Tre ricordi del cielo

TRES RECUERDOS DEL CIELO

Prologo

No habían cumplido años ni la rosa ni el arcángel.
Todo, anterior al balido y al llanto.
Cuando la luz ingboraba todavía
si el mar nacería niño o niña.
Cuando el viento soñaba melenas que peinar
y claveles el fuego que encender y melijjas
y el agua unos labios parados donde beber.
Todo, anterior al cuerpo, al hombre y al tiempo.

Entonces, yo recuerdo que una vez, en el cielo…

Primer recuerdo

Paseaba con un dejo de azucena que piensa
casi de pájaro que sabe ha de nacer
Mirándose sin verse a una luna que le hacía es espejo el sueño
y a un silencio de nieve que le elevaba los pies
A un silencio asomada
Era anterior al arpa, a la lluvia y a las palabras.
No sabía
Blanca alumna del aire
temblaba con las estrellas, con la flor y con los árboles
Su tallo, su verde talle
Con las estrellas mías
que, ignorantes de todo
por cavar lagunas en sus ojos
la ahogaron en dos mares

Y recuerdo…

Nada más…muerta, alejarse.

Segundo recuerdo

También antes,
mucho antes de la rebelión de las sombras
de que al mundo cayeran plumas incendiadas
y un pájaro pudiera ser muerto por un lirio.
Antes, antes de que tu me preguntaras
el numero y el sitio de mi cuerpo.
En la época del alma.
Cuando tú abriste la frente sin corona, del cielo,
la primera dinastía del sueño.
Cuando tú, al mirarme en la nada,
inventaste la primera palabra.

Entonces, nuestro encuentro.

Tercero recuerdo

Aún los valses del cielo no habían desposado al jazmín y la nieve,
ni los aires pensando en la posible música de tus cabellos,
ni decretado el rey que la violeta se enterara en un libro.
No.
Era la era en la que la golondrina viajaba
sin nuestras iniciales en el pico.
En que las campanillas y las enredaderas
morían sin balcones que escalar y estrellas.
La era
en que al hombre de un ave no había flor que apoyara la cabeza.
Entonces, detrás de tu abanico, nuestra luna primera.

§

Prologo

Non aveva la rosa compleanni o l’arcangelo.
Tutto, anteriore al pianto e al belato.
Quando ancora la luce non sapeva
se il mare nascerebbe maschio o femmina.
Quando il vento sognava chiome da pettinare
e garofani il fuoco e gote da infiammare
e l’acqua, delle labbra ferme a cui abbeverarsi.
Tutto, anteriore al corpo, al nome e al tempo.

Allora io ricordo che, una volta, nel cielo…

Primo ricordo   

Passeggiava con l’abbandono di giglio che mediti,
o quasi d’uccello che sappia di dover nascere.
Senza vedersi si guardava in una luna a cui il sogno faceva da specchio,
in un silenzio di neve che le inalzava i passi.
Affacciata a un silenzio.
Era anteriore all’arpa, alle parole, alla pioggia.
Non sapeva.
Bianca alunna dell’aria,
tremava con le stelle, con il fiore e con gli alberi.
Il suo stelo, la verde sua cintura.
Con le mie stelle
che, di tutto ignoranti,
per scavar nei suoi occhi due lagune
lei in due mari annegarono.

E ricordo…

Niente piú: morta, sparire.

Secondo ricordo

Anche prima,
molto prima della rivolta delle ombre,
e che nel mondo cadessero piume incendiate
e un uccello da un giglio potesse essere ucciso.
Prima, prima che tu mi domandassi
il numero ed il sito del mio corpo.
Assai prima del corpo.
Nell’epoca dell’anima.
Quando tu apristi nella fronte non coronata del cielo
la prima dinastia del sogno.
Allorché, contemplandomi nel nulla,
inventasti la prima parola.

Allora, il nostro incontro.

Terzo ricordo

Ancora i valzer del cielo non avevano sposato il gelsomino e la neve
né i venti riflettuto alla possibile musica dei tuoi capelli,
né decretato il re che la violetta si seppellisse in un libro.
No.
Era l’età nella quale viaggiava la rondine
senza le nostre iniziali nel becco.
In cui convolvoli e campanule
morivano senza balconi da scalare né stelle.
L’età
in cui sull’omero d’un uccello non c’era fiore che posasse il capo.

Allora, dietro il tuo ventaglio, la nostra prima luna.

RAFAEL ALBERTI

Published in: on settembre 12, 2016 at 07:38  Comments (1)  

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  1. Questa poesia è stupenda, da leggere e rileggere per ogni volta meglio assaporare.


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