Ancora premi per i nostri amici!

L’estate avanza ma non si ferma la pioggia di premi per i nostri amici poeti! Oggi vi voglio dare comunicazione di due successi relativi agli scorsi mesi di giugno e luglio: all’amico Salvatore Armando Santoro è stato conferito il premio speciale  “Maria Monteduro” sezione poesia nell’ambito del Concorso Internazionale di Poesia e Letteratura “De Finibus Terrae” tenutosi a Gagliano del Capo (LE). La IV edizione del concorso “La Lingua del Girasole”, concorso di aforismi online patrocinato dall’Associazione Artistico-Culturale Helianto di Como, ha invece premiato con menzione di merito l’amico Simone Magli per il suo aforisma “C’è tutta una vita, ma solo pochi attimi per viverla”. Ancora una volta è stata riconosciuta la qualità e la personalità dei poeti che onorano il nostro sito: propongo un brindisi alle loro imprese, comprese quelle future!

Il Cantiere

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Published in: on settembre 1, 2017 at 08:00  Comments (8)  

Prigioniera

Sola con il mio corpo rinchiuso in una gabbia,

ferita ed impacciata, degli istinti privata,          

mi dondolo per ore in una sterile rabbia.

Sono una elefantessa prigioniera del circo,

costretta ad esibirmi in un contesto infame,

dove solo per fame sopporto ogni tortura

che mi vuol genuflessa in derisorie trame.

Nata nella quiete libera e profumata        

della natura amica, le catene offendono

la mia indole antica e il danzar nell’arena

fra assordanti rumori è interminabile pena.

Nella memoria ho notti sotto cieli di stelle

e di lunghi tratturi insieme alle sorelle,

ogni ricordo è danno che mi è perenne affanno.              

Sogno allor lo stormire del vento fra le acacie

ed in quel dolce abbraccio vorrei poter morire

vegliata dai compagni che mi copron di rami

e fra quei rami il canto di un sommesso barrire.

 

Alberto Baroni

Published in: on settembre 1, 2017 at 07:48  Comments (10)  

La mia amica di Fanano

Su per gli Appennini
Col navigatore,
Così non mi perdo,
Vado dalla mia amica.
Non è stata bene.
Seguo il bisogno urgente,
Improrogabile del cuore
Di vederla e abbracciarla.
Arrivo e mi sorride.
“Vieni qui vuoi del the? “.
Il tempo si ferma
Tra le pieghe delle chiacchiere,
Quelle dei sorrisi e
I corridoi dei ricordi.
Il tempo scorre veloce
Nei rivoli di parole,
Perché stiamo bene.
Io la guardo fino in fondo
Giù giù oltre il tempo e i ricordi,
E la vedo com’è tutta.
Mi piace la mia amica.
Parliamo dei figli,
Di vita e d’amore sul divano
Mentre la luce ci scolpisce
In quello spazio per sempre.

Piera Grosso

Published in: on settembre 1, 2017 at 07:19  Comments (6)  

Neve nei sobborghi

SNOW IN THE SUBURBS

Every branch big with it,
Bent every twig with it;
Every fork like a white web-foot;
Every street and pavement mute:
Some flakes have lost their way, and grope back upward when
Meeting those meandering down they turn and descend again.
The palings are glued together like a wall,
And there is no waft of wind with the fleecy fall.

A sparrow enters the tree,
Whereon immediately
A snow-lump thrice his own slight size
Descends on him and showers his head and eye
And overturns him,
And near inurns him,
And lights on a nether twig, when its brush
Starts off a volley of other lodging lumps with a rush.

The steps are a blanched slope,
Up which, with feeble hope,
A black cat comes, wide-eyed and thin;
And we take him in.

§

Ogni ramo n’è carico,
Ogni rametto incurvato;
Ogni forcella è un candido piede palmato;
Ogni strada e ogni selce è fatta muta;
Alcuni fiocchi si sono smarriti, brancolano indietro verso il cielo:
Incontrando quelli che cadano in lente volute, si volgono e ridiscendono.
Gli steccati sono saldati insieme come un muro,
E non c’è fiato di vento nella pioggia di vello lanoso.
Un passero entra nell’albero,
Ed ecco improvviso
Un grumo di neve tre volte il suo piccolo corpo
S’abbatte sopra di lui, gl’inonda la testa e gli occhi.
Lo rovescia,
Quasi lo inurna,
Si posa su un rametto più basso, e l’urto lieve
Sventaglia via una scarica frusciante d’altri grumi adagiati.
Gli scalini sono un pendio imbiancato:
Lo risale con debole speranza
Un gatto nero, grandi occhi e sparuto;
E noi lo si fa entrare.

THOMAS HARDY

Published in: on settembre 1, 2017 at 07:13  Comments (1)  

Mi fondo con l’albero di quercia

(Dipinto dell’autore)

Strada del destino

marchi la mia sorte.

Aurora fresca del mattino

insidi triste notte.

 

Foglie d’inverno sul sentiero,

mutan d’oro il grigio asfalto.

Tracce di gomme segnano la strada

alba dorata urla di schianto,

Mi fondo con l’albero di Quercia.

 

L’abbraccio tuo mortale

la folle corsa arresta,

avvolto tra i rottami

il volto tuo m’allieta,

mirabile visione

di donna tanto amata.

 

Attendi il mio ritorno

ma l’ora si fa tarda.

Dal vetro il tuo respiro,

piange gocce di rugiada.

 

Colori il tuo bel viso

smalto sulle unghie,

danza la tua veste

con nervoso passo.

 

Candele sulla mensa

festeggi il compleanno.

Son spente, non arrivo,

carezzi il bimbo in grembo.

 

Con sibilo di Corvo

l’uscio si scuote.

Presagio al tocco dell’infausto uomo.

 

Treman le mani e il corpo sulla soglia.

Capelli sciolti al vento nella notte

la veste di broccato trasparente,

la mano sulle labbra

amaro pianto.

 

Luci e sirene squarciano l’Aurora

dentro il carro l’anima mia vola.

 

Opprimono con forza il petto mio

straniere mani a ritmo di danza.

Scintilla di respiro mi han donato

d’incanto rivedo il tuo bel viso.

 

Mi ritrovo ora in questo letto,

la mano nella tua

per sempre accanto.

Sfioro il nostro bimbo nel tuo grembo

Ringrazio Dio

d’avermi dato tanto.

 

Raffaele Saba

Published in: on settembre 1, 2017 at 07:09  Comments (4)