Delfica

La connais-tu, Dafné, cette ancienne romance
Au pied du sycomore, ou sous les lauriers blancs,
Sous l’olivier, le myrte, ou les saules tremblants
Cette chanson d’amour qui toujours recommence ? …

Reconnais-tu le Temple au péristyle immense,
Et les citrons amers où s’imprimaient tes dents,
Et la grotte, fatale aux hôtes imprudents,
Où du dragon vaincu dort l’antique semence ? ..

Ils reviendront, ces Dieux que tu pleures toujours !
Le temps va ramener l’ordre des anciens jours ;
La terre a tressailli d’un souffle prophétique …

Cependant la sibylle au visage latin
Est endormie encor sous l’arc de Constantin
– Et rien n’a dérangé le sévère portique.

 

§

La conosci, tu, Dafne, quell’antica romanza,

Ai piedi del sicomoro o sotto i bianchi allori,

Sotto l’olivo, il mirto, o i tremolanti salici,

Quella canzone d’amore… che sempre ricomincia?…

Riconosci il Tempio dall’immenso peristilio,

E i limoni agri ove affondavano i tuoi denti,

E la grotta, fatale agli ospiti imprudenti,

Dove del vinto drago dorme l’antico seme…

Ritorneranno, sai, quegli dei che tu ognora piangi!

Il tempo sta per ristabilire l’ordine dei giorni antichi,

E la Terra trasale d’un profetico respiro…

Dorme intanto la sibilla dal volto latino

Laggiù ancora sotto l’arco di Costantino:

– E nulla ha disturbato il portico severo.

 

GÉRARD DE NERVAL

Published in: on giugno 13, 2017 at 07:46  Comments (4)  

Sempre più soli

Lontano il tempo

in cui le storie e i sentimenti,

lenti, passavan fra le labbra

e in stimolata fantasia

privilegio era l’ascolto,

fra le distinte unicità.

 

Ora in celate fibre ottiche

o in aria, volano i pensieri

d’un mondo accellerato,

stravolto da accadimenti

che in un batter di ciglia

sopraggiungono e vanno.

 

Come un branco di pesci

questa fitta rete ci stringe

in un globale asfittico contatto,

‘sì che per ascoltar noi stessi

costruiamo bolle d’universi

sempre più soli.

 

Alberto Baroni

Published in: on giugno 13, 2017 at 07:29  Comments (17)  

Ascolto

Sento una musica nella pioggia che cade

parla di te, di me,

di noi come siamo,

parla di ciò che neanche la poesia riesce a dire,

delle parole rimaste incastrate

tra la gola e il cuore,

delle lacrime non piante,

della gioia inespressa,

della vita non vissuta.

Sento una melodia antica

nelle ombre della sera che giunge

sento una musica dentro di me

che non parla solo d’amore.

 

Sandro Orlandi

Published in: on giugno 13, 2017 at 07:27  Comments (22)  

Non chiamarmi amica

Non mi dire mai più “amica mia”:

tu non sai quanto è forte lo strazio

di quest’anima che voleva amarti

per l’attesa trascorsa a cercarti.

 

Ci vuol tempo a mutare in affetto

ciò che prima donava respiro

e più ancora a capire che tutto

non ha senso ed è già svalutato.

 

Sofferenza che è solo pazzia

e si esprime con fare incoerente:

io ho sbagliato, tu non sei innocente

e il dolore ha compiuto razzia.

 

Foglia d’autunno

 

Published in: on giugno 13, 2017 at 07:05  Comments (6)