Il cardellino malato

Gonfio come una palla di cotone,
tremante e con gli occhini chiusi
t’abbiamo trovato stamattina
vicino all’armadietto sul balcone.
Il panetto del burro era vicino,
il riso anche e le briciole di pane
che spargiamo in giro nel giardino.
Certamente da molto comprendevi
dell’amore e delle tante cure
che noi si riservava alla tua specie
ed un rifugio al sicuro hai tu cercato
stamani, quando sfinito da noi ti sei fermato.
Non avevi più forza, forse il gran freddo
aveva indebolito la tua fibra.
Respiravi a fatica, paura non avevi,
a stento ti muovevi in mezzo ai piedi.
Hai cercato di beccare appena il burro,
ma un altro cardellino t’ha scacciato,
che la legge dura di natura
nulla capisce e poco intenerisce.
T’abbiam raccolto ed in casa collocato
in un giaciglio con riso, burro ed acqua
al caldo tepor d’un radiatore.
E dopo un’ora sembravi migliorato
e dormivi tranquillo
con la piccola testa sotto l’ala.
T’abbiamo solo lasciato per un giorno
sicuri di poterti l’indomani
lasciarti libero sui rami di volare
insieme alla compagna tua
che ti chiamava
sulla finestra fischiando tristemente.
Ma a sera, appena in casa rientrato,
disteso e freddo t’abbiamo ritrovato
che già t’aveva la vita abbandonato
e mai più sui rami avresti saltellato.
Mi resta adesso questa pena in cuore
d’una vita che ancor s’è consumata,
ma son certo che quel nostro amore,
che alla lenta agonia s’è accompagnato
la morte tua senz’altro avrà addolcito.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on aprile 24, 2016 at 07:34  Lascia un commento  

Amor costante al di là della morte

AMOR CONSTANTE MÁS ALLÁ DE LA MUERTE

Cerrar podrá mis ojos la postrera
sombra, que me llevaré el blanco día;
y podrá desatar esta alma mía
hora, a su afán ansioso linsojera;

mas no de esotra parte en la ribera
dejará la memoria en donde ardía;
nadar sabe mi llama la agua fría,
y perder el respeto a ley severa:

Alma a quien todo un Dios prisión ha sido,
venas que humor a tanto fuego han dado,
medulas que han gloriosamente ardido,

su cuerpo dejarán, no su cuidado;
serán ceniza, mas tendrán sentido.
Polvo serán, mas polvo enamorado.

§

Gli occhi miei potrà chiudere l’estrema
ombra che a me verrà col bianco giorno;
e l’anima slegar dal suo soggiorno
un’ora, dei miei affanni più sollecita,

ma non da questa parte della sponda
lascerà la memoria dove ardeva:
nuotar sa la mia fiamma in gelida onda
e andar contro la legge più severa.

Un’anima che ha avuto un dio per carcere,
vene che a tanto fuoco han dato umore,
midollo che è gloriosamente arso,

il corpo lasceranno, non l’ardore;
anche in cenere, avranno un sentimento;
saran terra, ma terra innamorata.

FRANCISCO DE QUEVEDO Y VILLEGAS

Published in: on aprile 24, 2016 at 07:34  Lascia un commento  

Notte di stelle

Le ultime righe d’inchiostro
un’impronta di luna

sulla curva indefinita delle tue labbra
qualche perla ha posato la notte

-tienimi contro-

un assolo di stelle
il crepitio nel buio

-tienimi dentro-
la notte si scioglie in queste nostre mani.

astrofelia franca donà

Published in: on aprile 24, 2016 at 07:31  Comments (1)  

Uno strusciar di gonna…

Già allo strusciare (un tempo) d’una gonna,
s’andava a risvegliar quel meccanismo…
E in bocca salivava…l’appetismo
per le bontà del corpo d’una donna.

Uguale a quando si è nel dormiveglia,
che sogno più non è, e non è realtà…
Un limbo di piacevole beltà
all’ovattato suono d’una sveglia.

Da un senso a un altro: udito…tatto…gusto…
Un susseguir, cui il via aveva dato
un delicato suono…un soffio…un fiato…
E adesso…inetto, par, senza trambusto!

Sensualità, che ingresso era all’amore,
in vulgata mediatica è cambiata
col selfy su you tube scaricata
vestita d’artificio e disonore.

Armando Bettozzi

Published in: on aprile 24, 2016 at 07:21  Lascia un commento  

Il rudere

.
Mi aspettavi
vecchio cadente
seduto
sulle pietraie
di antiche solitudini.
Una sciarpa
di rovi
ti avvolgeva
il collo
e sulle spalle
ricurve
la lucertola
mostrava
verdi movenze.
Primavera
ti spargeva
viole
alle caviglie
e narcisi infilava
nel taschino
scrostato
del panciotto.
Cantava il cuculo
in odore
di selva
e bianche
infiorescenze d’olivi.
Venni
ad abbracciarti
fra intrichi d’ortiche
e nel tuo antro
di un tempo
svanito
una nidiata
di rondinotti
mi cinguettò negli occhi.
.
Graziella Cappelli
Published in: on aprile 24, 2016 at 07:13  Comments (7)