La facoltà delle immagini

Occorre essere attenti
ai meccanismi dell’ingegno…

-Salvificare
                  Parafrasare
                                    Sprofondare-

I vecchi hanno mani di carta,
i palmi sono lettere di guerra
e mio padre è stato un mistico…

conosco la lingua dei serpenti,
conosco la lingua dei serpenti,
da oggi parlerò per simboli
o geometriche figure…visioni liquefatte…

sono pronto a non chiarire,
occhi d’uccello
appare la bellezza
con fretta da gigante…

sono pronto all’imbrunire
sono pronto a non chiarire
chiarire chiarire…

chiedimi di dire ciò che dovrei dire
con baci d’avanguardia
sorrisi lamellati
oggetti mai svelati…

la facoltà delle anime
e la facoltà delle immagini
mi appaiono nitide nitide nitide
osservo con l’unghia
la terra il seme che la parola
contiene…

chiedo ai tuoi occhi
la fiamma ed il furore
la primitività dei corpi
abbandonati al sole…

la facoltà delle anime
e la facoltà delle immagini
mi appaiono nitide nitide nitide
e non occorre più essere attenti
ai meccanismi dell’ingegno…
in baci d’avanguardia…

occhi d’uccello
ecco dove seguire la bellezza,
ti parlerò per simboli
con mani da gigante…

Massimo Pastore

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Published in: on ottobre 22, 2016 at 07:20  Comments (4)  

Lo strofinaccio

Sfogliando il mondo
svolgo il panorama
che sbozza il filo attorto
da licenza di uccidere…
strofinaccio
col peso di lavare
aggrava lo scarto
estraendo
lamenti agli abissi
seppure la pietra
è un fratello,
insiste inzuppato
di sangue
avanti indietro
su lastrico bagnato
dove scivola il tempo
fino all’ultima stanza.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on ottobre 22, 2016 at 07:15  Comments (4)  

La pazienza del ragno

In ginocchio alla terra
toccala
sentine l’odore
ascolta
il suono del vuoto
guarda il ragno
ti dirà della pazienza.

Enrico Tartagni

Published in: on ottobre 22, 2016 at 07:10  Comments (3)  

Morte di un eroe

Innalzò

un labaro nero

a suo luttuoso assillo

agitandolo a vessillo

per suo male guerriero.

Trascinò

Il mantello intriso di sangue

Il petto colpito da spada

tagliente, a passi incerti

su accidentata strada.

Cadde sconfitto

Un ultimo sguardo puntò

Verso un’isola lontana

Dove un amore lasciò

Privo di umana pietà.

Morì solo

Eroe senza scampo

stremato dalla strenua lotta

col tempo e dal fuoco

D’una estrema passione.

Morì per un gioco

Crudele a dir poco

Un volo di falchi

Gli occhi ormai bianchi

Cibo per voraci rapaci.

 

Danila Oppio

Published in: on ottobre 22, 2016 at 07:07  Comments (3)  

La sfinge

DIE SPHYNX

Das ist der alte Märchenwald!

Es duftet die Lindenblüte!

Der wunderbare Morgenglanz

Bezaubert mein Gemüte.

Ich ging fürbaß, und wie ich ging,

Erklang es in der Höhe.

Das ist die Nachtigall, sie singt

Von Lieb’ und Liebeswehe.

Sie singt von Lieb’ und Liebesweh,

Von Tränen und von Lachen,

Sie jubelt so traurig, sie schluchzet so froh,
Vergessene Träume erwachen.

Ich ging fürbaß, und wie ich ging,
Da sah ich vor mir liegen

Auf freiem Platz ein großes Schloß,

Die Giebel hoch aufstiegen.

Verschlossene Fenster, überall
Ein Schweigen und ein Trauern;

Es schien, als wohne der stille Tod

In diesen öden Mauern.

Dort vor dem Tor lag eine Sphinx,

Ein Zwitter von Schrecken und Lüsten,

Der Leib und die Tatzen wie ein Löw’,

Ein Weib an Haupt und Brüsten.

Ein schönes Weib! Der weiße Blick,

Er sprach von wildem Begehren;

Die stummen Lippen wölbten sich

Und lächelten stilles Gewähren.

Die Nachtigall, sie sang so süß —
Ich konnt nicht widerstehen —
Und als ich küßte das holde Gesicht,
Da war’s um mich geschehen.

Lebendig ward das Marmorbild,
Der Stein begann zu ächzen —
Sie trank meiner Küsse lodernde
Glut Mit Dürsten und mit Lechzen.

Sie trank mir fast den Odem aus —
Und endlich, wollustheischend,

Umschlang sie mich, meinen armen Leib
Mit den Löwentatzen zerfleischend.

Entzückende Marter und wonniges Weh!
Der Schmerz wie die Lust unermeßlich!

Derweilen des Mundes Kuß mich beglückt,

Verwunden die Tatzen mich gräßlich.

Die Nachtigall sang: “O schöne Sphinx!
O Liebe! was soll es bedeuten,

Daß du vermischest mit Todesqual
All deine Seligkeiten?

O schöne Sphinx! O löse mir
Das Rätsel, das wunderbare!

Ich hab darüber nachgedacht
Schon manche tausend Jahre.”

§

Eccomi nel vecchio bosco incantato,

dolci alberi di tiglio profumano il vento,

lo splendore della luna proietta

una malia sulla mia mente.

In avanti io cammino, e, mentre cammino –

ascolto quell’alta, soffice melodia!

È l’usignolo: esso canta,

d’amore e delle pene d’amore.

Esso canta d’amore e delle pene d’amore,

di risate e di lacrime,

così triste la sua gioia, così gioiosi i suoi singhiozzi,

che io sogno di anni dimenticati.

In avanti io cammino, e mentre cammino

vedo davanti ai miei occhi

un orgoglioso castello sull’ampio prato,

le cui torri alte si innalzano.

Con le finestre chiuse, e dovunque

triste silenzio nella corte e nelle sale,

sembrava come se la morte avesse dimora

all’interno di quelle povere mura.

Davanti all’entrata una Sfinge era accovacciata,

per metà orrore e per metà grazia;

un corpo e artigli da leone,

una faccia e un petto da donna.

Una bella donna! Il marmoreo sguardo

parlava di selvaggio desiderio e astuzia.

Le silenti labbra erano piegate

in un sorriso confidente e lieto.

L’usignolo, esso cantava dolcemente,

mentre io gli fornivo il tono.

Toccavo, baciavo l’amabile faccia,

ed ecco, che io mi sentii sopraffatto!

L’immagine marmorea si aprì alla vita,

la pietra cominciò a muoversi;

essa bevve l’ardore dei miei infocati baci

con ansimante amore assetato.

Essa avidamente bevve il mio respiro

e, ancora più piena di desiderio,

mi abbracciò, e la mia carne contorta

con gli artigli di leone mi strappò.

Oh, estatico martirio! incantevole dolore!

Oh, infinita angoscia e beatitudine!

Essa con i suoi terribili artigli mi feriva,

mentre faceva rabbrividire la mia anima con un bacio.

L’usignolo cantava: “Oh bella Sfinge,

Oh amore! che cosa significa questo?

Che tu mescoli ancora le pene della morte

con tutte le tue beatitudini?

Tu, bella Sfinge, oh risolvi per me

questo meraviglioso enigma!

Ho ripetutamente riflettuto su esso,

per molte migliaia di anni!”

 

HEINRICH HEINE

Published in: on ottobre 22, 2016 at 06:56  Comments (1)