Ricordi fra umani e oggetti nel tempo

Sento il mio corpo frale e anche la mente,
dunque l’Autunno si è impietosamente
preso in affitto il Vecchio e prepotente
distruggerlo vorrebbe, sto fetente!

Ma dentro la stanzetta l’Io scrivente
attacca una Poesia e diligente
li mette in fila tutti i suoi ricordi,
sia quello di sua vita ormai finita
che la memoria offusca della Donna
che ventun anni prima volò via
notte 6-7 / l /78.

E in portafoglio appare, in comodino:
“12/6/ 72: Mamma,
il vaso si rompe,
la rosa appassisce,
il bene per te mai finisce.
Buon compleanno dalla tua Figliola”.

Poi dentro a un portacarte c’è la foto
di Figlia neonata tutta imbronciata,
non so se piangeva o se sonno aveva!

Poi… tredici di mare sassolini
in salviettina di carta ben racchiusi
del Buffet di Venezia alla Ferrata,
o Ventimiglia; poi… foto mie alcune,
dei genitori Suoi, e miei, e risa.

Poi… voci risento, il ’77,
Bologna quand’Io e Lei, giunti là in piazza,
quei Giovani vedemmo mascherati
sfi/da/re – slo/ga/na/re – sba/rac/ca/re,
bruciare il Tempo e poi… l’odio aumentare:
col Segretario alla Federazione
oceanica assemblea assai vociante!

“Violetta di Parma” e poi… il rossetto
dentro al Suo borsellino e poi… gettoni
per comunicare dall’Ospedale
con Casa. Sconforto, tardo rimpianto
di amor che ricevemmo e abbiam perduto.

Traverso la vetrina ier mattina
tramata dalla brina una tendina
tremante mi diceva la vetrata
stanotte per il gel quasi è crepata!

E or che già settenne è il Nipotino
che non vide la Nonna e ama giocare
a cucco, PC, puzzle, sapientino,
vive anche per Lei sto Vecchio Nonnino,
scrivendo scarse rime di Natale
al nascente Anno Nuovo irrazionale.

Ma c’è chi giura che… sarà speciale!

Sandro Sermenghi

Published in: on aprile 10, 2016 at 07:38  Comments (4)  

Come luce

A nonna Lucia

Sono nata dal niente
eppure toccavo
le linfe tra il ballo
dei suoi pensieri.

Son cresciuta dal buio
e se qualcuno
mi avesse reso più felice
ora…
vivrei forse nel limbo
senza mai averla ascoltata.

Ho parlato dal nulla
ma come ho potuto
elargire un così triste dire
tra mille affanni?

Son rinata dalle sue mani
e se fosse stata
più serena
le sue gioie
le avrei inarcate
tra i germogli
di piccoli semi
di girasole.

E se odoravo
il suo tatto di vita
sarei nata, cresciuta
avrei parlato, gridato
da lontano
dove ne percepisco
i suoi echi di storia.

Esplode l’incanto
ad una risposta
del perchè Io.

Glò

Published in: on aprile 10, 2016 at 07:33  Comments (4)  

Occhi di bambini

La vita scorre rancida

di farisei scagliati

contro colui

che predica l’amore

a questi tempi

dove l’orrore brulica

e attecchisce.

Nelle stive

vuote di luce

non si percepiscono

i bisbigli del sole

il buio non consente

di sentire

i sussurri della primavera

che non si stanca

di vestire i prati

di fiori belli,

occhi di bambini

abbarbicati all’ombra

conduce l’onda anomala

sulle rive del cuore.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on aprile 10, 2016 at 07:24  Comments (7)  

Perchè vivo

POURQUOI QUE JE VIS

Pourquoi que je vis
Pourquoi que je vis
Pour la jambe jaune
D’une femme blonde
Appuyée au mur
Sous le plein soleil
Pour la voile ronde
D’un pointu du port
Pour l’ombre des stores
Le café glacé
Qu’on boit dans un tube
Pour toucher le sable
Voir le fond de l’eau
Qui devient si bleu
Qui descend si bas
Avec les poissons
Les calmes poissons
Ils paissent le fond
Volent au-dessus
Des algues cheveux
Comme zoizeaux lents
Comme zoizeaux bleus
Pourquoi que je vis
Parce que c’est joli

§

Perché vivo
Perché vivo
Per la gamba gialla
D’una donna bionda
Appoggiata al muro
In pieno sole
Per la vela gonfia
Di un battello del porto
Per l’ombra delle tende
Il caffè ghiacciato
Che si beve con la cannuccia
Per toccare la sabbia
Vedere il fondo dell’acqua
Che diventa così azzurro
Che discende tanto in basso
Con i pesci
I calmi pesci
Pascolanti sul fondo
Che si librano sopra
I capelli delle alghe
Come uccelli lenti
Come uccelli azzurri
Perché vivo
Perché è bello.

BORIS VIAN

Published in: on aprile 10, 2016 at 07:02  Lascia un commento  

La paura

La paura è un asinello ai giardini

è l’uomo che invita mia madre

a farmi salire.

E’ il cane che mi ruba la merenda

ai gradini dell’infanzia,

pane e cortile, burro e derisione.

Paura sono le galline feroci

dal becco che offende.

Solo il leone è mite nella gabbia pietosa.

Qualcuno mi tiene per mano

mentre m’intono dileggi.

Quando è stato allora che alzai gli occhi

per farli asciutti?

Ho guardato verso l’alto

ed ebbi un vaticinio in regalo:

un illogico volo di ippopotami

spigliati e leggeri.

 

Anna Zucchini

Published in: on aprile 10, 2016 at 06:57  Comments (4)