Colpa?!

con la zaino
colmo di solitudine
mi trovo oggi
dove la torre di sabbia dell’amore
si sgretolò
i gabbiani
tracciano strane traiettorie
e le onde si susseguono
con quieti moti
i fili aggrovigliati di pensieri
lentamente si srotolano sull’acqua
e la sofferenza
afferra l’animo
che si frantumò
sotto il peso della
ansiosa di essere pulita
“il domani
non è più futuro
e il presente
non è tangibile”
parole infuocate
che il tuo ostinato cuore
invasero per bruciare la verità
il tempo non passa
né rimane
l’anima è vacante
e il silenzio
ripete il tuo nome nel nulla
l’ombra della verità
respira sulla pagina.

Giovanni De Simone

Published in: on marzo 13, 2017 at 07:29  Comments (13)  

Schiava per amore

Dolce tiranno

di ogni pensiero,

mi hai fatta schiava

con un sol gesto

Dammi, ti prego,

privilegio pagano,

dalle tue labbra suggere

l’amaro miele

che veleno sarà

per la mia anima

E gioia immensa

a questa vita inutile

trovare infine senso

in un tuo bacio

 

Foglia d’autunno

Published in: on marzo 13, 2017 at 07:18  Comments (5)  

Chiedi all’orizzonte

Chiedi all’orizzonte, adorno del fiorire delle stelle:
in lui confido, perché tu sappia chi sono.
Alla brezza ho affidato il fardello
con cui attraversa il tempo raminga la speranza.
Chiunque obbedisce con gli occhi alle leggi d’amore
sa che è norma infrangere il veto imposto dal censore,
evitare la strada percorsa da chi sempre dispensa consigli.
Solamente all’amore e alla sua tirannia sottopongo il mio cuore,
e lo sguardo imperioso d’amore riconosco sovrano.
Poiché amore cos’è se non sguardo che accende passione
e che ammala di un male di cui male è rimedio?
Quanti giorni passati a inseguire gazzelle,
acquisendo esperienza di unioni amorose: a che pro,
se poi un giorno da solo rimasi col solo che amavo,
e dal dardo lucente dell’occhio fui trapassato.
Sorrise, ed io gli occhi già ciechi di pianto mi vidi rubati.
Mi fece pensare quel labbro che al riso muoveva
a una fonte, che certo la sete più ardente saprebbe placare,
ma rinuncia imponeva l’amore che casto avevo giurato.
Eppure una notte in cui nel mio letto dormì il plenilunio,
mentre l’occhio del cielo stellato non altri che me era fisso a guardare,
dalle perle d’una luna che ride succhiai linfa più dolce del vino,
sì, baciai quella rosa che la perla incastona.
O freschezza di labbro che a baci disseta:
trascorsi la notte irrorando col pianto la rosa del volto,
fino a quando il narciso degli occhi non fu
dello stesso biancore dell’alba.

IBN ZAMRAK

Published in: on marzo 13, 2017 at 07:08  Comments (3)  

Vascello

 

Sono arrivato

con un vascello

da mille alberi

e cinquanta ponti

marinaio

bruciato dal sole

la pelle salmastra

non abituato

alla terra arida

e sconquassata

seduto su pietra

sconosciuta

in attesa di nuvole

che portassero

altra acqua

la mia abitudine

sei arrivata tu

hai occupato tutti i ponti

compreso l’arco

del mio cuore

e quel vascello

è ripartito

verso il nostro infinito

 

Gavino Puggioni

Published in: on marzo 13, 2017 at 06:50  Comments (4)