Vicino a una torre saracena, per il fratello morto

Io stavo ad una chiara
conchiglia del mio mare
e nel suono lontano udivo cuori
crescere con me, battere
uguale età. Di dèi o di bestie, timidi
o diavoli: favole avverse della
mente. Forse le attente
morse delle tagliole
cupe per volpi lupi
iene, sotto la luna a vela lacera,
scattarono per noi,
cuori di viole delicate, cuori
di fiori irti. O non dovevano crescere
e scendere dal suono: il tuono tetro
su dall’arcobaleno d’aria e pietra,
all’orecchio del mare rombava una
infanzia errata, eredità di sogni
a rovescio, alla terra di misure
astratte, ove ogni cosa
è più forte dell’uomo.

SALVATORE QUASIMODO

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Published in: on giugno 8, 2017 at 06:57  Comments (4)  

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4 commentiLascia un commento

  1. Un’altra perla che Massimo sempre cii regala con passione. Grazie carissimo, un abbraccio. Roberta

  2. Grazie Max! Piera

  3. Belissima! Gaazie Massmo

  4. Immenso nella sua grandezza
    Tinti


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