Sulla panchina

Pineta

Sulla panchina al centro del paese
Sedevamo una sera
Parlando del più e del meno
Raccogliendo il fresco della sera
E i nostri pensieri
Di oggi e di ieri
Delle cose delle nostre vite
E guardavamo distrattamente
Le poche auto che passavano
Che se ne fregavano
Del semaforo rosso
Ma c’è una telecamera lì
No ma non è puntata sul semaforo
È orientata sul municipio
O forse su tutta la piazza
Adesso fanno delle cose
Con un raggio molto ampio
Le tecnologie…
Poi ti sei interrotto
Cos’è questo rumore?
È il vento fra i pini
Sì sembra un fiume
È il vento nella pineta qua dietro
È lì che ci siamo presi le mani
In silenzio
Nel suono del vento

azzurrabianca

Published in: on luglio 3, 2017 at 07:46  Comments (9)  

La fonte da scoprire

Nel cuore di donna

crogiola lenta

la fiamma di dolore,

nel corpo ormai consunto

si lava ogni traccia d’impurità,

nel chiostro perfetto

di solitudine e silenzio

si leva alle prime luci

l’alba bianca, scabra

come l’anima immensa,

intatta, ancora immersa

nella fonte da scoprire.

 

Roberta Bagnoli

Published in: on luglio 3, 2017 at 07:19  Comments (18)  

Madre

Pensarti

sull’ultima via

e ritrovarmi

nella tua fisicità.

La cadenza

della voce

il piacere dei libri

la manìa

di fare lavori precisi

un antico dolore

incompreso.

E ti rivedo

seduta

presso la finestra

con lo scialle nero

a trillare

il cordino dei fiaschi

sul grembiule

umido di sala

con le mani gonfie

e il volto sfatto.

Si dissolve

l’assurdo

dei nostri conflitti

in sequenza di passi

mentre

oltre la curva

vorrei sentire

il tuo odore

in abbraccio infinito …

.

Graziella Cappelli

Published in: on luglio 3, 2017 at 07:12  Comments (10)  

Epifania

Punge il pino i candori dei colli
e il Piave muscolo di gelo
nei lacci s’agita, nel bosco.
Ecco il mirifico disegno
la lucente ferma provvidenza
la facondia che esprime
e riannoda e sfila
echi, gemme, correnti.
Tra voi parvenze e valli appena
sollecitate dal soffio del claxon,
mormorate dall’alba,
valgo come la foglia che riposa
col vivo cardo col bozzolo e l’oro,
valgo l’onda minuscola
che fu tua sete scoiattolo un giorno,
valgo oltre il dubbio oltre l’inverno
che s’attarda celeste ai tuoi balconi,
valgo più che il tuo stesso
venir meno con la neve
che il motore per sempre, fuggendo
dietro al sole, tralascia.

ANDREA ZANZOTTO

Published in: on luglio 3, 2017 at 07:04  Comments (4)