Il giorno ti saluta

in un manto nero
poi grigio diventa
fino a mostrare
un sorriso bianco
con sfumature
azzurro cenere
dall’alba saluta
il mattino inno
soffuso sbircia
le tacite finestre
un cenno viene
dal volo felpato
di tordo passato
desta al giorno
l’anima scorta
più sicura si leva
occhi già aperti
allontanavano
sogni della notte
attendevano
venisse l’istante
pronti a schiudere
il mistero di giorno…

Antonietta Ursitti

Published in: on settembre 3, 2016 at 07:34  Comments (2)  

L’ultimo infermiere

Ricordo
a tratti
ciò che l’ uomo
disse,
quasi
a vantarsi:
” . . . tutto,
le mettiamo
tutto … sinanche
la biancheria
intima,
maglietta,
calze, scarpe,
mutandina
di seta. “
E’ rimasta
così come
l’ han posta…
distesa,
mutante
(tra i mutanti),
con una
gamba
lievemente
tesa
verso destra.
A distanza
di un anno
il vento.
Un vento
forte
a un tratto,
battendomi
il cappello,
caduto,
ha sibilato:
” il piede
mosso
s’ è ancora,
verso destra:
un téndine
ha ceduto.”

Paolo Santangelo

Published in: on settembre 3, 2016 at 07:20  Comments (1)  

Ancora Pietroburgo

Negli orecchi i frantumi di un accaldato ballo
e dal Nord – più canuta della neve – una nebbia
dal volto di cannibale assetato di sangue
masticava gli insipidi passanti.

Le ore incombevano come un volgare insulto,
incombono le cinque e sono poi, le sei.

Ci sta a guardare dal cielo una canaglia
maestosamente come un Lev Tolstoi.
 .
VLADIMIR VLADIMIROVIČ MAJAKOVSKIJ
Published in: on settembre 3, 2016 at 07:14  Comments (1)  

Lamento per Aleppo (Cronache 7)

La pace in quel pomeriggio di dicembre

mentre salivo la ripida scala dell’Hotel Baron

uscito dal tempo. Silenzio nelle stanze.

 

Dal suo ritratto si fa avanti Lawrence d’Arabia

ha riposato, ora è pronto a inseguire

i suoi grandiosi sogni, la fama e la gloria

a diventare mito

mentre nella stanza accanto serenamente

Agatha Christie scrive di delitti

in un mondo di buoni e cattivi

dove la giustizia trionfa

e Lindberg si chiude nella sua stanza

solo, in un aspro silenzio.

 

C’era un silenzio polveroso quel pomeriggio

di dicembre e nell’aria il colore seppiato

di un luogo in cui la storia si faceva ogni giorno.

 

Ora nessuno scenderà più all’Hotel Baron

la memoria che da sempre riposava

nelle sue stanze, affonderà nel tempo buio.

 

Il cielo brucia e nelle strade corrono i lupi

li segue la morte che entra e esce

da ogni casa, entra ed esce.

nero è il sole che si alza ogni mattina

rovine su rovine la città

 

Il ponte, Adonis, che hai costruito sta franando

e lo splendore dei giorni riposa

nelle stanze remote dei ricordi e della nostalgia.

 

Rosalba Casetti

Published in: on settembre 3, 2016 at 07:10  Comments (2)  

Un appunto

Scrivo un appunto in fondo
al diario,
ultima pagina, “ricordati di chiudere la finestra
aperta al mondo che ti amato
che ti ha odiato
che ti ha accolto e poi
per sempre respinto al confino delle terre,
ma…
ultima ragione di vita, ricordati di amare il tuo rosso
tramonto sul campo di grano,
di respirare la tua alba di splendore sorgere
oltre ogni sogno dell’ultima notte…
e grida a chi non t’ha ascoltato, io ho amato!”
poi…chiudi la finestra.

Enrico Tartagni

Published in: on settembre 3, 2016 at 07:01  Lascia un commento