Briciolo di vita

Ho riconquistato un briciolo di vita,
l’avevo da tempo proprio lì, tra le mie dita,
ma occhi dal pianto offuscati
di vederlo mi impedivano.

Son piccolo, lo so,
ma da quando sei nata esisto.
Perché mi hai perso di vista?

Lo posi delicatamente tra le labbra.
E sentii il gusto della vita.

Sandra Greggio

Published in: on maggio 19, 2016 at 07:41  Comments (7)  

Quando

Tu dimmi quando, quando
dove sono i tuoi occhi e la tua bocca
forse in Africa che importa.

Tu dimmi quando, quando
dove sono le tue mani ed il tuo naso
verso un giorno disperato
ma io ho sete
ho sete ancora.

Tu dimmi quando, quando
non guardarmi adesso amore
sono stanco
perché penso al futuro.
Tu dimmi quando, quando
siamo angeli
che cercano un sorriso
non nascondere il tuo viso
perché ho sete, ho sete ancora.

E vivrò, sì vivrò
tutto il giorno per vederti andar via
fra i ricordi e questa strana pazzia
e il paradiso, forse esiste
chi vuole un figlio non insiste.

Tu dimmi quando, quando
ho bisogno di te almeno un’ora
per dirti che ti amo ancora.

Tu dimmi quando, quando
lo sai che non ti avrò e sul tuo viso
sta per nascere un sorriso
ed io ho sete, ho sete ancora.

E vivrò, sì vivrò
tutto il giorno per vederti andare via
fra i ricordi e questa strana pazzia
e il paradiso, forse esiste
chi vuole un figlio non insiste.

lo sai che non ti avrò e sul tuo viso
sta per nascere un sorriso
ed io ho sete, ho sete ancora.
Tu dimmi quando, quando

PINO DANIELE

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Published in: on maggio 19, 2016 at 07:39  Comments (2)  

Mirò

Colori principali

blu il cielo dei sogni

giallo speranza di vita

rosso il sangue di un popolo

e la tela si tinge

di rabbia e speranza

rifugge la guerra

rinnega il dramma

esalta il sogno

il collage e lo scolo

del nero profondo

tutto s’ammira

e sconvolge

 

Maristella Angeli

Published in: on maggio 19, 2016 at 07:30  Comments (6)  

Figlio

Ogni giorno basti la sua pena, dice il Saggio.

Chi è addetto però, spesso ne perde la misura.

 

“Compatisci

questo ferro che ti raschia

e non so dire:

Sentire, *

non dal sangue o dal destino,

reciso il suo respiro

donare ancora Appartenenza.”

 

Il dolore è uno per ognuno e non lo pesi

non sa spartire il suo patire e resta intero.

 

Di nuovo sono all’acqua calda ma, questa brucia.

 

Giampietro Calotti C.

*vivere giorni da padre scaduto

Published in: on maggio 19, 2016 at 07:19  Comments (4)  

Celeste

Celeste era la vena da santa di mia zia
celesti le sue mani di legno, il fosso, là
dove sbatteva uomini e lino, figli e buoi
celesti per le mosche del grano.
Un po’ sul blu, le sei di pomeriggio in aprile.
Un po’ chissà
le tre della mattina che chiusa stava su
a bersi un sonno mandorle e baffi.
Di poesia, ce n’era mica tanta, Celeste però si
veniva con la bici e metteva l’allegria
insieme a mille lire sul tavolo. Mia zia
vendeva uova calde e bestemmie, liturgie
di cose fatte a mano e sudate. Si, allegria
Celeste la spandeva in cortile e dentro me
col riso sulla bocca di quelle di città
i denti come barche a ponente, laghi blu
i suoi occhi sul manubrio che governava un po’.
Celeste era il berretto di zio, la Citroen
le marce da moschetto, e la nafta dentro il box.
Celesti le sottane alle suore, in terital
un ordine moderno per via di siccità.
Celesti anche i grembiuli al lavoro di Ferial
veniva da Alessandria d’Egitto, dall’idea
che qui potesse crescere meglio i figli suoi.
Celeste è il fiorellino di prato di noi due
il vento che si specchia nei treni, l’ora tua
che chiusa dentro il bagno fai tardi, e vieni giù
soltanto quando tutta la donna è sveglia in te.

Massimo Botturi

Published in: on maggio 19, 2016 at 07:15  Comments (3)