I giardini della memoria

La memoria ha i suoi giardini incantati

in cui la neve nasconde il prodigio del pane

e l’inverno rammenta le antiche parole dei nonni

arrotolate come una foglia di granone intorno al tabacco.

Nel calore avvolgente del fuoco

lo sferruzzare cadenzato conduceva all’ora del desco

e la cucina s’adornava di fragranze prelibate

sfumando il tramonto nel porpora del vino.

Lento sulla stufa rosolava l’arrosto

con le patate accomodate tutt’attorno

brunite e croccanti nell’intingolo gustoso

le dita incollate e buone da succhiare.

E mentre il buio arrivava silenzioso alla finestra,

il nonno usciva,

nel suo pastrano nero odoroso di nebbie e di pastura,

gli occhi stretti nella filigrana di rughe

ad ammirare l’ombra vellutata dei monti

inseguendo lontano uno spicchio di luna

a cui affidare la sua ruvida preghiera.

 

astrofelia franca donà

(Poesia premiata con menzione d’onore al Premio “Sogni di pietra” – Campertogno (VC) – La cerimonia di premiazione si tiene proprio stasera 30/10/16!!)

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Published in: on ottobre 30, 2016 at 07:49  Comments (6)  

Ripenso il tuo sorriso

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;
e su tutto l’abbraccio di un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto si insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima di una giovinetta palma…

EUGENIO MONTALE

Published in: on ottobre 30, 2016 at 07:47  Comments (1)  

Il corpo dei vinti

Spogliati
torturati
derisi
velati
annegati
violentati
bombardati
decapitati
uccisi
suicidati per uccidere
umiliati
fotografati
comprati
venduti.

Per dire
potenza, disprezzo.
Per affermare
superiorità di razza
politica
religiosa
di mercato
per togliere dignità
all’uomo.

Nei lager nazisti
simbolo e conseguenza
d’un ordine
fondato
sulla discriminazione.

Viviamo l’alba d’un tragico giorno
basato
sulla prevaricazione.

Ed un Dio impotente
nulla può
di fronte al male.

Un Dio impotente
correo
se esiste.

E noi
sulla violenza
sulla guerra
sull’odio
sul razzismo
abbiamo chiuso gli occhi.

Consolandoci.

Piero Colonna Romano

(Libera riduzione della prefazione di “Secondo Qoèlet” di Luciano Violante edizioni Piemme 2004)

Published in: on ottobre 30, 2016 at 07:37  Comments (9)  

Casa sognata

Se fosse bianca oppure di legno

e a punto croce la tenda della cucina

Se i davanzali fossero rosa

di gerani o anche di piume

Se ci fosse un cane seduto alla porta

la lingua di fuori e gli occhi buoni

Se ci fosse il silenzio degli alberi

il respiro nei prati e la vita nel vento

Se avesse i tetti spioventi sulle risate

e se risuonasse di amore

Se non avesse serratura

né chiavi sotto lo zerbino

cosicché tu potessi entrare

lupo nella tana

fiume nel letto

Noi

senza né un prima né il dopo

noi due

avremmo inventato

intere generazioni

 

Anna Zucchini

Published in: on ottobre 30, 2016 at 07:29  Comments (1)  

Inquilini

In uno spazio che chiamano casa
_le camere di carta, senza porte_
vivono ad occhi semichiusi
settemila distanze
tanto per dire un numero
separano gesti e conseguenze
le firme dei contratti

acconsentire a una sfilata d’ombre
vestite d’oltremare  _il blu s’addice_
e tuttavia tra visite passaggi inchieste affitti
gitanti sconosciuti
doppiano sedie arrese all’inazione

stasi obbligata
nei libri soffocati dalla polvere
le parole supine, agonizzanti
tra lepismi e fugaci annotazioni
e tutto ciò che gli uomini hanno scritto
va scomparendo nelle zone ottuse
_nessuna datazione elementare_
nell’atonia totale
il discreto morire sui divani

terapie digitali
alle formiche i resti dello zucchero
lo zampettare sulle tazze d’erba
alle cinque di sera _o de la tarde_
riti anglosassoni
pâtisserie française
e tavolini a un finto boulevard
dal corridoio si passa in fila indiana

alla periferia del letto
s’incontra il mimo delle pantomime
ride e confonde vongole con fragole
il posto delle regole: un gran film
proiettato sui muri delle camere
_c’è comunque il registro delle uscite_
a porte chiuse
si processano pazzi e sognatori
si riduce la vita a un pot-pourri

Cristina Bove

Published in: on ottobre 30, 2016 at 06:55  Comments (2)