Dolce, mia dolce bicocca

Strumenti di lavoro abbandonati,
verde tripudio folto tutt’ intorno,
ruscello che serpeggia ininterrotto
non lontano alla sequèla di case.

Case vecchie, bicòcche sgangherate.
Dolce rifugio nella notte nera.
Dolce rifugio della notte vuota,
dolce rifugio per chi invano spera.

E il mondo scorre, come ci palésa
fosco il paesaggio di chi invano pensa,
gaio il ricordo di chi ottenne troppo,
bello il presente di chi ottiene tutto:
vano rigetto di chi, con somma forza,
non vòl morire . . .

Paolo Santangelo

Published in: on aprile 16, 2016 at 07:05  Comments (1)  

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  1. Quanta profondità nei tuoi versi Paolo e quella chiusa…
    .ciao
    Tinti


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