Todo modo

Carino questo modo di rispondere col verso

una forma sublimale per quel ch’è di traverso;

mi sembra di tornare a quel cappa e spada

che infila bene dentro quel gladio, quella daga.

 

Ma credo più corretto senz’altro è il fioretto

per scoccar colpi ben dentro al nostro petto.

Che non sian mai ferali ma sempre esemplari

perché dai cuor rinasca ancora per quei mari

 

quel nostro navigar in queste acque azzurre

che a volte sono chete ed altre tempestose

di certo come tutte son fatte delle cose

che mutano, cambiano l’umano concepire.    

Forse il censurare ci porta a elucubrare

un verso, una rima che esce per diletto.

Il nodo viene sciolto in modo più perfetto

si riempiono quei fogli, stanno ad aspettare.

 

Il Passero

Published in: on maggio 5, 2016 at 07:42  Comments (9)  

La ballata del Michè

Michè

Quando hanno aperto la cella
era già tardi perché
con una corda al collo
freddo pendeva Miché

tutte le volte che un gallo
sento cantar penserò
a quella notte in prigione
quando Miché s’impiccò

stanotte Miché
s’è impiccato a un chiodo perché
non poteva restare vent’anni in prigione
lontano da te

io so che Miché
ha voluto morire perché
ti restasse il ricordo del bene profondo
che aveva per te

se pure Miché
non ti ha scritto spiegando perché
se n’è andato dal mondo tu sai che l’ha fatto
soltanto per te

vent’anni gli avevano dato
la corte decise così
perché un giorno aveva ammazzato
chi voleva rubargli Marì

l’avevan perciò condannato
vent’anni in prigione a marcir
però adesso che lui s’è impiccato
la porta gli devono aprir

nel buio Michè
se n’è andato sapendo che a te
non poteva mai dire che aveva ammazzato
perchè amava te

domani alle tre
nella fossa comune cadrà
senza il prete e la messa perché d’un suicida
non hanno pietà

domani Miché
nella terra bagnata sarà
e qualcuno una croce col nome la data
su lui pianterà
e qualcuno una croce col nome e la data
su lui pianterà

FABRIZIO DE ANDRÉ

 

Published in: on maggio 5, 2016 at 07:27  Comments (3)  

Diario breve di giorni lunghi

Diario
.
Una barca in disarmo,
i remi incrociati
in una distesa di acque agitate,
e non solo di mare,
quel mare dove quella barca è nata
tra alberi secolari, filari di mirto
e pareti di fichi d’india
a contrastare venti improvvisi
quasi sempre benevoli.

Bambino felice in una terra madre
sdraiata in coccole d’amore
e stralci di vita vera,
umile testimone di gioie naturali
arroccate per sentieri impervi
ma puliti dal fango della nuova civiltà,
ancora lontana.

Bambino con altri bambini,
ignari come tutti del loro destino
creato dall’ondeggiar di nubi dietro al monte
o dal sibilar di sirene di una guerra
ormai arrivata alla sua fine.

Boati d’allegria nell’aie colme di spighe di grano,
come a correr tra le viti pregne di grappoli d’uva
pronta per il suo nettare di quelle semi-botti
dove noi avremmo voluto tuffarci.

E la vita, quella vita, è rimasta lì,
indimenticabile dono, offerto dalla natura
al riparo da tutte le memorie
anche da quelle defunte che ne furono baluardo.
Un compleanno, un ricordo
per tanti anni e non sono pochi,
anche se vissuti come il tempo ha voluto,
senza drammi e dolori se non quelli naturali,
di una vita già andata oltre il suo fiume,
mentre altre, timide, s’affacciavano al suo proscenio.

E nel muro di cinta, fatto di pensieri sbriciolati,
ora si arrampicano ricordi ed emozioni,
sentimenti a volte sbattuti come ciottoli
nella risacca notturna dove la luna
li confonde e li rende anonimi
negli spazi dell’infinito.

E con quella armatura, creata per combattere,
quella barca ora è in disarmo,
non ha più legni e chiodi per resistere.
Ha solo una stiva, consunta e debole,
dove ancora si poseranno carezze
che allevieranno tempeste, 
e cristalli di neve che si trasformeranno poi
in mulinelli d’amore e di speranza.

.
Gavino Puggioni
Published in: on maggio 5, 2016 at 07:25  Comments (3)  

Assenza

Dal balcone ti guardano ammutolite

le foglie rattristate delle rose e l’erba

non più verde delle ortensie che

attendevano un abbraccio. Il tuo ristoro.

Il vuoto che ho dentro è un’eco micidiale

che ritorna a mani piene di ricordi, di

profumi e di parole che rotolano su se

stesse e canticchiandoti spaccano le ossa!

Sono il volo acerbo di una libertà che soffoca

e trasfigura. – Ti amo tanto – nel Cielo incidono

dal mattino tra i soffi i cardellini. – Mi

manchi – è l’unica parola che scrive il giorno

nella Luce che rabbuiandomi t’appartiene.

 

Lady Rose

Published in: on maggio 5, 2016 at 07:24  Comments (5)