La clessidra

La clessidra s’è rotta
cadendo su un sasso
sfuggendo di mano.

I granelli di sabbia,
marcati di tempo,
sono volati col vento.

Ne ho incontrato uno,
passava di corsa
sembrava spaesato
non sapeva che dire,
sotto vetro
valeva un secondo
ma ora che cosa?

è caduta per terra
la sabbia del tempo,
non serve più a niente,
neanche mischiarsi
con millenni di sabbia
che ancora ricorda
di quando era una pietra.

Lorenzo Poggi

Published in: on novembre 16, 2016 at 07:49  Comments (4)  

Sixteen Tons

Some people say a man is made out of mud
A poor man’s made out of muscle and blood
Muscle and blood, skin and bones…
A mind that’s weak and a back that’s strong

You load sixteen tons, and what do you get?
another day older and deeper in debt
St. Peter, don’t you call me, ‘cause I can’t go
I owe my soul to the company store

I was born one mornin’ and the sun didn’t shine
I picked up my shovel and I walked to the mine
I loaded sixteen tons of number nine coal and
the straw boss said, “well bless my soul!”
…..you loaded…

You load sixteen tons, and what do you get?
another day older and deeper in debt
St. Peter, don’t you call me, ‘cause I can’t go
I owe my soul to the company store

I was born one mornin’ it was drizzlin’ rain
fightin’ and trouble are my middle name
I was raised in a cane-brake by an old mama lion
can’t no high-toned woman make me walk no line

You load sixteen tons, and what do you get?
another day older and deeper in debt
St. Peter, don’t you call me, ‘cause I can’t go
I owe my soul to the company store

If you see me comin’, better step aside
A lot of men didn’t, a lot of men died
One fist of iron, the other of steel
If the right one don’t get you, then the left one will

You load sixteen tons, and what do you get?
another day older and deeper in debt
St. Peter, don’t you call me, ‘cause I can’t go
I owe my soul to the company store

You load sixteen tons, and what do you get?
Another day older and deeper in debt
St. Peter don’t you call me, ‘cause I can’t go
I owe my soul to the company store

§

SEDICI TONNELLATE

Sono nato una mattina che il sole non splendeva
Raccolsi una pala e me ne andai alla miniera
Caricai sedici tonnellate di carbone
E il caposquadra mi disse: “Bene, che Dio mi benedica”

Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

Sono nato una mattina che la pioggia cadeva leggera
Di secondo nome faccio Guai e Lotta
Una vecchia leonessa mi ha cresciuto in un canneto
E non c’è donna per quanto di alto rango che mi possa far rigare dritto

Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

Quando mi vedi arrivare è meglio che ti sposti
Un sacco di gente non l’ha fatto ed un sacco ne è morta
Ho un pugno di ferro, l’altro invece è di acciaio
E se non ti becco con il destro lo farò col sinistro

Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

Sono nato una mattina che il sole non splendeva
Raccolsi una pala e me ne andai alla miniera
Caricai sedici tonnellate di carbone
E il caposquadra mi disse: “Bene, che Dio mi benedica”

Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria.

MERLE TRAVIS

 

Published in: on novembre 16, 2016 at 07:41  Comments (1)  

Poveri bimbi: così accerchiati, usati e inconsapevoli

Eccomi a soffrire anch’io,
giocare a calcio tra fango, nebbia e morte.
Cieco per sempre da un occhio e mezzo.
Bomba liberatutti.

Simone Magli

Published in: on novembre 16, 2016 at 07:04  Comments (6)  

‘Na vòrta, er magna-magna…

gallo

‘Na vòrta er magna-magna aggià ce stava.
Perché…nun ce sta un cavolo da fà:
ce nasce…e certo…l’òmo ce provava…
Però…ce sta un però, perché se sa

che allora più che artro s’ arubbàva
pe ffà godé er partito…! E è questo qua –
che t’aricconta chiunque governava…
Pe cui – è vero! …’n se pò ddì: “rubbà”. (!?!)

E poi nun s’arubbava accosì tanto!
Presempio…anche mi madre, quarche vòrta,
pìàva da la spesa…D’artro canto

in che artro modo lo poteva fàllo
‘no sparambio? La “cresta”!…Pe la scorta!
Ma adesso pìeno sempre tutt’er gallo…!…

Armando Bettozzi

Published in: on novembre 16, 2016 at 06:57  Comments (1)  

Giro giro tondo

E viene giù con pelle di fico, un polverone
rumore di pagaie inabissate.
L’altoforno
e tutto che rimane di questi alberghi a ore
di questi inurbamenti caotici ed odiati.
E viene giù con piena di sasso
come un tempo, le gambe dei migranti sui treni
niente in tasca, se non l’immaginetta di Padre Pio
e una cicca, arrotolata trinciato forte.
Giù, con forza
la forza del progresso e del tempo, in questa valle
che ha monti di macerie per lato, e tradimenti
nell’acqua le garitte dell’ultima battaglia:
di qua bandiere rosse per miseri danari
di là la polizia a dare botte. Giù, per sempre
come la testa del padre mio quando c’ha sonno
e non capisce il mondo dov’è che va a finire;
coi suoi leopardi in mezzo alla strada
e solo vecchi
la voglia ormai passata di protestare, e il mare
che sembra una tinozza di pesci rossi e neri.
E viene giù per farci qualcosa, altre chimere
rossetti e scarpe per nulla comode
giù in fretta.
Come quel ragazzino al cortile della scuola
l’anello indebolito del coro, giù per terra
il sangue sui ginocchi è un rubino d’avventura
cascato lui è cascata la terra, adesso è chiaro.

Massimo Botturi

Published in: on novembre 16, 2016 at 06:50  Comments (2)