Ti racconterò di me

Non ho memoria di me
Di quel che è stato
Sarà ed è
I miei ricordi
Sono cassetti d’altri
Colmi
Di rumorosi pensieri
Sguardi estranei
Aperti
E
Chiusi
Da chi rimane
Edè già lontano
Mentre vengo chiamata
(Da controfigura)
A far la mia parte
Su questo palcoscenico
A luci spente
Che è la vita
Sempre meno mia
E sempre più distante…
Lo so!
Per troppo tempo
Fui affidata
A torbide mani
Ingrate
Per colmar quei vuoti
Scavati
Da un incosciente destino
Avaro
Ma ti prego…
Non me ne volere
Se ora taccio e non piango
Artefice
Mi è
Il mio ultimo applauso

Anileda Xeka

Published in: on giugno 1, 2017 at 07:49  Comments (6)  

Lascia andar via

Lascia andar via
tutte le tue emozioni
provate nei momenti
di sconforto;
devi sorridere alla vita
persa nel punto
del grande universo.
Lascia andar via il buio
e la tempesta
e sorridi ai tuoi sogni
senza castelli di sabbia.
Sorridi al viaggiatore che è in te,
fatti portare lontano
dove non avverti neppure
il peso del tuo primo sasso
costruito con il tuo sorriso.

Glò

Published in: on giugno 1, 2017 at 07:48  Comments (8)  

Luce residua

RESTLICHT

Doch doch, ich gehöre auch zu denen,
die es hier aushalten. Leicht sogar,
im Vergleich zu Kattowitz oder Montevideo.
Hie und da Reste von Landschaft,
rostende Eisenbahnschienen, Hummeln.
Ein kleiner Fluß, Erlen und Haselnüsse,
weil das Geld nicht gereicht hat
zur Begradigung. Uber dem trüben Wasser
das Summen der Hochspannungsmasten
stört mich nicht. Es redet mir ein,
daß ich noch eine Weile lang
lesen könnte, bevor es dunkel wird.
Und wenn ich mich langweilen will,
ist das Fernsehen da, der farbige Wattebausch
auf den Augen, während draußen
die kindlichen Selbstmörder auf ihren Hondas
um den nassen Platz heulen. Auch der Krach.
auch die Rachsucht ist noch ein Lebenszeichen.
Im halben Licht vor dem Einschlafen
keine Kolik, kein wahrer Schmerz.
Wie einen leichten Muskelkater
spüren wir gähnend, sie und ich,
die von Minute zu Minute
kleiner werdende Zeit.

§

Ma sì, ma sì, anch’io sono qua, fra quelli
che resistono. È persino facile,
a paragone di Katowice o Montevideo.
Qua e là resti di campagna,
binari arrugginiti, calabroni.
Un fiumiciattolo, noccioli e ontani,
perché non sono bastati i fondi
per far piazza pulita. Sopra l’acqua lurida
il ronzio dei fili ad alta tensione
non mi disturba. Mi vuol convincere
che potrei leggere ancora un po’,
prima che faccia buio.
E se mi voglio annoiare,
ho la televisione, l’ovatta colorata
sugli occhi, mentre di fuori
i ragazzini suicidi sulle Honda
sgommano in tondo sulla piazza bagnata. Anche il fracasso,
anche la sete di vendetta sono pur un segno di vita.
In questa fioca luce prima del sonno
niente coliche, nessun vero dolore.
Come un lieve crampo nei muscoli
sentiamo, loro e io, sbadigliando,
di minuto in minuto il tempo
farsi più piccolo.

HANS MAGNUS ENZENSBERGER

Published in: on giugno 1, 2017 at 07:01  Comments (4)  

Camini

Camini che fumano
Camini che attendono
Uomini che fumano accanto al camino
E attendono che avvenga il loro destino
Credendo di farlo loro 
In quel gesto nel vuoto
Fumi di camino di case o di fabbriche
Focolari e ciminiere
Gas di scappamento
E uomini scappati
I vecchi focolari abbandonati
I vecchi abbandonati senza focolare
Camini vuoti che raccontano 
Camini che ricordano di esseri
Raccolti attorno e che parlano
Camini colorati e senza fuoco
Che non attendono più
Discese di Befane
Camini bianchi e vuoti
Come orbita senza l’occhio
Camini che contengono
La luce fredda dei televisori
Camini di campagna con rustici
Tizzoni accesi che scaldano
E braci covate sotto la cenere
A cuocere uova e patate
Fuochi che cullano e incantano
Anche negli eleganti camini di città 
Ipnotici ti portano in un altro mondo
Fanno silenzio al caos del giorno
E avviluppano di calore il cuore

azzurrabianca

Published in: on giugno 1, 2017 at 06:52  Comments (10)