Ho un amico…

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

è un collega di lavoro, d’una decade

più giovane del sottoscritto,

anche lui approdato fra le grandi

braccia dell’istituzione INPS.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché gli ho insegnato i rudimenti

del disegno industriale un secolo fa,

su fogli di carta da spolvero e poi

su carta lucida con penne Rotring.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché parlavo più di lui, dovendogli

insegnare questo e quello e fors’anche

fra –questo e quello-, qual’era meglio

scegliere “nello specifico” caso.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché lo “specifico caso” non sempre

era specifico, ma senza il sostegno

delle Norme bisognava scegliere e

sceglievo io che avevo l’Esperienza.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché non sempre facevo valere

l’esperienza, ma sapevo cogliere

il valore della novità e dell’intuizione

e avevo sguardi franchi e sereni.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché non abbiamo mai litigato

sulla scelta se aprire o meno una finestra,

per garantire il “giro d’aria” all’ufficio

nel quale vivevamo gran parte di vita.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché gli ho insegnato a non spendere

parole inutili per fare scelte alle quali

attribuivano valore vitale, anche se

valore vitale non avevano quasi mai.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché eravamo persone di spirito

e lo sapevamo dosare naturalmente

con grande cura, annusando nell’aria

gli altrui feromoni della tensione emotiva.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché a volte mi chiamava maestro

anche quando maestro non ero –nello

specifico caso- e finalmente ci si capiva

oltre il significato letterale delle parole.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché sempre più spesso abbiamo

demolito i ruoli, ed era bello per entrambi

trovarsi dall’altra parte del fossato

perché c’erano orizzonti nuovi da scoprire.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

e sapete qual è uno degli orizzonti nuovi

che abbiamo scoperto con questo

gioco di ruolo replicato ogni volta?

E’ che ci sentiamo ancora giovani come nel ’75.

 

Carlo Baldi

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Published in: on maggio 24, 2017 at 07:16  Comments (7)  

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7 commentiLascia un commento

  1. Grande Carlo! La prendo e la faccio mia
    Tinti

  2. Un bel messaggio che rinfranca e mette in luce il valore del rispetto, della meritata stima e dell’amicizia in tutti gli ambiti della vita, valori che oggi ahimè sono purtroppo in disuso. Bravo Carlo, un caro saluto. Roberta

  3. Te lo meriti quell’amico, caro amico. Intensa e bella è questa poesia e godibile il leggerla, per quel che fa sentire. Bravo Carlo! Piero

    • Caro Maestro e amico, quante poesie sono uscite dal cassetto fisico ed altre da quello del cuore, per gli stimoli che, per tuo merito, sono venuti alla luce! Proprio così! Carlo

  4. Carlo… dolcissimo ragazzo… Piera

    • Hai presente Piera quando nel leggere qualche parola, poche, un motto… ti sale un’onda, su..su, dal petto alla gola e capisci che non è il motto in sé che ti procura quella emozione, ma la magica unione con colei che te lo indirizza. Grazie. Un abbraccio. Carlo

  5. Un’amicizia davvero splendida, come splendida è la poesia.
    Un caro saluto

    Maristella


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