Raffica di premi per Raffaele

E’ con rinnovato piacere che vi diamo comunicazione di una serie di riconoscimenti che sono stati attribuiti ad un nostro amico poeta che da qualche tempo impreziosisce la nostra vetrina. Raffaele Saba in questa stagione estiva ha mietuto successi di grande prestigio: alla terza edizione del Premio Internazionale di Poesia Città di Latina ha ottenuto ben due segnalazioni di merito per le poesie “Oltre il sole” e “Passaggio Latino”, mentre alla XXIV edizione del Roncio d’Oro Premio Letterario Nazionale Città di Ronciglione (VT) si è aggiudicato il diploma di merito  con il brano “Amata Ronciglione fiore reciso”. E non è tutto: lo scorso 24 settembre a Varallo Sesia (VC) Raffaele ha conquistato l’undicesima posizione assoluta meritando il Diploma com medaglia aurea e targa all’edizione 2017 del Premio Internazionale di poesia Città di Varallo, con la poesia “Antica Varallo”. Tributiamo all’autore le vivissime congratulazioni di tutto il Cantiere, certi che a tali riconoscimenti ne seguiranno presto numerosi altri, di sempre maggior prestigio!

Il Cantiere

Published in: on settembre 27, 2017 at 12:26  Comments (16)  

Din don dan

Din, don, dan,
rintocca la campana
il vento il suon disperde
un poco lo distorce
quasi il cuore contorce.

Din, don, dan,
ripete il campanile
mugola un cane al vento
il suono infastidisce
il suo udito ferisce.

Din, don, dan,
l’eco i tocchi ripete
pel borgo li trasporta
pei vicoli li spinge
di voli il cielo tinge.

Din, Don, dan,
instabile è quel tocco
ho cuore ma ragiono
mi sveglio spesso in fretta
non sempre al cuor do retta.

Ma te l’avevo detto
mai tanto tempo aspetto.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on settembre 27, 2017 at 07:16  Comments (2)  

Possan del sol gl’illuminanti rai

Possan del sol gl’illuminanti rai
le nebbie dissipar da quelle menti
che – qual di certe tele i filamenti –
nell’impotenza tengono e ne’ lai…

Nel mentre – come amanti son dei guai –
al danno spingon con vivaci accenti,
i tanti – in quella coltre – non vedenti,
che indotti son perfino a esserne gai.

Di quelle – i lievitar – montan disagi,
e focolai accendon d’infezioni,
e di più gravi mali son presagi.

Che possa la tua storia, o Bel Paese
indurre a ripensar quei portamenti,
perigliosi! …. com’è a te – ormai – palese.

Armando Bettozzi

Published in: on settembre 27, 2017 at 07:13  Comments (3)  

Presagio

Eras ya la fragancia de tu sino.
Tu vida no vivida, pura, late
Dentro de mí, tictac de ningún tiempo.

¡Qué importa que el ajeno sol no alumbre
jamás estas figuras, sí, creadas,
Soñadas no, por nuestros dos orgullos!
No importa. Son así más verdaderas
Que el semblante de luces verosímiles
En escorzos de azar y compromiso.

Toda tú convertida en tu presagio,
Oh, pero sin misterio. Te sostiene
La unidad invasora y absoluta.

¿Qué fue de aquella enorme, tan informe,
Pululación en negro de lo hondo,
Bajo las soledades estrelladas?
Las estrellas insignes, las estrellas
No miran nuestra noche sin arcanos.
Muy tranquilo se está lo tan oscuro.

La oscura eternidad ¡oh! no es un monstruo
Celeste. Nuestras almas invisibles
Conquistan su presencia entre las cosas.

§

In te si fa profumo anche il destino.
Batte la vita tua non mai vissuta
dentro di me, tic tac di nessun tempo.

Che fa se il sole estraneo non illumina
queste figure da noi non sognate,
create sì, dal nostro doppio orgoglio?

Non conta. Così sono più veraci
che parvenze di luci inverosimili
negli scorci dell’obbligo e del caso.

Tutta tu convertita nel presagio
tuo, ma senza mistero!: un’irrompente
verità di assoluto ti sostiene.

Che fu di quell’enorme e così informe
pullulare di oscuro dal profondo,
sotto le solitudini stellate?

Le stelle insigni di lassù non guardano
la nostra notte che non ha segreti.
Resta tranquillo quel profondo buio.

L’oscura eternità non è già un drago
celeste! Le nostre anime conquistano
non viste una presenza tra le cose.

JORGE GUILLÉN

Published in: on settembre 27, 2017 at 07:08  Comments (3)  

Pirati

Maria era sempre incinta.
Gridava come i corvi tra gli alberi
a noi tutti, venuti a far la conta
in quell’angolo di casa
da dove usciva odore di arrosto, e rosmarino.
Le ho vedute
le isole ancorate più a largo di Milano
i caseggiati mezzi scrostati, e poi i ponteggi
mangrovie dove uomini nudi vecchio Sud
tingevano le mura di cielo.
Ho visto i mari
i suoi caleidoscopi nel pozzo
e seppellito, nel cuore di un’amica la mappa del tesoro.
Son stato capitano di spada e di robinia
spesso solo, fino al tramonto d’ogni speranza
d’ogni indugio.
Ho fatto buona pesca di api e di mosconi
in laghi di mastelli di zinco. E avuto figli
sparati per il mondo come rondoni bianchi.
Ho amato donne in porti d’Oriente
e seta, e spezie
catene per remare fino alla consunzione.
Amanti più segrete di me, e ne ho goduto
piangendole svuotando le tasche ai poliziotti
a certi mal mostosi viziati di città
venuti per vedere noi poveri, Pirati.
Bendati alle brutture del mondo
generosi, quando si tratta di fare tardi.
Ho avuto male
dissenterie da dodici mesi, febbri gialle
ragazze azzurre senza mutande
preti e ostie; timore solamente di Dio
e di morte scura. Quella che prese Peppino
un dì di marzo
dopo aver tanto tossito e poi pregato
che mamma lo venisse a pigliare.
Si, vi giuro
vi giuro che ho condotto anche io grandi velieri
nel ventre di un cortile assolato dell’infanzia.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 27, 2017 at 07:06  Comments (3)