A mio nonno

Capparella

Quando vennero le radiose
giornate del maggio
tua figlia aveva quattro anni
e tua moglie piangeva.
Quanto a te, non avevi paura
ma di fare l’eroe
non ti passava per l’anticamera.
Per te la guerra era soltanto
frumento calpestato.
E ti lasciarono nella tua officina
a costruire baionette e mortai.
Ma non sembravi fiero di mostrare
al braccio il tricolore.

E Matteotti ucciso ti scagliò
nella città notturna come un evaso,
protetto solo dalla capparella.
E non vedevi nemmeno
le luci dei lampioni
offuscato com’eri
da quel gran morto in cuore.

C’incontrammo a Cattolica per caso…
eravamo quasi due sconosciuti.
Quanto tempo!
Vecchie donnette… spaccio tabaccaio…
un solo gelataio.
Ma dov’eri finito?
Deserta calma… strana
pace… strana tranquillità.
Ma quando il mattino dissipò
i vapori del sogno
il ricordo era lì,
marchi a fuoco di eternità.

Patrizia Tomba

Published in: on giugno 17, 2016 at 07:17  Lascia un commento  

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