Eppure sono qui

Eppure sono qui
Viva per adesso,
Sola, libera,
In questo bar
Ad ascoltare
Uno swing blues.
Sono viva,
Posso amare chi voglio,
Restare qui
In questo momento
Solo mio o
Andarmene per strada
E non tornare o
Fuggire con quel tipo
Che mi sta guardando
Da un po’.
Eppure siamo qui
Viviamo amiamo
Restiamo andiamo
Fuggiamo senza perché…
Siamo proprio vivi oggi…

Piera Grosso

Published in: on aprile 7, 2017 at 07:10  Comments (16)  

Or son circa duemila

Fu lungo quel cammino, per nomi registrare,
tra sterpi, con la fame, col peso da portare.
In cerca di rifugio là dove aver conforto,
infine in una grotta trovarono il lor porto.

Che freddo quell’inverno! Vibrava con splendore
la coda d’una stella, la neve era un candore.
A un tratto un suon s’espanse nell’aria tersa e chiara
e un tenero vagito salì da quella cara.

Al cielo forte sale quel morbido sospiro,
a traforar quegli astri, portando il suo respiro.
Gesù ei fu chiamato, l’ accolse questo coro:
“Tu toglierai peccato, l’amore avrai per loro.”

Le stelle palpitaron col cielo che s’aperse
e infamità e nequizie poi il vento le disperse.
E quando, inquietante, la tromba suonerà
nessun peccato al mondo Signore troverà.

Piero Colonna Romano

Published in: on aprile 7, 2017 at 07:06  Comments (15)  

Tatoo

Mi tatuavo di te

inchiostro primitivo sui pori

entravi nella carne

con vene imperlate.

Nere fonti sgorgavano

da criniere leonine

il tuo nome era per sempre

vita- dolore

Mi tatuavo di te

amaro sapore

scorrevi a fiumi nel cuore

Mi tatuavo di te… segno oscuro

imperituro.

 

(Oggi provo ancora il tuo

tatuaggio

statuario

incancellabile)

 

Aurelia Tieghi

Published in: on aprile 7, 2017 at 07:02  Comments (6)  

All’autunno

TO AUTUMN

I
Season of mists and mellow fruitfulness,
Close bosom-friend of the maturing sun;
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eves run;
To bend with apples the mossed cottage-trees,
And fill all fruit with ripeness to the core;
To swell the gourd, and plump the hazel shells
With a sweet kernel; to set budding more,
And still more, later flowers for the bees,
Until they think warm days will never cease,
For Summer has o’er-brimmed their clammy cells.
II
Who hath not seen thee oft amid thy store?
Sometimes whoever seeks abroad may find
Thee sitting careless on a granary floor,
Thy hair soft-lifted by the winnowing wind;
Or on a half-reaped furrow sound asleep,
Drowsed with the fume of poppies, while thy hook
Spares the next swath and all its twinèd flowers;
And sometimes like a gleaner thou dost keep
Steady thy laden head across a brook;
Or by a cyder-press, with patient look,
Thou watchest the last oozings hours by hours.
III
Where are the songs of Spring? Ay, where are they?
Think not of them, thou hast thy music too –
While barrèd clouds bloom the soft-dying day,
And touch the stubble-plains with rosy hue:
Then in a wailful choir the small gnats mourn
Among the river sallows, borne aloft
Or sinking as the light wind lives or dies;
And full-grown lambs loud bleat from hilly bourn;
Hedge-crickets sing; and now with treble soft
The red-breast whistles from a garden-croft;
And gathering swallows twitter in the skies.
.
§
.
I
Stagione delle brume e dei frutti maturi,
Amica dolcissima del sole che si compie:
Tu cospiri con lui per ricoprire d’oro
Le viti distese tra i tetti di paglia,
E per piegare alberi muschiosi
Col peso di mele turgide ricolme.
Tu cospiri con lui perchè si gonfi la zucca e di gheriglio
Dolce si colmi la nocciola; e perchè i fiori più tardi
Ancor più s’aprano e si offrano alle api,
Ed esse pensino che non avranno fine i giorni caldi
Perchè l’estate ha colmato oltre l’orlo gli alveoli.
II
Chi non ti ha vista tra le tue ricchezze?
Ti si può trovare sdraiata nel granaio,
Libera dal pensiero della mietitura,
Mentre il vento capriccioso ti solleva i capelli;
Oppure addormentata sulla zizzania sparsa,
Inebriata dal fiato dei papaveri, mentre la tua falce
Separa il grano nuovo dai fiori attorcigliati.
Talvolta, come una spigolatrice col carico sul capo,
Attraversi il ruscello restando ben eretta,
E spesso osservi con pazienza, al torchio del vino,
L’ultima colata fluire lentamente.
III
Dove sono le canzoni di Primavera? Dove sono ora?
Oh, non pensarci: anche tu hai la tua musica:
Quando da una coltre di nuvole fiorisce il giorno che muore
E un colore soffice di rosa tocca le brughiere,
Dai salici del fiume sale un coro lamentoso di minuscoli insetti
Sospinti in alto a nugoli dal vento vivo
E sprofondanti nel soffio che muore.

Mentre dal fondo delle colline si leva un belato di agnelli
E i grilli cantano; e con acuto trepido
Fischia dal campo il pettirosso.
E, in cielo, garriscono le rondini raccolte.
.
JOHN KEATS
Published in: on aprile 7, 2017 at 07:01  Comments (4)