Ho con me il silenzio

Barcollo in un cielo troppo grande,

mi abbasso dietro nuvole amorfe

private di contorni rosseggianti.

Questo mio tramonto mi opprime.

Ho con me il silenzio ma non basta.

 

La notte nasconderà sofferenze

magari vincendomi nel sonno.

 

Tra poche ore uscirò dal suo ventre

per poi sfidare quel cielo troppo grande

e non saperlo come navigare.

Questa mia alba non si colora.

Ho con me il silenzio ma non basta.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 9, 2017 at 07:51  Comments (8)  

Sonetto 42

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SONNET 42
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‘My future will not copy fair my past’—
I wrote that once; and thinking at my side
My ministering life-angel justified
The word by his appealing look upcast
To the white throne of God, I turned at last,
And there, instead, saw thee, not unallied
To angels in thy soul! Then I, long tried
By natural ills, received the comfort fast,
While budding, at thy sight, my pilgrim’s staff
Gave out green leaves with morning dews impearled.
I seek no copy now of life’s first half:
Leave here the pages with long musing curled,
And write me new my future’s epigraph,
New angel mine, unhoped for in the world!

 

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§
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“Il mio futuro non copierà il passato!”

io scrissi questo un tempo e pensando

che l’angelo al mio fianco mi approvasse

volgendosi al bianco trono di Dio,

mi volsi e vidi invece te, non privo

di alleati in mezzo agli angeli.

Allora, dopo tante pene, ebbi in anticipo

il conforto, e al tuo sguardo si ingemmò

il mio bastone di pellegrino, con foglie

che la rugiada del mattino imperlava.

No, non copierò la prima metà della mia vita:

Lascio qui i fogli logorati dai troppi pensieri

e scrivimi tu l’epigrafe del mio futuro

tu, mio nuovo angelo insperato!

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ELIZABETH BARRETT BROWNING

Published in: on aprile 9, 2017 at 07:43  Comments (5)  

Foibe

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Tombe senza nomi
in un mondo di tenebre
tra tortuose gallerie.
Pozzi senza fondo
mai sazi d’ingoiare
corpi ancora vivi
straziati da sevizie.
Martiri villipesi
e dimenticati
per lunghi anni
da silenzi voluti.
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Patrizia Mezzogori
Published in: on aprile 9, 2017 at 07:40  Comments (5)  

Margini

Vengo da un posto di alberi mai soli
di spazi con le pecore perse
luce azzurra, mattino presto e poi calda miele.
Posti ignoti
ai più che fanno il mondo importante
posti argento, per l’acqua quando scava tra i prati.
Più vicini
di quanto l’apprendista play boy possa pensare
mezzi giusti, per la malinconia di ‘sto tempo passeggero
dove il silenzio sta a capotavola e c’ha il gusto
di fare le mie notti un tamburo di pensieri.
Vengo da un posto di mezzadria, di stalle e vacche
di sogni fatti spesso col tono della voce
di chi va alle osterie per cercare padri e figli.
Vengo da un posto inverno più lungo, ghiaccio ai coppi
dove le rondinelle faticano a volare
e i nuvoloni sono le donne, per noi becchi
che le vogliamo nude guardandole nel cielo.
Vengo da un posto pari e poi dispari, di morra
di giochi con le carte e di limonate fredde
di mani tra le cosce in un auto in piena estate
nascosti sotto un tiglio e spiati dalle stelle.
Da un posto programmato ad uccidere, a salvare
lontano quanto basta dalle città di mare
per non sentirne l’ozio di chi ci fa l’amore;
per non sentire il gusto terribile e affamato
di prendere una vela e scappare chissà dove.

Massimo Botturi

Published in: on aprile 9, 2017 at 07:34  Comments (5)