Delirio di potenza

Non si pone limiti all’arroganza

chi bivacca nei posti di potere.

Nessuno scandalo gli fa temere

guai, tanto è forte la tracotanza.

 

Decide, comanda, marcia ad oltranza.

Sfida dei suoi e del popolo il parere

certo che si continuerà a tacere

e non si cura della lontananza.

 

Chi del potere soggiace all’ebbrezza

finisce presto per pagarne il fio:

la storia insegna, è una certezza.

 

Ne abbiamo avuti d’inviati da Dio

e sono atterrati nella monnezza.

Risultato? Alla sbornia addio.

 

Umberto Marinello

Published in: on aprile 16, 2016 at 07:47  Comments (4)  

Dolce, mia dolce bicocca

Strumenti di lavoro abbandonati,
verde tripudio folto tutt’ intorno,
ruscello che serpeggia ininterrotto
non lontano alla sequèla di case.

Case vecchie, bicòcche sgangherate.
Dolce rifugio nella notte nera.
Dolce rifugio della notte vuota,
dolce rifugio per chi invano spera.

E il mondo scorre, come ci palésa
fosco il paesaggio di chi invano pensa,
gaio il ricordo di chi ottenne troppo,
bello il presente di chi ottiene tutto:
vano rigetto di chi, con somma forza,
non vòl morire . . .

Paolo Santangelo

Published in: on aprile 16, 2016 at 07:05  Comments (1)  

Oggi mi dimentica

Mi sfugge,
silenzioso e discreto,
nell’ora di massima gioia
alle prese con il distillare
grumi di stella che ho tra le mani.

Mi invidia,
é quasi estasiato
da ‘sì tanto eccellente colore
che invade il mio viso e la vita
allorquando ho un battito d’ali.

E tuttavia
lui s’allontana dubbioso
al pensiero di presto tornare
per riprendermi tra le sue braccia
e vedere di me cosa fare.

Oggi mi dimentica, il futuro.

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 16, 2016 at 07:01  Comments (1)  

In memoria

(di un amico e, un tempo, collega di lavoro)

Mio caro amico or navighi nell’oltre,
là indagherai sentieri sconosciuti.
Noi qui restiamo sconsolati e muti,
con gran ricordi a confortante coltre.

Lieve ti sia la terra che ti copre,
come fu lieve la tua vita franca.
Avevi stile e quello già mi manca
e un vel di pianto gli occhi mi ricopre.

Oggi qui con affetto ti saluto,
un dì, da te, attendo il benvenuto.

Piero Colonna Romano

Published in: on aprile 16, 2016 at 06:54  Comments (8)  

Lungo l’Affrico (nella sera di giugno dopo la pioggia)

.
Grazia del ciel, come soavemente
ti miri ne la terra abbeverata,
anima fatta bella dal suo pianto!
O in mille e mille specchi sorridente
grazia, che da la nuvola sei nata
come la voluttà nasce dal pianto,
musica nel mio canto
ora t’effondi, che non è fugace,
per me trasfigurata in alta pace
a chi l’ascolti.
Nascente Luna, in cielo esigua come
il sopracciglio de la giovinetta
e la midolla de la nova canna,
sì che il più lieve ramo ti nasconde
e l’occhio mio, se ti smarrisce, a pena
ti ritrova, pe ‘l sogno che l’appanna,
Luna, il rio che s’avvalla
senza parola erboso anche ti vide;
e per ogni fil d’erba ti sorride,
solo a te sola.
O nere e bianche rondini, tra notte
e alba, tra vespro e notte, o bianche e nere
ospiti lungo l’Affrico notturno!
Volan elle sì basso che la molle
erba sfioran coi petti, e dal piacere
il loro volo sembra fatto azzurro.
Sopra non ha sussurro
l’arbore grande, se ben trema sempre.
Non tesse il volo intorno a le mie tempie
fresche ghirlande?
E non promette ogni lor breve grido
un ben che forse il cuore ignora e forse
indovina se udendo ne trasale?
S’attardan quasi immemori del nido,
e sul margine dove son trascorse
par si prolunghi il fremito dell’ale.
Tutta la terra pare
argilla offerta all’opera d’amore,
un nunzio il grido, e il vespero che muore
un’alba certa.
.
GABRIELE D’ANNUNZIO
Published in: on aprile 16, 2016 at 06:51  Comments (1)