E’ primavera, piovono premi!

Ci giunge un graditissimo comunicato dall’amico poeta Piero Colonna Romano, che trascrivo con vero piacere:

Piovono premi e riconoscimenti sull’azzurro sito Poetare e sul nostro Cantiere, ed è con gran piacere che vi informo che nel prestigioso “Premio Letterario e Artistico Internazionale AMBIART” promosso da SIMA col patrocinio del comune di Milano la nostra ottima poetessa Sandra Greggio ha conseguito il quarto posto, nella affollatissima sezione Poesia a tema libero con la poesia “Vuoto”, che qui di seguito vi proponiamo:

Vuoto

Ho preso un foglio,

un foglio bianco.

Vi ho disegnato il vuoto;

dentro vi ho scritto:

mi manchi.

Sandra Greggio

§

Sandra è stata calorosamente applaudita, nell’auditorium “Teresa Sarti Strada” di Milano, il 6 maggio scorso. A quegli applausi ho unito ed unisco i miei, assieme ai più vivi complimenti. E mi corre l’obbligo d’aggiungere alla bella notizia precedente, l’informazione che nello stesso concorso e sezione e nello stesso auditorium, la mia poesia “Ofelia” è stata premiata da una generosa giuria che le ha attribuito il primo posto.

Ofelia
(da un dipinto di Millais)

Va verso il mare e m’incanto a guardare,
l’acqua la culla e lei sembra dormire,
fronde s’inchinan, col loro stormire
par che un saluto le vogliano dare.

Lieve la veste, le forme a svelare,
labbra un sorriso vorrebbero aprire,
ma sul bel viso, a volerlo abbruttire,
passan ricordi, malvagi a pensare.

Mente che visse promesse d’amore,
perse ragion per la grande illusione,
marcio sfuggì per crudele emozione.

Or che nel mare avrà liete le ore,
or che svaniscon frementi passioni,
potrà cantar le più dolci canzoni.

Piero Colonna Romano

§

Ma non è finita qui perché il nostro strepitoso, unico, inarrivabile, irripetibile, incommensurabile Santi Cardella nel premio letterario nazionale 2017 “Nicola Zingarelli” di Cerignola (FG), città dove nacque il grande linguista, con la poesia “L’accordo” che riportiamo qui sotto, è stato classificato, da una qualificatissima giuria, al terzo posto e, sempre il 6 maggio (in contemporanea con le due precedenti premiazioni dell’Ambiart) nel teatro “S. Mercadante” della bella cittadina della Capitanata pugliese, è stato subissato da una valanga d’applausi, ai quali unisco il mio con i più sinceri complimenti.

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L’accordo

Inseguo una farfalla luminosa,

quasi ne tocco l’ali,

ma la farfalla che anima il mio sogno

volteggia per giardini surreali

dentro un pugno di luce

impalpabile, etereo;

e mi riporta tenera la voce

felice del tuo canto

che da un sentiero alpestre colmo d’oro

s’effonde tra i miei sensi e il firmamento.

Farfalla luminosa tra le dita,

tu che conosci i tasti del mio cuore

e sai l’angoscia del mio sentimento,

portami in volo al sospirato guado

ove la via celeste alta s’annida

fra quei suoni e quei canti;

e sulla scala magica del sogno

guida la mano a indovinar le note

profonde, emozionanti,

dell’accordo fra questa e l’altra vita.

Santi Cardella

§

di Piero Colonna Romano

Published in: on maggio 8, 2017 at 12:55  Comments (21)  

Ballata

Ho piantato aie in terra battuta
e seminato lunghe corna di buoi
sotto il giogo dei carri.

Ho scardinato spighe
nell’aria torva di pula
e messo da parte frumento.

Ho ascoltato le luci
accendersi prima dell’alba
e le voci vestirsi di panni usurati.

Poi aprire le stalle
e andare nei campi
a raccogliere uva
insieme a quei canti.

Ho anche ballato alla luna
sull’aia il giorno del Santo
insieme a rosse gonne
arricciate dal vento.

Lorenzo Poggi

Published in: on maggio 8, 2017 at 07:22  Comments (12)  

Istinto ancestrale

Come tante son madre atterrita,

rifuggita da terra sbagliata,

devastata da orrende chimere

e da infami tiranni azzannata.

Già distrutto il reale trascorso,

frantumata è l’antica interezza

che impietosa la morte recise

e or confuso futuro s’appresta.

Pur se conscia di un nuovo calvario,

giammai peggio del male sofferto,

iniziato sgomenta ho il mio viaggio

con coraggio strappato a ogni passo:

fra le braccia mie ignare creature

ché proteggerle è istinto ancestrale.

Ora ferma, ma ancora non giunta,

nella terra che giusta ho creduto,

scopro fango ed assurda violenza,

del diverso il più cieco rifiuto.

Disillusa, ferita, prostrata,

sconfortata m’ha preso certezza

che una lotta infinita m’aspetta

contro altre efferate chimere:

fiere atroci di sangue mai sazie

per diritto di storia e di razza.

Nuovamente raccolgo le forze,

con mie uniche armi l’amore

e la dolce speranza ch’è scritta

nel candore degli occhi a me figli,

dove in loro tormento io leggo

sacrosanto il diritto alla vita.

 

Alberto Baroni

Published in: on maggio 8, 2017 at 07:20  Comments (14)  

Tutte le parole del mondo

TOUTES LES PAROLES DU MONDE

Toutes les paroles du monde quand à la fois je te les aurai données
Toutes les forêts d’Amérique et toutes les moissons nocturnes du ciel
Quand je t’aurai donné ce qui brille et ce que l’œil ne peut pas voir
Tout le feu de la terre avec une coupe de larmes
La semence mâle des espèces diluviennes
Et la main d’un petit enfant
Quand je t’aurai donné le caléidoscope des douleurs
Le cœur en croix les membres roués
L’immense tapisserie des hommes martyrisés
Les écorchés vivants à l’étal suppliciaire
Le cimetière éventré des amours inconnues
Tout ce que charrient les eaux souterraines et les voies lactées
La grande étoile du plaisir dans l’infirme le plus misérable
Quand j’aurai peint pour toi ce vague paysage
Où les couples se font photographier dans les foires
Pleuré pour toi les vents chanté que mes cordes en cassent
La messe noire de l’Adoration perpétuelle
Maudit mon corps avec mon âme
Blasphémé l’avenir et banni le passé
Fait de tous les sanglots une boîte à musique
Que tu oublieras dans l’armoire
Quand il n’y aura plus de rossignols dans les arbres à force de les jeter à tes pieds
Quand il n’y aura plus assez de métaphores dans une tête folle pour t’en faire un presse-papiers
Quand tu seras lassée à mourir du culte monstrueux que je te voue
Que je n’aurai plus ni voix ni ventre ni visage et les pieds et les mains sans place pour les clous
Quand les verbes humains auront tous dans mes doigts brisé leur verre
Et que ma langue et mon encre seront sèches comme une station expérimentale pour les fusées interplanétaires
Et les mers n’auront plus laissé derrière elles que la blancheur aveuglante du sel
Si bien que le soleil ait soif et la lumière sur ce parquet de trémies oscille
Le schiste éteint le firmament amorphe et l’être à jamais épuisé de métamorphoses

J’inventerai pour toi la rose

§

Quando tutte insieme le parole del mondo ti avrò dato
Tutte le foreste d’America e tutte le messi notturne del cielo
Quando ti avrò dato ciò che brilla e ciò che l’occhio non può vedere
Tutto il fuoco della terra come una coppa di lacrime
Il seme maschile delle specie diluviane
E la mano di un bambino
Quando ti avrò dato il caleidoscopio dei dolori
Il cuore in croce le membra spezzate
L’arazzo immenso delle genti torturate
Gli scorticati vivi sul palco del supplizio
Il cimitero sventrato degli amori sconosciuti
Tutto ciò che trasportano le acque sotterranee e le vie lattee
La grande stella del piacere nell’infermo più miserabile
Quando ti avrò dipinto questo vago paesaggio
In cui le coppie si fanno fotografare alle fiere
Pianto i venti per te cantano fino a spezzarmi le corde
La messa nera dell’Adorazione perpetua
Maledetto il mio corpo e maledetta la mia anima
Bestemmiato l’avvenire e bandito il passato
Fatto di tutti i singhiozzi un carillon
Che dimenticherai nell’armadio
Quando non vi saranno più usignoli negli alberi a furia di lanciarli ai tuoi piedi
Quando non vi saranno più metafore in una mente folle per fartene un fermacarte
Quando sarai sfinita dal culto mostruoso che ti tributo
Quando non avrò più voce né ventre né volto e piedi e mani non avran più spazio per i chiodi
Quando tutti i verbi umani avranno infranto nelle mie dita il loro vetro
E la mia lingua e il mio inchiostro saranno inariditi come una stazione sperimentale per razzi interplanetari
E i mari non si saranno lasciati dietro che il candore accecante del sale
Così che il sole abbia sete e la luce oscilli su quel pavimento di cristallo
Lo scisto spento il firmamento amorfo e l’essere per sempre spossato dalle mutazioni

Io inventerò per te la rosa

LOUIS ARAGON

Published in: on maggio 8, 2017 at 07:18  Comments (2)  

Panta rei

Giocondapantarei

Ciò che sono … Panta Rei
quando il tempo che mi fu dato passò
io ero lì e guardavo
lo spasso dei giorni violenti della coscienza
e la mia coerenza era quella di piangere
per mancanza di parole
e di dolore inerme in colpa d’esser nato
davanti a tanta conoscenza inutile al viver
come uomo
ho aspettato di sapere
come se avessi potuto
un giorno
orientare ciò che ero
ma sorpreso ora so che sono
il contrario di ciò che sono

Enrico Tartagni
Published in: on maggio 8, 2017 at 07:07  Lascia un commento