Argentino tango

Tango
Aroma di sensi
Profumo e sudore,
Baci pensati, profondi,
Corpi sfioranti e
Avvolti.
Tango eros,
Gambe intrecciate,
Amplesso immaginato,
Musicato, ritmato.
Conquista
Sguardi desiderosi,
Desideri inespressi
In un passo definito
In un movimento
Liberato… deciso,
Elegantissimo.
Argentino Tango
Amore antico…
Eros… ancora.

Piera Grosso

Published in: on giugno 8, 2017 at 07:41  Comments (14)  

Inno alla vita

(Dipinto dell’autore)

Corpo mai visto

si’ fatta bellezza

occhi m’incanta

 

Labbra dischiuse

inno alla vita

grido m’assale

 

Minuta carne ninno,

fra le mie forti braccia.

 

Tra i tuoi larghi occhi

gemme d’amore,

colmano solchi di dolore.

 

Con travagliato parto

vita hai donato.

Fertilità del campo,

la più dorata spiga.

 

Di Grazia Madre

Sola

Nel tuo cupo letto.

 

Occhi son spenti

smorfia di dolore

immensa sei

nell’atto di donare.

 

Compongo i capelli

nella tua notte.

 

Ti baciamo.

 

Raffaele Saba

Published in: on giugno 8, 2017 at 07:26  Comments (16)  

Noia

Il replicare stanco degli eventi
cadenza la discesa della vita
come un’anafora abusata e frusta
che fa mediocre il verso a una poesia

Io vorrei che mi restassi accanto
dolce ricordo dal sapor del miele
come quell’orso mio di pezza bianco
che fu dei giochi antichi un buon compagno

Consolazione mia sarebbe allora
poterti accarezzare nella notte
quando là fuori infuria la tempesta
e un’altra dentro s’agita più forte

Perché non c’è migliore amica al mondo
della memoria di un felice istante
che vicino l’amor ti fa sembrare
e la noia e la morte più lontane

Fabio Sangiorgio

Published in: on giugno 8, 2017 at 07:08  Comments (5)  

Vicino a una torre saracena, per il fratello morto

Io stavo ad una chiara
conchiglia del mio mare
e nel suono lontano udivo cuori
crescere con me, battere
uguale età. Di dèi o di bestie, timidi
o diavoli: favole avverse della
mente. Forse le attente
morse delle tagliole
cupe per volpi lupi
iene, sotto la luna a vela lacera,
scattarono per noi,
cuori di viole delicate, cuori
di fiori irti. O non dovevano crescere
e scendere dal suono: il tuono tetro
su dall’arcobaleno d’aria e pietra,
all’orecchio del mare rombava una
infanzia errata, eredità di sogni
a rovescio, alla terra di misure
astratte, ove ogni cosa
è più forte dell’uomo.

SALVATORE QUASIMODO

Published in: on giugno 8, 2017 at 06:57  Comments (4)