Chi ….Chi…. Chicchirichì

Chi è salito sulla torre
e parla solo agli Dei.
Chi non parla mai
anche se lo chiami e
lo richiami.
Chi parla, parla, parla
e parla ancora, senza
dire nulla mai.
Chi s’é perso tra
una nuvola e un deserto.
Chi parla solo a pochi …intimi.
Chi ascolta solo se stesso
e se ne compiace.
Chi non trova mai
negl’altri qualcosa
di piacevole e bello.
Chi gioca a rimpiattino
e non sai mai se prenderlo
al dritto o al rovescio.
Chi è ancora innamorato
e ascolta il cantar nel tempo
e di tutti ne fa un mondo.

Il Passero

Published in: on aprile 13, 2017 at 07:30  Comments (17)  

Canta poeta

Sulle mie orme trotterella un vitello mite,
sono qui, arrivo dalle colline,
il sole ha cinto la mia fronte dura di una corona rossa,
come Arione,
e mi hanno mandato a cantare.
Al mio canto l’aria si riscalda, brilla di miraggi,
se parlo dei miei sogni.

Punto diritto innanzi a me, ogni tanto mi fermo, sotto il gelso,
dove sta all’ombra, in una brocca di argilla,
la dolce acqua da bere, medito, non trovo pace in nessun luogo,
cammino, commino sempre, il ritmo
dei miei passi culla i miei freschi pensieri,
i miei sentimenti nuotano in onde morbide
sopra i campi di segala.

Ai miei piedi la terra sorride di arguti segreti;
è mia questa terra, mi ha allevato.
Il sentiero tra i campi o il terriccio di seta furono le miei fasce
Sotto i cespi di patate chiocce.
Il cielo mi faceva il bagno e mi cambiava con le sue calde dita,
mentre mia madre zappava giù dalla valle.
Sono cresciuto con gli alberi, le giovenche, i venti, con migliaia
Di fratelli di latte chiassosi.

La sera torno a casa stanco, al mio fischio si ferma la lepre,
mi saluta: vivi bene, fratello!
All’imbrunire sboccia il mio cuore, si copre di rugiada.
Sto seduto presso l’uscio della soffitta o su un covone di fieno,
sognando dell’altra patria delle cicogne.
Dirigo i concerti della notte, quello delle rane, dei cani,
e sul fare dell’alba, quello degli uccelli.

Ma talvolta la mia fronte si oscura, la corona mi cade
Con uno schianto.
Nel fumo del comignolo il naso mi ricorda la pelle
Bruciata di Giorgio Dozsa:
come se avessi mangiato un boccone del suo corpo, lo stomaco si ribella,
il mio sputo è vetriolo,
coll’aiuto di Dio potreste vedere come corrode, nero.

GYULA ILLYÉS

Published in: on aprile 13, 2017 at 07:27  Comments (1)  

Il filo delle stagioni

Un filo di malinconia
luccica fra le trine delle ciglia
le foglie tra i passi a mutare l’oro
in cartapesta e voli d’autunni andati.
Mi cerco in quel riflesso scaduto
nella modesta vanità di un’asola
le dita a centellinare un gioiello bianco,
ed è ritorno agli occhi di bottoni allegri
nella fila aperta sulla camicetta viola
e le tue mani con le mie nella fretta,
la verità degli anni e la voglia di volare
un filo di rimmel e l’ombretto blu sbavato
nell’impronta che sa di erba sulla schiena.
E mentre l’estate ha lasciato i morsi
arde accanto a me il tuo sguardo
nell’autunno caldo dei miei occhi
sul peso degli anni sopra i fianchi
e mi trovo ancora bella, così imperfetta
e uguale a ieri, solo con qualche primavera in più.

astrofelia franca donà

Published in: on aprile 13, 2017 at 07:24  Comments (7)  

Bologna sogna e Cristina

Ragazze, cara amica
Se ci pensi lo eravamo
Quando la sera si usciva
Per le vie della città
Donne già per l’anagrafe
Ma quell’immaturità che ci univa
La leggerezza di un tempo
Represso che ora fioriva
Che nasceva su macerie
Di troppe responsabilità vissute
Di spalle piegate e rinunce
Tu mi insegnavi di nuovo il sorriso
Che ti allargava sul viso
Sotto la malinconia degli occhi
Nei cortili le sere d’estate
Le nostre toilette
Modeste ma curate
Che l’abito per la figlia della sartina
Conta eccome, soprattutto la sera
L’incoscienza di notte si apriva
Un finale lasciarsi andare
Cedere al fluire
E alla bellezza della vita
Ogni sera una cosa da fare
E far tacere l’interiore censore
Libere ancora di sognare
Bologna sogna, già
Era quel tempo là
La nostra seconda adolescenza
Che poi non si faceva del male
Vedere un film o sentire musica
Due chiacchiere e un bicchiere
Quasi tutte le sere
Una passeggiata in centro
Per raggiungere quel locale
Dove quella sera suonava
Un ragazzo che ti piaceva
E tu ci sapevi fare
Disinvolta sapevi approcciare
E a fine concerto si andava a salutare
A me piaceva il concerto
Oh la musica sì mi faceva volare
E Dio, amica mia
Quella sera che offristi un passaggio
Al noto musicista col contrabbasso
Tu che parlavi bene l’inglese
Lì avrei dovuto capire
Quanto sei meravigliosamente folle
Però sulla mia cinquecento
Ci siamo stati in tre più lo strumento
Che tempo abbiamo vissuto
Ci pensi adesso al nostro come eravamo?

azzurrabianca

Published in: on aprile 13, 2017 at 07:17  Comments (7)