Il senso del podista

L’amore e la corsa
s’assomigliano al senso del podista
l’amore e la corsa non sempre vengono bene
la corsa qualche volta viene
qualche volta non viene
l’amore regala gioia se viene
l’amore distrugge una vita se se ne va
la corsa dell’atleta è un bene
se ti viene la forza da dentro…
corro nel bosco che non ha paesaggi infelici
come io corro e sono allenato e felice
e la corsa mi viene…
vivo un amore che non capisco
e spezzo il mio cuore privato d’ossigeno…
l’amore e la corsa sono sorelle
le amo ma se esse non m’amano
invano le rincorro sino al tramonto del sole
resterò solo nel buio della notte…

Enrico Tartagni

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Published in: on ottobre 11, 2016 at 07:45  Comments (1)  

Spirito senza nome

ESPÍRITU SIN NOMBRE

Espíritu sin nombre,
indefinible esencia,
yo vivo con la vida
sin formas de la idea.
Yo nado en el vacío,
del sol tiemblo en la hoguera,
palpito entre las sombras
y floto con las nieblas.
Yo soy el fleco de oro
de la lejana estrella,
yo soy de la alta luna
la luz tibia y serena.
Yo soy la ardiente nube
que en el ocaso ondea,
yo soy del astro errante
la luminosa estela.
Yo soy nieve en las cumbres,
soy fuego en las arenas,
azul onda en los mares,
y espuma en las riberas.
En el laúd soy nota,
perfume en la violeta,
fugaz llama en las tumbas
y en las ruinas yedra.
Yo atrueno en el torrente
y silbo en la centella,
y ciego en el relámpago
y rujo en la tormenta.
Yo río en los alcores,
susurro en la alta yerba,
suspiro en la onda pura
y lloro en la hoja seca.
Yo ondulo con los átomos
del humo que se eleva
y al cielo lento sube
en espiral inmensa.
Yo, en los dorados hilos
que los insectos cuelgan,
me mezco entre los árboles
en la ardorosa siesta.
Yo corro tras las ninfas
que en la corriente fresca
del cristalino arroyo
desnudas juguetean.
Yo, en bosque de corales
que alfombran blancas perlas,
persigo en el océano
las náyades ligeras.
Yo, en las cavernas cóncavas
do el sol nunca penetra,
mezclándome a los gnomos,
contemplo sus riquezas.
Yo busco de los siglos
las ya borradas huellas,
y sé de esos imperios
de que ni el nombre queda.
Yo sigo en raudo vértigo
los mundos que voltean,
y mi pupila abarca
la creación entera.
Yo sé de esas regiones
a do un rumor no llega,
y donde informes astros
de vida un soplo esperan.
Yo soy sobre el abismo
el puente que atraviesa,
yo soy la ignota escala
que el cielo une a la tierra.
Yo soy el invisible
anillo que sujeta
el mundo de la forma
al mundo de la idea.
Yo en fin soy ese espíritu,
desconocida esencia,
perfume misterioso
de que es vaso el poeta.
 .
§
.
Spirito senza nome,
indefinibile essenza,
io vivo con la vita
senza forma dell’ idea.
lo nuoto nel vuoto,
col fuoco del sole tremo,
palpito fra le ombre
e con le tenebre ondeggio.Io sono il lembo d’oro
della lontana stella;
io sono dell’ alta luna
luce tiepida e serena.Io sono l’ardente nube
che nell’occaso ondeggia;
io sono dell’astro errante
la luminosa scia.

Io sono neve nelle cime,
sono fuoco nella sabbia,
azzurra onda nei mari
e schiuma nella riviera.

Nel liuto sono nota,
profumo nella violetta, .
fugace fiamma nelle tombe
e nelle rovine edera.

Io canto con la lodola
e con l’ape ronzo,
io imito i rumori
che a notte fonda risuonano.

Io tuono assieme al torrente,
e con il fulmine sibilo,
e acceco con il lampo,
e con la tempesta ruggisco.

Io rido sulle colline
sussurro sull’ alta erba,
sospiro sull’onda pura,
e piango sulla foglia secca.

Io serpeggio con gli atomi
del fumo che si solleva
e al cielo lento sale
in spirale immensa.

Io nella dorata rete
dagli insetti appesa,
mi dondolo fra gli alberi
nell’ assolata siesta.

Io rincorro le ninfe
che nella fresca corrente
del limpido ruscello
giocherellano nude.

Io nei boschi di coralli
tappezzati di bianche perle,
inseguo nell’Oceano
le naiadi leggere.

Io nelle concave caverne
dove il sole mai penetra,
mescolandomi agli gnomi,
ammiro la loro ricchezza.

Io cerco dei secoli
le cancellate impronte,
e so di quegl’imperi
di cui non resta il nome.

Io seguo con veloce impeto
il mondo che volteggia,
e la mia pupilla abbraccia
la Creazione intera.

Io so di quelle terre
dove non arriva il suono,
e dove informi astri
un soffio di vita aspettano.

Io sono sull’abisso
il ponte che lo attraversa;
io sono l’ignota scala
che il cielo unisce alla terra.

Io sono l’invisibile
anello che collega
il mondo della forma
al mondo dell’idea.

Io, infine, sono quel demone,
sconosciuta essenza,
profumo misterioso,
ai cui è vaso il poeta.

 .
GUSTAVO ADOLFO BÉCQUER
Published in: on ottobre 11, 2016 at 07:42  Comments (1)  

Ripensando l’Inferno di Dante

Ho intinto la penna nel lauro
balbettando scalini di rime
scolpendo ginocchia
in avide scale questuanti.

Per ritrovare l’uomo
sotto architravi di cilicio
ho scavato marmi apuani
in cerca di profili di vite.

L’ho trovato impresso
in bagliori di fango
bassorilievo
già scritto nascendo.

Ma un quarto di cielo
è rimasto tra le mura di Gerico
ci si può arrampicare
scalando fioretti.

Lorenzo Poggi

Published in: on ottobre 11, 2016 at 07:28  Lascia un commento  

Delicate suggestioni (col cuore in Syria)

Danza scalza

Avvolta da impalpabili veli.

i piccoli piedi posati su intrecci

di tappeti afshar delicati.

Amuleti preziosi tintinnano

ai suoi polsi diafani

e cavigliere d’oro

come il pizzicar di cembali.

Profumi d’oriente

ambra, nardo e sandalo

aleggiano nell’aria dolce

della sera aleppina.

Danza scalza

Come sospesa in un cielo

di cobalto, ora come allora

in un assoluto incanto.

Sultani dai volti estatici

con cenni d’assenso

l’incitano a volteggiare

mentre bruciano incenso.

Danza scalza

Rapita dal loro sguardo

di diopside stellato

li asseconda smarrita.

Il sogno d’improvviso si dissolve

coi piedi insanguinati s’incammina

lungo le vie di Haleb devastata

dalla feroce guerra intestina.

 

Danila Oppio

Published in: on ottobre 11, 2016 at 07:02  Lascia un commento  

Mobili che fingono d’essere importanti

Ho una credenza piena di non so
ratti pensieri che fanno paura
mi salvo salendo su una sedia e
nell’aldiqua della spalliera resto
protetta da scaffali di disordine
non soltanto mentale
_vengono in mente sogliole
saponette allo zenzero
califfati arabi_
il filo illogico mi seduce e avvia
a un libro rosso (onirica psiché)
chissà che ne direbbero gli esperti
di tutti quegli spazi che nascondo
tra un girasole e un libro blu
il colore è una folle percezione
di sfarfallii e riverberi (ah, l’hai detto ancora!)

da paesi lontani legni pregiati per i tavoli
_alberi di foreste amazzoniche_
anche solo per questo è meglio scrivere
al pc
trarre dal fondo illuminato il nulla
di parole che
potrebbero non esserci

un guazzabuglio di nozioni
nell’indeterminato
e un trasportarsi unidirezionale
fino a quando si può

Cristina Bove

Published in: on ottobre 11, 2016 at 06:58  Lascia un commento