Ostriche

OYSTERS

Oysters we ate,
sweet blue babies,
twelve eyes looked up at me,
running with lemon and Tabasco.
I was afraid to eat this father-food
and Father laughed and
drank down his martini,
clear as tears.
It was a soft medicine
that came from the sea into my mouth,
moist and plump.
I swallowed.
It went down like a large pudding.
Then I ate one o’clock and two o’clock.
Then I laughed and then we laughed
and let me take note —
there was a death,
the death of childhood
there at the Union Oyster House
for I was fifteen
and eating oysters
and the child was defeated.
The woman won.

§

Ostriche mangiammo
dolci bellezze blu,
dodici occhi mi guardavano dal piatto,
asperse di limone e di tabasco.
Avevo paura di mangiare questo padre-cibo
e il Padre rise
e tracannò un Martini
trasparente come lacrime.
Era un farmaco soave
che dal mare veniva alla mia bocca
molle e grassoccio.
Lo ingoiavo.
Andava giú come un gran budino.
L’ho mangiato all’una in punto.
L’ho mangiato alle due in punto.
E poi ho riso, abbiamo riso allora
e − fammelo scrivere −
c’è stata una morte,
la morte dell’infanzia
là, alla Casa dell’Ostrica
avevo quindici anni
e mangiavo le ostriche.
Una bambina sconfitta:
la donna aveva vinto.

ANNE SEXTON

Published in: on maggio 10, 2016 at 06:51  Lascia un commento  

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