Amore

Una ragazza spaventata s’avvolgeva nella palude,
si diffondevano lugubri i motivi delle rane,
sui binari s’agitava qualcuno dai capelli rossi,

e rimbrottando passavano le locomotive coi boccoli.
Su coppie di nubi attraverso il delirio solare,
incalzava la foga di una  mazurca d’aria,
ed ecco io, torrido marciapiede di luglio,
mentre una donna getta baci come cicche!

Abbandonate le città, stupida gente!
Andate nudi a versare al solleone
vini ubriachi negli otri-petti,
pioggia-baci sulle braci-guance.

VLADIMIR VLADIMIROVIČ MAJAKOVSKIJ

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Published in: on giugno 12, 2017 at 07:41  Comments (3)  

Un motivo

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Rosi da pensieri,
occhi persi e
cuori strizzati,
cerchiamo
un motivo per
amare
la nostra imperfetta,
sconosciuta storia.

.
Simone Magli

Published in: on giugno 12, 2017 at 07:19  Comments (8)  

I Canadesi di Villanova di Bagnacavallo

Una passeggiata in una sera solitaria di maggio
solitario in riva al fiume del Lamone
a Villanova in quel di Bagnacavallo da Ravenna
e le file dei bianchi canadesi
si riposano dell’inutile fatica
d’attraversare il ponte per gli indifesi.
Proprio era un altro tempo
quando il grano si mieteva a luglio
e i fossi di campagna si sciacquavano d’acqua pulita
per le rane
e le sterrate stradine erano lavoro ai contadini
giochi per i bambini
dove i sentieri si adornavano di frutta
e avevano consegnato il senso alle divinità.
Solitaria nel mondo
la campagna
coi suoi nascosti sacerdoti
col suo fluire sotto al bosco
regalava
dal limo nero del suo fiume
fino al nero delle stelle
i sogni liberi dell’uomo ad aria rossa del rosso dei papaveri
ed era col verde delle rive insinuanti che gli parlava…
poi…
diurno celòstata il campanile che rintocca a Villanova
mette nel cuore il silenzio del sentire
d’aver perso anche il rumore dello scorrere del fiume
e lassù
nel cielo
dove punto
sotto e sopra
dove vorrei ritrovare quel che cerco
proprio ho un altro tempo che avrà il suo limite a finire…
a disegnare bianchi del cielo esornativi
i sentieri degli aeroplani d’alta quota
e in terra ho cancellato i miei.

Enrico Tartagni

Published in: on giugno 12, 2017 at 06:54  Comments (5)  

Ma come facevamo?

Ma come facevamo nella casa senza salotto

dove la sedia impagliata era il divano

e la tivù le storie dei vicini?

Il mondo passava dall’officina

e arrivava a tavola, la sera.

Sconfinato – nel suo spazio siderale

tra la credenza e la stufa.

Poi, adolescenti dal seno piatto

noi – sedute sul letto –

piangevamo felici le note di battisti

e stringevamo amori

tra le cinghie dei libri.

Ora la noia

tra un pensiero e il culo grosso

tra la voglia di andare e una crepa bianca,

la noia – come una macchia scura

indelebile

sul sofà di vera pelle.

.

Anna Zucchini

Published in: on giugno 12, 2017 at 06:20  Comments (7)