Par parlare l’elianto tuberoso

Negli ultimi giorni settembrini
volge i suoi occhi color sole
gialli l’elianto tuberoso al cielo,
un sol ramo ogni anno per magia
si china in basso e a me lo sguardo
volge e poi al vento dondolando
i suoi occhi mi sembrano parlare
è come la voce dolce di mio padre
che queste parole pare sussurrare:
di questi fiori ricordi nella stagion
in vita alla mamma un mazzolin
solevo portare e nell’eterno sonno
stando a lei vicino non vorrei oggi
pur mancare, ancor più in basso scende
il ramo ed offre i giallo fiori pian
pian dondolando verso la mia mano
che al cimiter a lei per lui porterò
come ogni anno sempre all’indomani

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Annunci
Published in: on maggio 4, 2017 at 07:32  Comments (14)  

L’ancora ha fatto presa

le marre vincolate

al fondo della vita

tengono la promessa

contro il vento,

stridono le lunghezze di catena

ora vorrebbe sciogliersi la nave

seguire la corrente che conduce

ad altri itinerari,

le maglie tese vincono

la lotta contro il cuore

ma l’amore

porta in cielo i sogni…

così quando sto insieme

a quei pensieri

che mi detta l’essenza delle notti

sboccia la primavera

a questo autunno

che si affaccia illuso

nel deserto di sabbia di parole.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on maggio 4, 2017 at 07:11  Comments (8)  

Vetri

(3° annotazione di una casalinga)

 

Se l’equilibrio

si mantenesse all’ordine

dei vasi di fiori

dai vetri potrebbe entrare più luce!

Il comporsi e lo sciogliersi di gocce

lascia intravedere piccole ombre e aloni che

i miei occhi fissano scrutando in trasparenza

la mezza finestra appannata

Nell’alito caldo

nel gomito

che produce un rito a strofinare

con gesti consunti eccomi ad ogni tempo, qui

energia vitale sul davanzale

in arrampicate scivolose sui vetri.

 

Aurelia Tieghi

Published in: on maggio 4, 2017 at 07:11  Comments (7)  

La ragazza nuda

Si tiene al tavolo, il tavolo è nelle vesti
ha vecchi versi nel ventre del cassetto
e fermo sta sulle sue gambe.
Di che sorridete?
Pure avendo al di là delle sue parolette,
di dentini-parole d’un bianco cosí puro,
una linguetta rosa, raro fugace momento,
anche Dio lei possiede!

Ah lo so quel sorriso! Pudore. E una grande
sconfitta, di cui saccheggia la vita i frutti,
ecco i frutti rotondi e maturi.
Fanciulla con la mano sui teneri piccoli seni,
con ciuffetti di brezza tra le ascelle
e sul grembo, che non significa sempre
quello a cui vi seduce e che non ha,
trema nella trepida nudità.

Presto buio sarà, tagliente come una lama,
e lei teme e non vede
che la terra che sta e non crolla,
piú di tutte le cose la ama.
E finestra e tavole e letto invidiano la terra
dove in ginocchio lei posarsi dovrà.

Presto buio sarà, e polvere sulle mie sillabe,
polvere sui miei fianchi, polvere greve, densa,
che dovunque s’attacca, polvere che bacia
i petali del fiore, del fiore che non si piega.
Meraviglioso fiore! Ma perché
ai suoi steli laggiú cosí sottile?

E di che sorridete
al di là di parolette canterine,
là dove Dio possedete?
Si tiene al tavolo, il tavolo è nelle vesti
e dal cassetto su lui una vertigine piomba,
ma alla fine sta fermo sulle sue gambe.

JIŘÍ ORTEN

Published in: on maggio 4, 2017 at 06:56  Comments (3)