Fuori il mondo

Svegliarmi vorrei domani
Che mi aspetti
al solito posto trovarti,
E con te andar
Ammirando la mattina
Nel bel centro città
Tra caffè e parole
Negli occhi sorridendoci
Solo noi fuori il mondo…

Piera Grosso

Published in: on luglio 5, 2017 at 17:36  Comments (12)  

Il viaggio di Raffaele

E’ con sommo piacere che vi comunico un nuovo successo di un amico del Cantiere: il poeta e pittore Raffaele Saba si è aggiudicato il terzo premio alla XIV edizione del Premio Letterario Tridacna, la cui cerimonia di premiazione si è svolta lo scorso 1 luglio a Colonna (RM). Nel proporvi la poesia vittoriosa (e più sotto il dipinto dell’autore ispirato al brano) mi unisco a tutti gli amici del Cantiere nel tributare un sincero applauso a Raffaele augurandogli il successo che merita in entrambe le attività artistiche!

Il viaggio

Svolgi le vele verso l’infinito
per appagar la sete d’avventura.

Cavalchi l’onda dell’oscuro mar
mirando la prua all’orizzonte,
amico vento gonfia le vele,
spingi la rotta all’occidente.

Noce di quercia sfidi i frangenti
tempestoso dio calma i marosi,
dona maestrale e vigorosi venti.

Porto amico perso all’orizzonte
foschia e bonaccia svuotano le vele,
ti ritrovasti solo in quell’immenso,
senza cibo ed acqua a ristorare.

Della polare stella segui la rotta
venti nuovi sospingono la barca,
vivi per il ricordo dei tuoi cari,
lasciati in patria per seguir la meta.

Dei dell’olimpo spingono il tuo guscio
vedi tra le nebbie monti come draghi,
sconosciuti lidi, trasparenti laghi.

Terre nemiche attendono lo sbarco
aguzzi scogli forano lo scafo,
e l’albero maestro s’inabissa.

Vieni scaraventato oltre l’onda
e su soffice arena naufragato.

Tu che lasciasti il focolare amico
per appagar la sete d’ avventura,
ti ritrovasti in terra sconosciuta,
libero in volo verso nuova meta.

Raffaele Saba

(Dipinto dell’autore)

Published in: on luglio 5, 2017 at 11:15  Comments (17)  

Il dente di una sega come ultimo bacio

Il dente di una sega come ultimo bacio,

-hanno arrestato la mano gialla del paralume sul perimetro erotico-

Non si può dormire questa notte, la luna fatta a paletti
rincorre il cuore che ho lasciato nel porta oggetti…

cessate il fuoco, lei non si spoglia più per me…

uno stupido coltello bisbiglia nel metallo delle stelle
e questa è la duemila quattrocentesima notte di solitudine…

mi chiedono se sono pronto ad assolverti per aver aperto nuovamente le cosce,
ma loro non sanno che ho smesso di accusare quando ho pronunciato il primo vagito…

dove hai portato i miei baci? Cosa importa,
se quando mi telefoni il cavo rimane grigio
e non puoi più spogliarti per me…

il dente di una sega come ultimo bacio, sanguinano le allodole la ghiaia o i tram…

Massimo Pastore

Published in: on luglio 5, 2017 at 07:48  Comments (4)  

Chemio

(Scultura dell’autore)

Giovane corpo tuo

che Radio insidia,

Chemio e Tossina

fondono la vena.

 

Aghi e spine in seno

iniettano il veleno,

battaglia senza sosta

al Morbo che t’infesta.

 

Ha costruito casa

dentro la tua essenza,

per donare al sangue

la prematura morte.

 

Perdute le tue chiome

riccioli come Sole,

corona il capo tuo

nobile fil di seta.

 

La tua Santa Madre

Regina del dolore,

accogli la preghiera

di sventurato padre.

 

E’ bella come il Sole

il viso come neve,

profuma di violetta

è Luna la sua pelle.

 

T’ho ninnata a lungo

Mentre sognavi streghe,

il mio stonato canto

le facean fuggire.

 

Ora non ho potere

su questo grave male,

invoco una preghiera,

non lasciarla andare.

 

Raffaele Saba

Published in: on luglio 5, 2017 at 07:35  Comments (16)  

Empiti di me

LLÉNATE DE MÍ

Llénate de mí.
Ansíame, agótame, viérteme, sacrifícame.
Pídeme. Recógeme, contiéneme, ocúltame.
Quiero ser de alguien, quiero ser tuyo, es tu hora,
Soy el que pasó saltando sobre las cosas,
el fugante, el doliente.
.
Pero siento tu hora,
la hora de que mi vida gotee sobre tu alma,
la hora de las ternuras que no derramé nunca,
la hora de los silencios que no tienen palabras,
tu hora, alba de sangre que me nutrió de angustias,
tu hora, medianoche que me fue solitaria.
.
Libértame de mí. Quiero salir de mi alma.
Yo soy esto que gime, esto que arde, esto que sufre.
Yo soy esto que ataca, esto que aúlla, esto que canta.
No, no quiero ser esto.
Ayúdame a romper estas puertas inmensas.
Con tus hombros de seda desentierra estas anclas.
Así crucificaron mi dolor una tarde.

Libértame de mí. Quiero salir de mi alma.
.
Quiero no tener límites y alzarme hacia aquel astro.
Mi corazón no debe callar hoy o mañana.
Debe participar de lo que toca,
debe ser de metales, de raíces, de alas.
No puedo ser la piedra que se alza y que no vuelve,
no puedo ser la sombra que se deshace y pasa.
.
No, no puede ser, no puede ser, no puede ser.
Entonces gritaría, lloraría, gemiría. .
No puede ser, no puede ser.
Quién iba a romper esta vibración de mis alas?
Quién iba a exterminarme? Qué designio, qué‚ palabra?
No puede ser, no puede ser, no puede ser.

Libértame de mí. Quiero salir de mi alma.
Porque tú eres mi ruta. Te forjé en lucha viva.
De mi pelea oscura contra mí mismo, fuiste.
Tienes de mí ese sello de avidez no saciada.
Desde que yo los miro tus ojos son más tristes.
Vamos juntos. Rompamos este camino juntos.
Ser‚ la ruta tuya. Pasa. Déjame irme.
Ansíame, agótame, viérteme, sacrificarme.
Haz tambalear los cercos de mis últimos límites.
Y que yo pueda, al fin, correr en fuga loca,
inundando las tierras como un río terrible,
desatando estos nudos, ah Dios mío, estos nudos,
destrozando,
quemando,
arrasando
como una lava loca lo que existe,
correr fuera de mì mismo, perdidamente,
libre de mí, furiosamente libre.
Irme,
Dios mío,
irme!

§

Empiti di me.
Desiderami, stremami, versami, sacrificami.
Chiedimi. Raccoglimi, contienimi, nascondimi.
Voglio esser di qualcuno, voglio esser tuo, è la tua ora.
Sono colui che passò saltando sopra le cose,
il fuggitivo, il dolente.

Ma sento la tua ora,
l’ora in cui la mia vita gocciolerà sulla tua anima,
l’ora delle tenerezze che mai non versai,
l’ora dei silenzi che non hanno parole,
la tua ora, alba di sangue che mi nutrì di angosce,
la tua ora, mezzanotte che mi fu solitaria.

Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima.
Io sono ciò che geme, che arde, che soffre.
Io sono ciò che attacca, che ulula, che canta.
No, non voglio esser questo.
Aiutami a rompere queste porte immense.
Con le tue spalle di seta disseppellisci queste àncore.
Così una sera crocifissero il mio dolore.
Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima.

Voglio non aver limiti ed elevarmi verso quell’astro.
Il mio cuore non deve tacere oggi o domani.
Deve partecipare di ciò che tocca,
dev’essere di metalli, di radici, d’ali.
Non posso esser la pietra che s’innalza e non torna,
non posso essere l’ombra che si disfa e passa.

No, non può essere, non può essere.
Allora griderei, piangerei, gemerei.
Non può essere, non può essere.
Chi avrebbe rotto questa vibrazione delle mie ali?
Chi m’avrebbe sterminato? Quale disegno, quale parola?
Non può essere, non può essere, non può essere.

Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima.
Perchè tu sei la mia rotta. T’ho forgiata in lotta viva.
Dalla mia lotta oscura contro me stesso, fosti.
Hai da me quell’impronta di avidità non sazia.
Da quando io li guardo i tuoi occhi son più tristi.
Andiamo insieme. Spezziamo questa strada insieme.
Sarò la tua rotta. Passa. Lasciami andare.
Desiderami, stremami, versami, sacrificami.
Fai vacillare le cinte dei miei ultimi limiti.

E che io possa, alfine, correre in fuga pazza,
inondando le terre come un fiume terribile,
sciogliendo questi nodi, ah Dio mio, questi nodi,
spezzando,
bruciando,
distruggendo
come una lava pazza ciò che esiste,
correre fuor di me stesso, perdutamente,
libero di me, furiosamente libero.
Andarmene,
Dio mio,
andarmene!

PABLO NERUDA

Published in: on luglio 5, 2017 at 07:14  Comments (2)