Io sono un matto

Io sono un matto
che ancora riesce ad amare
in questo mondo pieno di sterco.
Riesco ad amare giovani e donne antiquate
ed il mio amore, io, lo regalo in gran quantità,
ancora ci credo,
nonostante l’età.
E’ difficile dare l’amore,
oggi,
solo in pochi ne sono convinti
che esista davvero.
Le giovani lo prendono a volo,
ne apprezzano il dolce sapore,
lo gustano tutto;
ma sanno fin dall’inizio
che il volo avrà una breve durata.
Le donne attempate,
invece,
diffidano e pensano subito al sesso,
ad un aggancio voluto e pensato
solo in funzione d’un rapporto carnale,
emotivo, un po’ passionale.
Indugiano, suppongono, indagano,
ed alla fine l’amore sfiorisce,
si strema, finisce.
Ma io continuo ad insistere,
mi ostino a sperare
che un raggio di luce possa ancora brillare
nei cuori
e un fiore di nuovo fare sbocciare.
E, forse, per questo,
di fatto,
nessuno mi crede,
mi scambiano tutti per matto.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on maggio 4, 2016 at 07:15  Comments (5)  

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5 commentiLascia un commento

  1. Grazie, caro Massimo, è una vecchia poesia sempre attuale. Ti passo questo linck. Ho raccolto un’altro premio, una menzione della critica alla mia poesia “La siringa nel braccio” scritta sulla spinta delle emotività di un fatto di cronaca realmente accaduto a Torino qualche anno indietro. I premiati sono stati pochissimi quindi un buon piazzamento. Ci tengo a sottolineare che non partecipo ai bandi “in serie”. L’anno scorso ho partecipato a tre bandi. Risutato un primo premio a Taranto ed un terzo premio a Firenze. Zero nelle Marche dove avevo mandato tre liriche pregevoli convinto che il “critico letterario” che organizzava ne avesse gradito almeno una. Zero/zero. Le poesie erano davvero belle e perfette metricamente. Non so cosa cercasse quel tipo e non ho neppure potuto verificare i risutati perché del bando non c’era traccia in rete ne dei premiati e neppure delle loro opere. Quest’anno ho partecipato a questo Bando di Torino e, sinceramente, conoscendo la qualità del Centro (che collabora con l’università di Torino e negli anni ’80 anch’io avevo partecipato ad un seminario di 10 lezioni sulla Comunità Europea) non pensavo di riuscire ad infilarci una mia poesia in finale. Ed invece mi sono ricreduto. Ce l’ho fatta ed i concorrenti erano tantissimi. Comunque ti mando il pezzo così ne puoi dare notizia. Un abbraccio e grazie delle tue azzeccate scelte sulle mie poesie che pubblichi. Armando

  2. Vedi Armando, le poesie volano da sole, non c’è bisogno che vincano o si piazzino a consorsi, come non apprezzo che uno si autocompiaccia pubblicamente di un suo risultato.
    Ma questa è solo una mio opinabile e personale parere, ciò non toglie che ti faccia i miei complimenti.
    Alberto B.

    • Fra l’altro non mi trovi concorde circa il pensiero espresso sulle donne attempate, a mio parere non è così!
      Alberto B.

  3. Caro Armando
    Meglio non generalizzare
    Molte donne attempate come me in pensione dopo una vita di lavoro e magari sole frequentano assiduamente uni 3, mostre e musei, allevano amorevolmente nipoti, cucinano piatti da tavola, viaggiano, leggono, scrivono..amano
    Ciao
    Tinti

  4. I poeti scrivono sulla scorta delle proprie emozioni. Se dovessero mettere al vaglio i propri pensieri e mediarli con le emozioni e le indicazioni altrui non scriverebbero più poesie, ma qualcosa altro che con la poesia non ha nulla da spartire. Le poesie sono personali e non collettive, sono soggettive e non oggettive. Qualcuno scontenti sempre e qualcun altro accontenti. Ed io accetto consigli solo sulla forma (quand scrivo in metrica) ma non sui contenuti. Sulle mie emozioni o vi ritrovate oppure mi dispiace non leggetele. Ma sarà difficile che per accontantre qualcuno scriva una poesia “mediata”!


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