Amore mio lontano

Amore mio lontano,
che il mare guardi dal verone aperto,
che qualche nave osservi indifferente
solcare l’onde smosse dalla brezza,
ti immagino a quest’ora affaccendata
a governar la casa e i tuoi parenti
con la lena e l’impegno
che riversavi in tutte le tue cose un tempo.

Ma io ti vedo anche sorridente,
con le movenze timide di allora,
con la freschezza della dolce etade,
con i pensieri liberi e sereni,
accudire le cose tue e gli affetti
che hai costruito col tuo nuovo amore.

E forse non ricordi (o non ci pensi)
all’ansie passate ed agli scoramenti,
ai stratagemmi e a tutte le follie
che abbiamo fatto per restar vicini
anche su un treno
il giorno che all’esame
tuo padre ti portava
un dì lontano.

Poi le nostre felicità ed i dolori
vennero meno;
anche l’amor cessò, come ogni cosa,
ed ognuno seguì la propria strada
ignari dell’ansia e dei tormenti
che dentro il cuore portavamo stretti.

Ma ogni tanto a te vola il pensiero:
ma non ti vedo con l’aspetto attuale,
ma con il viso libero d’un tempo;
non ti immagino mentre rigoverni
o t’affaccendi dietro ad un fornello,
ma ti penso con il cuor sereno,
con la tua cara immagine d’un tempo,
mentre mi vieni incontro sorridente
ad un appuntamento frettoloso

Salvatore Armando Santoro

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Published in: on dicembre 16, 2016 at 07:17  Comments (4)  

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4 commentiLascia un commento

  1. Dolce salvatore….
    Tinti

    • Grazie per il “dolce”… ma sono in dieta! …..Non sei la sola a dirmelo, ma chi dovrebbe davvero dirmelo se n’è dimenticato!

  2. IN QUESTA POESIA MANCA UN VERSO FINALE:

    a cui più forse tu neppure pensi.

  3. Amore mio lontano,

    che il mare guardi dal verone aperto,

    che qualche nave osservi indifferente

    solcare l’onde smosse dalla brezza,

    ti immagino a quest’ora affaccendata

    a governar la casa e i tuoi parenti

    con la lena e l’impegno

    che riversavi in tutte le tue cose un tempo.

    Ma io ti vedo anche sorridente,

    con le movenze timide di allora,

    con l’allegria della tua dolce età,

    con i pensieri liberi e sereni,

    accudire le cose tue e gli affetti

    che hai costruito col tuo nuovo amore.

    E forse non ricordi (o non ci pensi)

    a tutte l’ansie passate, agli sgomenti,

    ai sotterfugi e a tutte le follie

    che abbiamo fatto per restar vicini

    anche su un treno

    il giorno che all’esame di piano

    tuo padre ti portava

    un dì lontano.

    Poi le nostre felicità ed i dolori

    vennero meno;

    anche l’amor cessò, come ogni cosa,

    ed ognuno seguì la propria strada

    ignari dell’ansia e dei tormenti

    che dentro il cuore portavamo stretti.

    Ma ogni tanto a te vola il pensiero:

    ma non ti vedo con l’aspetto attuale,

    ma con il viso libero d’un tempo;

    non ti immagino mentre rigoverni

    o t’affaccendi dietro ad un fornello,

    ma ti penso con il cuor sereno,

    con la tua cara immagine d’un tempo,

    mentre mi vieni incontro sorridente

    ad un appuntamento frettoloso

    a cui più forse tu neppure pensi.


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