fari_
uomini in processione, in amnesia di terra
percorrono rotonde in circolo vizioso
usmando il cielo come dei randagi

l’indovino da banco
inganna il branco con le tre monete
_ scarpecoperchi a ricoprire il niente_

Comprammo salvagenti a mo’ d’icone
ma li lasciammo sulla terraferma
: prima scrivemmo il nome sulla carta
poi costruimmo barche di velina
per salpare da vivi
sapendo ineluttabili i naufragi

Cristina Bove

Published in: on marzo 22, 2016 at 07:45  Comments (1)  

Stanco dell’ozio amaro

Canne

LAS DE L’AMER REPOS

Las de l’amer repos où ma paresse offense
Une gloire pour qui jadis j’ai fui l’enfance
Adorable des bois de roses sous l’azur
Naturel, et plus las sept fois du pacte dur
De creuser par veillée une fosse nouvelle
Dans le terrain avare et froid de ma cervelle,
Fossoyeur sans pitié pour la stérilité,
– Que dire à cette Aurore, ô Rêves, visité
Par les roses, quand, peur de ses roses livides,
Le vaste cimetière unira les trous vides ? –
Je veux délaisser l’Art vorace d’un pays
Cruel, et, souriant aux reproches vieillis
Que me font mes amis, le passé, le génie,
Et ma lampe qui sait pourtant mon agonie,
Imiter le Chinois au coeur limpide et fin
De qui l’extase pure est de peindre la fin
Sur ses tasses de neige à la lune ravie
D’une bizarre fleur qui parfume sa vie
Transparente, la fleur qu’il a sentie, enfant,
Au filigrane bleu de l’âme se greffant.
Et, la mort telle avec le seul rêve du sage,
Serein, je vais choisir un jeune paysage
Que je peindrais encor sur les tasses, distrait.
Une ligne d’azur mince et pâle serait
Un lac, parmi le ciel de porcelaine nue,
Un clair croissant perdu par une blanche nue
Trempe sa corne calme en la glace des eaux,
Non loin de trois grands cils d’émeraude, roseaux.

§

Stanco dell’ozio amaro dove pigrizia offende

Una gloria per cui un tempo fuggii l’adorabile
Infanzia dei boschi di rose sotto l’azzurro
Nativo, e del patto crudele ormai sette volte
Più stanco d’aprire vegliando una fossa nuova
Nel freddo e avaro terreno del mio cervello,
Spietato becchino della sterilità,
– Che mai dirò, o Sogni, che mai a quest’Aurora,
Visitato da rose, se, temendo i suoi fiori
Lividi, il cimitero unirà i cavi orrori? –
Voglio lasciare l’Arte vorace di un paese
Crudele, e, sorridendo ai vecchi volti offesi
Che mostrano gli amici, il genio ed il passato,
E il lume che la mia agonia ha vegliato,
Imitare il Cinese, anima chiara e fina,
La cui estasi pura è dipinger la cima
Sopra tazze di neve rapita dalla luna
D’un fiore strano che la sua vita profuma
Trasparente, d’un fiore che egli sentì fanciullo
Innestarsi al suo cuore prezioso, azzurro nulla.
E la morte così, solo sogno del saggio,
Sereno, sceglierò un giovane paesaggio
Che sulle tazze assente la mia mano pingerà.
Una linea d’azzurro fine e tenue sarà
Un lago dentro il cielo di nuda porcellana,
Per una bianca nube una luna lontana
Immerge il lieve corno nel gelo d’acque calme,
Presso tre grandi cigli di smeraldo, le canne.

STÉPHANE MALLARMÉ

Published in: on marzo 22, 2016 at 07:29  Lascia un commento  

Marzo

mite

pazzerello emisfero boreale

sei un motore di folate

cambi sette cappelli al giorno

spazzati dal vento

a destra e a manca

bevi la pioggia

a breve

esci dal tempo turbinoso

con un compenso

di luce, preso dal sole

colori i tetti delle aurore

e dipingi gesticolando

come un prezioso mimo

non ti stanchi di guarnire

di rinverdire alberi e nidi.

Spuntano fiori rosa al pruno

e occhi alle finestre

di  primule e margherite

rivestite di terra grassa

e di te, caro marzo

che sai di primavera.

 

Aurelia Tieghi

Published in: on marzo 22, 2016 at 07:24  Comments (6)  

Roma, solite scene

Gli storni s’addensano
in lenzuola di nubi sbattute
come rigurgiti perfetti di vita.

San Pietro ha perso il cappello,
è fuggito stasera al tramonto.

Il Gianicolo piange sui tetti di Roma,
è uno schermo di mandorli in fiore.

All’Argentina i gatti
si laureano in archeologia
e miagolano forte i loro diritti

Alla Minerva qualcuno doma elefanti.

Solo il Pantheon rimane distante,
è un alieno coi motori in cantina.

Lorenzo Poggi

Published in: on marzo 22, 2016 at 06:57  Comments (2)