Cenere

Quello che non sappiamo come un sogno,
come la pioggia, scende in cuore a sera.
Il freddo stringe sulle cose il lume,
lo squallore perenne dei giornali
abbandonati sulle strade, nomi,
fatti perduti appena nati, cenere.

Quello che non sappiamo come un treno
solo nel mondo giunge coi fantasmi
alle case di nebbia, da lontano
un bubbolìo di sonagliere, il carro
delle notti serene.

Quello che non sappiamo, come il freddo,
come la neve, scende sulle tombe.
Udimmo il vento porgere alle cose
il pensiero che l’ombra le fa sole.

Quello che non sappiamo è forse il volto,
il nostro volto che la morte un giorno
suggellerà col suo silenzio, nomi,
fatti perduti appena nati, cenere.

ALFONSO GATTO

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Published in: on giugno 20, 2017 at 07:14  Comments (5)  

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5 commentiLascia un commento

  1. Bellissima poesia, grazie caro Massimo. Roberta

  2. È di una tristezza infinita…ma è poesia assoluta!
    Grazie Max per le tue premure!
    Alberto B.

  3. Vero ed autentico poetare
    Grazie max
    Tinti

  4. Grazie Massimo, Mi piace Alfonso Gatto

    Giuseppe

  5. Grazie Massimo è stupenda! Piera


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