Paura

Paura di amare

di guardare le stelle

paura di me di te di loro

paura di ieri e domani

di colori diversi e

 macchie sulla pelle

paura del vento

e delle mani aperte

 

Questa è la causa

di quella luce

che esce da dentro

di noi e che sta

per spegnersi

e lasciarci

al buio

 

Tinti Baldini

Published in: on ottobre 31, 2017 at 07:30  Comments (9)  

Tra le righe sbiadite degli anni

verso dove si perdono le foglie

gli occhi vogliono andare più lontano,

ma nebbia fitta stringe l’orizzonte.

Il pensiero non vede dietro il velo,

il cuore unico faro

che valuta

col metro dell’amore

il percorso degli anni,

accarezza i bordi del tracciato

e colora di azzurro anche il dolore.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on ottobre 31, 2017 at 07:17  Comments (5)  

La musica degli angeli

Ed è attraverso
quella dolce melodia
che la musica entra in me,
mi pervade tutta
e mi fa sognare.

E vi vedo, miei cari,
in questi giorni a voi dedicati,
finalmente sereni,
perché vi siete ritrovati
dopo un lungo e faticoso cammino.

Vi vedo passeggiare
incontro ad un sole luminoso
sotto una leggera pioggia dorata
che si posa su un tappeto di piume.

Sandra Greggio

Published in: on ottobre 31, 2017 at 06:59  Comments (14)  

Campanule d’amore

BLUEBELLS FOR LOVE

There will be bluebells growing under the big trees
And you will be there and I will be there in May;
For some other reason we both will have to delay
The evening in Dunshaughlin – to please
Some imagined relation,
So both of us came to walk through that plantation.

We will be interested in the grass,
In an old bucket-hoop, in the ivy that weaves
Green incongruity among dead leaves,
We will put on surprise at carts that pass –

Only sometimes looking sideways at the bluebells in the plantation
And never frighten them with too wild an exclamation.

We will be wise, we will not let them guess
That we are watching them or they will pose
A mere facade like boys
Caught out in virtue’s naturalness.
We will not impose on the bluebells in that plantation
Too much of our desire’s adulation.

We will have other loves or so they’ll think;
The primroses or the ferns or the briars,
Or even the rusty paling wires,
Or the violets on the sunless sorrel bank,
Only as an aside the bluebells in the plantation
Will mean a thing to our dark contemplation.

We’ll know love little by little, glance by glance.
Ah, the clay under these roots is so brown!
We’ll steal from Heaven while God is in the town –
I caught an angel smiling in a chance
Look through the tree-trunks of the plantation
As you and I walked slowly to the station.

§

Ci saranno campanule che crescono sotto i grandi alberi
E tu sarai lì ed io sarò lì in maggio;
Per qualche altro motivo dovremo ambedue far tardi
La sera a Dunshaughlin – per accontentare
Qualche immaginaria relazione,
Così tutti e due avremo da camminare in quel boschetto.

Ci interesserà l’erba
E il cerchio di un vecchio secchio e l’edera che intesse
Verdi incongruenza tra le foglie morte,
Fingeremo di sorprenderci al passare dei carri –

Guardando di lato solo di tanto in tanto le campanule nel boschetto,
Senza spaventarle mai con esclamazioni troppo concitate.

Saremo cauti e non gli faremo capire
Che le stiamo guardando, altrimenti assumeranno
Una posa di mera apparenza come ragazzi
Colti alla sprovvista in una castità naturale.
Non esigeremo dalle campanule del boschetto
Un’adulazione eccessiva dei nostri desideri.

Avremo altri amori – o così penseranno;
Le primule oppure le felci o le rose canine,
O anche i reticolati arrugginiti,
O le viole all’ombra dei terrapieni di acetosella.
Le campanule del boschetto varranno solo
Come digressione nel nostro segreto contemplare.

Conosceremo l’amore poco a poco, sguardo dopo sguardo.
Ah, la terra sotto queste radici è così bruna!
Andremo a rubare in cielo mentre Dio è in città –
Per puro caso ho scoperto un angelo sorridente
Che sbirciava tra i tronchi del boschetto
Mentre tu ed io camminavamo verso la stazione.

PATRICK KAVANAGH

Published in: on ottobre 31, 2017 at 06:57  Comments (2)  

Occhi miei lassi, non lasciate il pianto

Occhi miei lassi, non lasciate il pianto,
come non lascian me téma e spavento
di veder tosto a noi rubato e spento
il lume ch’amo e riverisco tanto.
Pregate morte, se si può, fra tanto
che mi venga essa a cavar fuor di stento;
perché morir a un tratto è men tormento,
che viver sempre a mille morti a canto.
Io direi che pregaste prima Amore
che facesse cangiar voglia e pensiero
al nostro crudo e disleal signore;
ma so che saria invan, perché sì fiero,
così indurato ed ostinato core
non ebbe mai illustre cavaliero.

GASPARA STAMPA
Published in: on ottobre 30, 2017 at 07:49  Comments (2)  

Ultima volta

Giungo dietro l’angolo del cuore
attraverso la luce dell’ora
bucata dai cristalli del silenzio
riflesso canta nel sole
il mio spettro di metallo
e la notte da un letto d’amore
le note incide sull’acqua dei ricordi
lasci che ti ami senza saperlo
anche se è per l’ultima volta

Giovanni De Simone

Published in: on ottobre 30, 2017 at 07:46  Comments (4)  

Les Agriates

Non avrei mai voluto sparare ai tuoi occhi,
-hanno abbattuto due occhi…due occhi in meno dentro i quali specchiarsi-
Città grigia, città astuta, città magnetica, città perduta…
I panni della lavandaia hanno il profumo
dei muri in pietra, i fiori di un tempo non hanno bottega,
e nel deserto di Les Agraties ci siamo detti tutto
dal corpo al corpo…
l’odore della legna, una tenda di stelle verdeoro,
il silenzio dei piccoli animali che facevano l’amore
sui nostri corpi che facevano l’amore…
noi, due città, due continenti, due contenitori…
non avrei mai voluto sparare ai tuoi occhi,
-hanno abbattuto due occhi…due occhi in meno da accarezzare-
Formiche vento pietra deserto…Les Agriates chissà,
                                                                       se ne sentirai la mancanza…

Massimo Pastore

Published in: on ottobre 30, 2017 at 07:06  Comments (2)  

Splash

Esplosione di pensieri

bizzarri, estremi

se innaffiassi la mente

con acqua di colonia

troverei il passato

se un soffio di talco

sfiorasse il mio viso

troverei mia madre

se una risata riemergesse

dalle tenebre

saprei che mio padre

siede sulla sua poltrona

se percepissi

il profumo di lavanda

saprei che nuova aria

giunge a me

se l’erica coronasse il mio capo

saprei che la fantasia

è una corona fiorita

che regala boccioli di fiaba

 

Maristella Angeli

Published in: on ottobre 30, 2017 at 06:50  Comments (11)  

Attualità

Ho scavato una chiesa nel tronco d’un baobab
ma non se n’è accorto nessuno.

Ho strizzato tralci biologici con mani italiane
e ne è uscita grappa di prima spremitura.

Intorno al palco le solite urla di femmine isteriche
per la solita minestra riscaldata.

Le parole sono numeri:
al 3 si ride a squarciagola al 5 si guarda storto
chi non l’ha saputa raccontare.

I suoni sono fonemi sparati sui muri.

La ragione è in fondo alla bottiglia
lasciata sulla panchina.

Lorenzo Poggi

Published in: on ottobre 29, 2017 at 07:46  Comments (8)  

La sottile linea

Sei sempre solo.
Nei tuoi occhi, che mai
hanno mostrato lacrime,
una sorta di aspro barlume.
Mi piace.
Ma nella tua cieca visione
questo è un mondo di arida caccia.
La tua un’eterna ridda
all’inseguimento di un cuore,
come un cacciatore d’inverno.
Tu non credi nelle parole.
Nelle tue impronte, che hanno massacrato ogni cuore,
vedo un’ardente brama di paura.
Non posso reggere.
Lungo la sottile linea che percorri,
l’odore del sangue si effonde anche tra la neve.
Per quanto possa essere lontano,
riesco a percepirlo.
Premi il grilletto!
Io muoio in una parola.

RYŪICHI TAMURA

Published in: on ottobre 29, 2017 at 07:24  Comments (2)