I tuoi baci che distribuiscono munizioni

Un giorno scopriremo cosa sono i moduli lunari,
o come fanno gli acrobati nei loro vestiti dinamici a far sorridere tutti…proprio tutti…

davanti le insegne dei “compriamo oro”
pochi denti, ed un centinaio di braccia bucate
in delirio…

le farfalle sono deliziose solo quando perdono le ali,
le farfalle sono solo un ricordo
o nei migliori dei casi un oggetto per segnare i libri…

questa città è un marciapiede,
questa città occidentale è solo un marciapiede…

mia madre è un dipinto,
mi ha lasciato sul tavolo della cucina la licenza di terza elementare
ed un barattolo segreto di farfalle parlanti:
dicono che ci saranno lunghi giorni di pioggia
ma se saprò attendere, forse, potrò rivedere le stelle…

esprimere desideri nei vecchi locali abbandonati,
la linea dei binari morti come la linea delle tue labbra
la linea dei binari morti come la linea dei tuoi baci
                                                                         che distribuiscono munizioni…

Massimo Pastore

Published in: on settembre 6, 2016 at 20:17  Lascia un commento  

Godzilla in Messico

GODZILLA EN MÉXICO

Atiende esto, hijo mío: las bombas caían
sobre la Ciudad de México
pero nadie se daba cuenta.
El aire llevó el veneno a través
de las calles y las ventanas abiertas.
Tú acababas de comer y veías en la tele
los dibujos animados.
Yo leía en la habitación de al lado
cuando supe que íbamos a morir.
Pese al mareo y las náuseas me arrastré
hasta el comedor y te encontré en el suelo.
Nos abrazamos. Me preguntaste qué pasaba
y yo no dije que estábamos en el programa de la muerte
sino que íbamos a iniciar un viaje,
uno más, juntos, y que no tuvieras miedo.
Al marcharse, la muerte ni siquiera
nos cerró los ojos.
¿Qué somos?, me preguntaste una semana o un año después,
¿hormigas, abejas, cifras equivocadas
en la gran sopa podrida del azar?
Somos seres humanos, hijo mío, casi pájaros,
héroes públicos y secretos.

§

Ascolta questo, figlio mio: le bombe cadevano
su Città del Messico
ma nessuno se ne rendeva conto.
L’aria portò il veleno attraverso
le strade e le finestre aperte.
Tu avevi appena mangiato e vedevi alla tele
i cartoni animati.
Stavo leggendo nella stanza accanto
quando seppi che andavamo a morire.
Nonostante il malessere e la nausea strisciai
fino alla sala da pranzo e ti trovai sul pavimento.
Ci abbracciamo. Mi domandasti cosa accadeva
e non dissi che stavamo nel programma funebre
ma che stavamo iniziando un viaggio,
uno nuovo, insieme, e di non avere paura.
Andando via, nemmeno la morte
ci chiuse gli occhi.
Che cosa siamo?, mi domandasti una settimana o un anno dopo,
formiche, api, cifre sbagliate
nella gran zuppa putrefatta del caso?
Siamo esseri umani, figlio mio, quasi uccelli,
eroi pubblici e segreti.

ROBERTO BOLAÑO ÁVALOS

Published in: on settembre 6, 2016 at 07:48  Lascia un commento  

Cuore di vetro

Continui a giocare con le parole,
crudelmente incidi sulla pelle
pensieri e giudizi
che non capisco
indeterminati,
ambigui.
Giochi con le parole,
come sempre,
e non capisci che la mia vita,
oh la mia povera vita,
è arrivata alla fine del sentiero.
Al di là vi è il baratro,
il silenzio della notte,
la pace che disperatamente ho sempre cercato.
Avete giocato tutti con la mia vita,
avete sfruttato i miei sentimenti,
illuso i miei sogni,
usato parole dolci per ingannarmi,
per attrarmi con l’inganno
come i falsi richiami dei cacciatori
per attirare le allodole
e catturare la loro anima.
Ed io ci sono cascato
ho risposto al richiamo
ed i vostri fucili hanno spezzato il mio cuore.
Ferito ho riparato sugli alberi,
abbracciato dalle foglie che mi hanno nascosto,
ho sperato che il tempo si fermasse
che il sangue smettesse di scorrere.
Ma ormai è tardi:
le mie ferite sanguinano sempre più,
la vita se ne va ed un altr’anno è passato
senza neppure un tuo sorriso.
Io penso di essere forte,
supero da solo tutte le difficoltà,
sopravvivo anche senza una parola amica,
senza più la sua voce che mi sussurra:”T’amo”!
Ma il mio cuore è di vetro,
ormai,
basta un alito di vento
e si frantumerà a pezzetti.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on settembre 6, 2016 at 07:16  Comments (2)  

Fatica d’amore

Imparare la fatica di ogni amore
Reso possibile
Da uno scambio di sguardi
Da silenzi invadenti
Come sonno arretrato.
Si fatica ad amare.
Continuando ad aspettare
Un prossimo più degno
Che ci somigli fino al punto
Di evitare ogni possibile incontro
Perché è fatica l’incontro
E lo scontro.
È fatica l’amore
Più dell’odio
Di ogni possibile rancore
Più del dare
Senza l’attesa di ricevere
È fatica quasi quanto
Il dolore l’amore.

Maria Attanasio

Published in: on settembre 6, 2016 at 07:11  Comments (4)  

Funzionava così

funzionava così

che prima le briscole poi i tressette

i punteggi un pressappoco e a vantaggio di mio padre

lei che lo sapeva arrabbiata da ridere

i piatti già lavati e la tovaglia nel cassetto

sulla sedia la cartella pronta

dai compiti precisi

e le matite temperate

funzionava così

che il sorriso era simile alla fatica onesta,

arrivava a cose fatte

come il sudore nella canottiera di lana

funzionava così

che non c’era tempo per il gioco

perché le briscole

come la famiglia e il lavoro

sono una cosa seria.

 

Anna Zucchini

Published in: on settembre 6, 2016 at 07:07  Comments (3)  

La festa passata

Il capo chino

ondeggiano appassiti girasoli

nell’aria tremolante

del pomeriggio di fine estate.

Questa strada

persa nel tempo

a due passi dalla città vuota

racconta solitudine, malinconia

e questa stagione

pensata come gioiosa distrazione

dai doveri del mondo

al contrario

spesso mi ricorda

le sensazioni di bambino

che alla domenica sera

cenando davanti ad una televisione

sente il peso nel cuore

della festa ormai passata.

 

Gian Luca Sechi

Published in: on settembre 6, 2016 at 07:00  Comments (1)