All’anguria

Quando l’agosto spegne
politica e disciplina
quando anche con Bisaglia
andresti in piscina
un rosso desiderio
eppur resiste
saldi nel solleone
i compagni ti baciano
con devota passione
tu, rossa passionaria
o anguria
bandiera proletaria

Se il borghese melone
gran qualunquista
sta con fichi e prosciutto
fa alleanza con tutto,
tu da sola rimani
e bisogno non hai
che della nostra sete
e delle nostre mani
nel ricurvo sorriso
del tuo quarto di luna
ci chiniam riverenti
sprofondando il viso
dolce come nessuna
o rossa passionaria
o anguria
bandiera proletaria.

STEFANO BENNI

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Published in: on settembre 5, 2017 at 07:42  Comments (5)  

Notte di giugno

Spegno le luci

per non disturbare

la rondine

rannicchiata

sul chiodo al muro.

                 

Sul tetto

rivoli di Luna

in distillati

profumi

di rose e gelsomini.

                 

Che cos’è la vita …

se non

il rapido scomparire

di una lucciola

nel sottobosco.

 

Graziella Cappelli

Published in: on settembre 5, 2017 at 07:13  Comments (8)  

Tutti migranti

Noi siamo i migranti in itinera gentium
………
dalle terre ai cieli
via da queste terre d’africa e di siria
terre desolate
sono spietate
d’ogni ira perplesse
volti d’istantanea virtuosa
occhi neri che non sanno nè piangere nè ridere
di donna nera di donna bianca
abbiamo un sangue e non ha un colore
ma questo mare punta in salita
non ha onde e non ha spiagge
ci lima le dita alle unghie
e non stiamo nemmeno nuotando…
affoghiamo…

Enrico Tartagni

Published in: on settembre 5, 2017 at 07:10  Comments (1)  

Alba antica

Sul mare del passato di un poeta

tuttor si pavoneggia l’alba antica

che lui non vede eppur morta non crede.

Il bel ricordo avanza verso l’oggi

e la sostanza appena ne scalfisce

com’onda bassa ch’a baciar lo scoglio

residui d’erba bruca al suo passaggio

lasciando eretta la falesia, esposta

al sole, al vento e del cielo all’acqua.

Mirabil vista viene offerta agli occhi

nel mentre monta ingenua onnipotenza

per quel serbar, del catenaccio in atto, 

la chiave ch’apra la sala dei miraggi

rivolta a Sud con la finestra al sole

e giù, al mar, salsedine impazzita.

L’ancor dormiente e provocante specchio

al Nostro va, protetto dalla sorte

nella porzion di tempo ad intervallo

tra il cobalto e la nascente aurora

e calmo il miracolo s’avvera

al primo raggio sopra l’orizzonte.

E nastri e nastri incidono la luce

sul blu ch’adesso vuol chiamarsi azzurro,

azzurro pria che il cielo se n’avveda.

Schiarito appar metà dell’universo

a mo’ di quando dopo il lungo inverno

i primi verdi muovono la zolla

prendendo posto ov’era solo brina

con il silenzio a fare da interregno

nel freddo assolo regalato al vento.

Fantasma destinato negli abissi,

solitudo, che scoglio or abbandona,

sfibrata defluisce verso il largo

e lascia spazio a piedi di fanciullo

dacché le orme su quel ner lui vuole

calcare ancora come pria ha fatto.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on settembre 5, 2017 at 07:07  Comments (2)