Gli eroi

Io dell’arena di Lorca non sapevo
né di quell’isola negra ed altri mondi.
Per me gli eroi tenevano il passo di mio padre
la sera all’Osteria che cantava le romanze.
Qualcuno gli pagava un bicchiere e lui attaccava.
La musica sostava nell’aria e nei polmoni
non c’era orchestra, neanche un violino
c’era il fumo, le fregole dei tanti venuti a cacciar via
il mal di mare delle corriere e delle donne
le segretarie che mai la davano.
E anche io
la mia gazzosa in pieno d’ inverno, un tavolino
lontano dalle grida volgari e dai dispetti
di mettermi le mani sul viso e dire
– gnaro
stai diventando grande e più bello.
Via da tutto
intento solo a cogliere il fremito di voce
le rose rosse dei tanti amori, e poi gli acuti;
quell’attimo che tutte le porte erano niente
e nel paese usciva il curato a benedire
quei peccatori mano alla patta, ricchi solo
di ore straordinarie al lavoro, e vino sfuso.

Massimo Botturi

Published in: on maggio 8, 2016 at 06:50  Comments (3)  

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3 commentiLascia un commento

  1. Bella, spaccato di un mondo che è stato… Piera

  2. Ruvida e senza tempo, complimenti.
    Simone

    • Si senza tempo perché granfe poesia! Grazie massimo
      Tinti


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