Mi tuffo un istante nella luce

Mi tuffo un istante nella luce
guardo in basso la sorgente
spore odorose risalgono
segni di una rinascita
vie avvezze ai fiori
percorse da radici
scavano nel profondo
per non morire…

Antonietta Ursitti

Published in: on giugno 10, 2017 at 07:29  Comments (13)  

Lo zodiaco

Ci sono i segni zodiacali

che indicano, delle costellazioni

le posizioni astrali.

Agli oroscopi non credo

un poco sì, alle influenze del cielo

che incombe su di noi.

Sappiamo che la luna

ad esempio, agisce sulle maree

e anche sull’umore di qualcuna.

O di qualcuno.

Le stelle non fanno differenze

sul sesso o sulle coscienze.

Chi nasce sotto il segno del Leone

ha temperamento forte.

Non teme neppure la morte.

Chi appartiene alla Bilancia

a volte è sul melo, altre sul pero

sempre in resta la lancia.

Oggi è su, domani giù

ieri così, dopodomani chissà,

chi lo sa cosa combinerà.

E che dire dell’Ariete?

Così cocciuto, ma tanto amabile

con lui si trascorrono ore liete.

Potrei continuare

a trattar dei segni, ma solo il cielo sa

qual è veramente la realtà.

Perciò mi fermo qua.

 

Danila Oppio

Published in: on giugno 10, 2017 at 07:25  Comments (9)  

Le nubi

addensarsi di nubi

cupe e dense

mosse dal vento

montagne di panna

arricciate come lana di pecora

allungate a cercare una meta

gonfie di pioggia

grigie, ammassate

sulle cime dei monti

formano profili

immagini di giganti

filtrano i raggi

come ad indicarci

una meta

si stringono nel rigido inverno

saettano in primavera

come treni in corsa

si diradono e si nascondono

al caldo sole estivo

 

Maristella Angeli

Published in: on giugno 10, 2017 at 07:19  Comments (17)  

Alcimo

 .
Alcime, quem raptum domino crescentibus annis
Lauicana leui caespite uelat humus,
Accipe non Pario nutantia pondera saxo,
Quae cineri uanus dat ruitura labor,
Sed faciles buxos et opacas palmitis umbras
Quaeque uirent lacrimis roscida prata meis
Accipe, care puer, nostri monimenta doloris:
Hic tibi perpetuo tempore uiuet honor.
Cum mihi supremos Lachesis perneuerit annos,
Non aliter cineres mando iacere meos.
 .
§
 .
Alcimo, preso al tuo padrone negli anni a levante,
ti copre d’un manto leggero la terra labicana.
Per te non il peso d’un marmo malfermo di Paro,
opera moritura che si impone ai morti,
ma bossi teneri e le dense ombre della vite
e l’erba cresciuta dal pianto. Eccoli,
bimbo, i segni del nostro dolore. Un funerale
immortale, che – quando Lachesi
avrà esordito il tempo che ci è dato –
voglio, per il riposo delle nostre spoglie, uguale.

PUBLIO VALERIO MARZIALE

Published in: on giugno 10, 2017 at 07:09  Comments (1)