Fiori di primavera

Narcisi gialli tinteggiati di sole

mughetti come minuscoli

campanellini

risuonano a festa

 

violette nel sottobosco

timide si affacciano

primule sbocciate

al primo raggio di luce

 

orchidee sfumate

di rosso tramonto

tulipani si ergono nei campi

decorano quel morbido

manto erboso

 

giacinti color del cielo

irrorati dall’acqua di fontana

risvegliano

gli allegri pensieri

 

Maristella Angeli

Published in: on marzo 28, 2016 at 07:28  Comments (6)  

La differenza

Quando si arriva
a un’età, che differenza
fa morire adesso
o fra altri anni:
avere “più esperienza”,
avere danni
e, con gli acciàcchi,
tribolare vieppiù,
vedere i figli “vecchi”:
dei nipotini
assister lo sviluppo
affezionarsi…

Godere ancora:
lasciare, con rimpianto,
più grande, la dimora
di terra
all’ultima stazione.

Magari far più danno,
in questo
mondo
con la propria
presenza, tonta
noiosa, non autosufficiente,
rimbambita, senescente, continua-
mente
nel procurar fastidio
a tutti
gli altri
nei cataclismi
di paura folli.

Paolo Santangelo

Published in: on marzo 28, 2016 at 07:27  Comments (6)  

Sezione di un complesso produttivo

Sono un reparto,
guarda le mie braccia
slabbrate
sezionate
genuflesse
due arti che si inginocchiano
che camminano
che vendono…

mi piego
e non mi piego
il corpo scomposto
ad arco
celeste
mente vomito
sui disastri
sui temporali artificiali
sulle tubature di ghisa
che arrugginiscono all’acqua
l’odore del mio corpo
è una tinta
assassinata…

per accendere la luce
devi leccare il sangue
dalle mie vene.
Sono un reparto
sono un grosso temporale artificiale
sono tutte le tubature di ghisa
che arrugginiscono sotto l’acqua violenta
degli dei

e quando non saprò più cosa scrivere
raccoglierò le tue mani…

Massimo Pastore

Published in: on marzo 28, 2016 at 07:22  Comments (2)  

Ribellione

E se fosse solo
 un disperato bisogno d’amore
che a fatica tenta di reprimere il mio cuore,
mi ritroverei a vacillare
come barca che sta per affondare,
sarei preda di un nuovo cacciatore
un agguato prima di farmi morire,
senza scampo senza via di fuga,
nei miei occhi solo la paura……
                                                         
                                             Brancolerei di nuovo nel buio
                                                                        a cercare un riparo sicuro……..
                             Ribellione………..!

Conterei piano ogni mio respiro
scanserei ogni dubbio in ogni mio sospiro…..
Ingannerei passione o sentimento
perché l’amore non prenda il sopravvento,
desisterei a elargire la passione,
perché sia tu il mio pasto e il mio nutrimento
e dalla preda tu sarai cacciato
con le tue stesse mani condannato,
e forse un giorno sarà lo stesso amore           
                                                                      a stanar,  del cuore il cacciatore.

Beatrice Zanini

Published in: on marzo 28, 2016 at 07:19  Comments (1)  

C’era un ragazzo

THERE WAS A BOY

There was a Boy; ye knew him well, ye cliffs
And islands of Winander! many a time,
At evening, when the earliest stars had just begun
To move along the edges of the hills,
Rising or setting, would he stand alone,
Beneath the trees, or by the glimmering lake;
And there, with fingers interwoven, both hands
Press’d closely palm to palm and to his mouth
Uplifted, he, as through an instrument,
Blew mimic hootings to the silent owls
That they might answer him.—And they would shout
Across the wat’ry vale, and shout again,
Responsive to his call,—with quivering peals,
And long halloos, and screams, and echoes loud
Redoubled and redoubled; a wild scene
Of mirth and jocund din! And, when it changed
that pause of deep silence mock’ed his skill,
Then, sometimes, in that silence, while he hung
Listening, a gentle shock of mild surprize
Has carried far into his heart the voice
Of mountain torrents; or the visible scene
Would enter unawares into his mind
With all its solemn imagery, its rocks,
Its woods, and that uncertain heaven receiv’d
Into the bosom of the steady lake.
Fair are the woods, and beauteous is the spot,
The vale where he was born: the Church-yard hangs
Upon a slope above the village school,
And there along that bank when i have pass’d
At evening, I believe, that near his grave
A full half-hour together I have stood,
Mute – for he died when he was ten years old.

§

C’era un ragazzo: voi lo conoscevate bene, balze
e isole di Winander! Sovente,
a sera, quando le stelle avevano da poco iniziato
il loro viaggio lungo il confine delle colline,
all’alba o al tramonto, soleva starsene da solo
sotto gli alberi, o presso il corrusco lago,
e lì, con le dita intrecciate e giungendo
le palme le portava alla bocca,
e soffiava, come in uno strumento,
facendo il verso ai silenti gufi
in attesa che gli rispondessero. E le loro urla
si diffondevano nella valle acquitrinosa, e ancora urla,
in risposta al suo richiamo, con tremolanti risonanze,
gridi prolungati, e stridi, alti echi che, vieppiù,
si replicavano: una scena selvaggia di tripudio
e di giocondo frastuono. Capitava che pause
di profondo silenzio irridevano alla sua destrezza,
e, allora, in quel silenzio, mentre tendeva l’orecchio
all’ascolto, con un lieve fremito di mite stupore
irrompeva, a volte, nel suo cuore la voce dei torrenti
montani, e lo scenario che gli occhi percepivano
si insinuava inaspettatamente nella sua mente
con tutte le solenni immagini, le rupi,
i boschi, e quel cielo incerto che si adagia
nel seno dell’immobile lago.
Vaghi sono i boschi e ameno il posto,
la valle dove è nato: il cimitero è sospeso
sul declivio sovrastante la scuola del villaggio,
e passando di là, lungo la riva,
di sera, presso la sua tomba
ho sostato, credo, una buona mezz’ora
in silenzio – poiché morì all’età di dieci anni.

WILLIAM WORDSWORTH

Published in: on marzo 28, 2016 at 07:12  Comments (1)