L’incidente

Pazienza
se quest’ ossa
fossero nei morti
e al lume si vedessero
bianche, lucenti, storte;
ma sono ossa di vivi
che ancor non sono morti.

Bellezza
delle cose
perdute, di sogni
non vissuti, di voglie
smorzate; di fanciulle
dissuase da quei segni,
di morte: mai più amate…

Eppure
negli eventi
provati in sofferenza
ciò che rimane senza
dolore, non è morte:
rimane, sì, nei vivi,
il gusto amarodolce:

Speranza…
ma sempre
c’ è la stanza d’aspettativa… e,
a volte, nonostante la morte
tardi ancora a venire,
amare con passione,
vivere con soffrire,
aiuta quella gente
che in animo si sente
rimpianto, male in cuor.

Paolo Santangelo

Published in: on marzo 2, 2017 at 07:47  Comments (1)  

Da quando

Da quando non sei
Io sono molto stanca
E guardo con altri occhi.
Da quando non sei
Che fatica volare,
Sorridere e provare piacere.
Da quando non sei
Forse io non sono davvero.

Piera Grosso

Published in: on marzo 2, 2017 at 07:42  Comments (3)  

La poesia

LA POESÍA

Y fue a esa edad… Llegó la poesía
a buscarme. No sé, no sé de dónde
salió, de invierno o río.
No sé cómo ni cuándo,
no, no eran voces, no eran
palabras, ni silencio,
pero desde una calle me llamaba,
desde las ramas de la noche,
de pronto entre los otros,
entre fuegos violentos
o regresando solo,
allí estaba sin rostro
y me tocaba.

Yo no sabía qué decir, mi boca
no sabía
nombrar,
mis ojos eran ciegos,
y algo golpeaba en mi alma,
fiebre o alas perdidas,
y me fui haciendo solo,
descifrando
aquella quemadura,
y escribí la primera línea vaga,
vaga, sin cuerpo, pura
tontería,
pura sabiduría
del que no sabe nada,
y vi de pronto
el cielo
desgranado
y abierto,
planetas,
plantaciones palpitantes,
la sombra perforada,
acribillada
por flechas, fuego y flores,
la noche arrolladora, el universo.

Y yo, mínimo ser,
ebrio del gran vacío
constelado,
a semejanza, a imagen
del misterio,
me sentí parte pura
del abismo,
rodé con las estrellas,
mi corazón se desató en el viento.

§

Accadde in quell’età… La poesia
venne a cercarmi. Non so da dove
sia uscita, da inverno o fiume.
Non so come né quando,
no, non erano voci, non erano
parole né silenzio,
ma da una strada mi chiamava,
dai rami della notte,
bruscamente fra gli altri,
fra violente fiamme
o ritornando solo,
era lì senza volto
e mi toccava.
Non sapevo che dire, la mia bocca
non sapeva nominare,
i miei occhi erano ciechi,
e qualcosa batteva nel mio cuore,
febbre o ali perdute,
e mi feci da solo,
decifrando
quella bruciatura,
e scrissi la prima riga incerta,
vaga, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza
di chi non sa nulla,
e vidi all’improvviso
il cielo
sgranato
e aperto,
pianeti,
piantagioni palpitanti,
ombra ferita,
crivellata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente, l’universo.
Ed io, minimo essere,
ebbro del grande vuoto
costellato,
a somiglianza, a immagine
del mistero,
mi sentii parte pura
dell’abisso,
ruotai con le stelle,
il mio cuore si sparpagliò nel vento.

PABLO NERUDA

Published in: on marzo 2, 2017 at 07:17  Comments (2)  

Aldilà

Aldilà di situazioni giuste o sbagliate
c’è la grande distesa di Nettuno
ci troveremo lì
con amicizia, mio bene
escursione
ancora verso il mare
questo è sempre un buon inizio
quando
al tempo, spuntano le ali
e i nostri giorni autunnali
volano con lui…

Aurelia Tieghi

Published in: on marzo 2, 2017 at 07:03  Comments (3)