Una rosa

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Vedete com’è rigido il fiore nel bicchiere?
non sa che ci vorranno le notti
l’acqua sporca; satelliti su Marte
e vulcani a fare fumo.
Lui vive l’erezione dei primi, l’ingordigia
la corsa a fare nuda la bocca.
E in quell’istante
attira su di sé le metafore migliori
le ogive dei pianeti che puntano a capire
com’è che dietro un mondo di fame sia successo
che un misto di colori e bellezza sia cresciuto
muovendo gli anatemi dalle macerie, il lutto.
Nella sua essenza fragile racchiude poche cose:
la prima è l’alchimia che fa unire le persone
distribuisce incarichi e istinto
l’orgia santa, del perpetrare vita con poca terra e luce.
E dopo la tenacia con cui pettina il cielo
l’aprirsi come vulva campestre, la sua offerta.
E infine il declinare, ma con dolcezza rara
cedendo una ad una particole leggere
venute trasparenti e poi secche.
Senza grida, né pianti o atrocità da romanzo
torna a casa.

Massimo Botturi

Published in: on ottobre 25, 2016 at 06:53  Lascia un commento  

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