Menzione speciale per Sandro!

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Da fonti bene informate abbiamo avuto la notizia di un ennesimo riconoscimento al talento letterario di un amico del Cantiere! Al nostro Sandro Orlandi è andato infatti il premio speciale della giuria per il romanzo inedito “Il volo del cigno”, nell’ambito della X Edizione del Premio Letterario “Giovane Holden”. La cerimonia di premiazione si è svolta lo scorso 24 settembre presso il Palazzo Ducale di Lucca, alla presenza della qualificatissima giuria presieduta dalla scrittrice Marcella Malfatti. Non staremo qui a ripeterci, ma è doveroso rendere l’ennesimo tributo al nostro Sandro, autore prolifico e versatile che contribuisce a tenere alto il nome del nostro Cantiere! Nel complimentarci nuovamente con l’autore pubblichiamo le motivazioni del premio formulate dalla giuria:

Il volo del cigno di Sandro Orlandi:  “Romanzo di ideali e punti di vista talvolta non allineati dai quali scaturiscono riflessioni importanti. I personaggi sono ben delineati e c’è buona padronanza della scrittura in generale e soprattutto della trama che si snoda tra i tempi delle Brigate Rosse e i giorni nostri.”

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Published in: on settembre 30, 2016 at 18:47  Comments (11)  

Gli alberi me l’hanno detto

Gli alberi me l’hanno detto: corri per far in tempo.
Le notti illuminate dalla luna: corri per far in tempo.
Il mare galoppando: corri per far in tempo,
e tutti si sono affrettati: corri per far in tempo.
I miei piedi non hanno conosciuto da allora riposo
e tutte le strade hanno conosciuto la mia corsa.
I fratelli me l’hanno detto: corri per far in tempo.
Gli amici si sono preoccupati: corri per far in tempo.
E io corro lacrimando, corro sorridendo,
corro amando, dando, dando la mia vita.
Le mie mani tengono pane: corri ad offrirlo,
i miei occhi hanno affetto: corri a donarlo,
le mie dita si sono bruciate: corri ad accarezzare.
E io corro senza posa, corro per far in tempo,
nel caso che qualcuno sia rimasto senza prendere qualcosa.

KRITON ATHANASULIS

Published in: on settembre 30, 2016 at 07:41  Lascia un commento  

Ti parlerò di un bosco sorridente

Ti parlerò di un bosco sorridente
che si trasforma in una magia
dove l’acqua fresca del ruscello
canta il nostro affetto.
Fra gli ombrosi alberi
il suo primo chiarore
filtra leggero come melodia
fra le canne di un organo
e
si moltiplica all’infinito
sulla scenografia del nostro incontro
Fiori colorati ci vestono
e frutti zuccherini ci nutrono
come quel cesto di fragole
maturate al sole della poesia e
raccolte nel silenzio profumate dell’anima

… i nostri nomi
sul libro
ingiallito.

Giovanni De Simone

Published in: on settembre 30, 2016 at 07:19  Comments (7)  

Mamma

Tu sei
un pomeriggio
invernale,
Fuori la neve,
Casa silenziosa,
Lavori sul tavolo
Di cucina in marmo.
Io piccola
ci gioco sotto,
Totalmente in pace,
Non voglio altro
Solo quel silenzio,
Il mio gioco e te.
Mamma angelo
lassù da allora.

Piera Grosso

Published in: on settembre 30, 2016 at 07:08  Comments (4)  

Poetesse arrabbiate

Fulgide essenze le donne

A lievi e decisi passi sortite

Da un’assemblea di fate

In combattenti trasformate

Mascherate da miti sorrisi

Quelle sofferenze appese

Su nodosi rami contorti

Da gravi impietose offese

Cantano di donne violate

Uccise da amori falsati

Bruciate da quei fidanzati

Calpestate, poi annientate.

Cantano, come usignoli

Rinchiusi in dorata gabbia

Invocando libertà e giustizia

Con grida furiose di rabbia.

Cancellato ormai il tempo

Sdolcinato, tra rose e viole

Gli amari versi gridati

Squarciano le loro gole.

Vergognati, lurido verme

Deciso a strappare alla vita

Distrutta, lasciata inerme

Lei, che hai detto d’amare.

Armate di penna e di versi

Agguerrite da energico piglio

A lottare per difender la vita  

Donne non più allo sbaraglio.

Basta con violenze e soprusi

Siate uomini e non animali

Non più soggette ad abusi

Onoratele come fossero altari.      

 

Danila Oppio

Published in: on settembre 30, 2016 at 07:08  Comments (3)  

Settembre

è un timbro alla dogana
le date fanno fede di passaggi
di soste oltreconfine
_le luci si dileguano_ i fantasmi
che furono sue guide
le certezze che giunsero a salvarla
non li ricorda più

c’è solo una campana
che suona con pretese mattutine
in piena notte
_chi suggerisce all’aria ancora vita?_
chi le sottrae gli stipiti di porte
così che per l‘uscita
ha fiori secchi al posto delle chiavi?

le sembra tutto inutile: restare
i desideri al chiodo, anche gli amori
e tutto ciò che chiama
_le lusinghe del tempo gentiluomo_
fissa il silenzio intorno all’abatjour
pensando a un viaggio
senza preavviso

Cristina Bove

Published in: on settembre 30, 2016 at 06:53  Lascia un commento