Scie di fuoco

impressionano le vie
scavate da umano sudore
trasformano lembi di cielo
tutto accade alla vista
sorpresa da nebbia fumosa
anteprima di paesaggi infernali
alludono alla fine dei giorni…

Antonietta Ursitti

Published in: on ottobre 1, 2017 at 07:48  Comments (2)  

M’innamorai della Divina

Sinfonia di celestiali note

invisibile eterea sirena,

richiamo melodioso mi sconvolge,

risuona come vento nella bruma.

 

Esili mani sfioran la tastiera

come farfalle danzano leggere,

la voce tua accompagna sinfonia,

nell’oscurata stanza mi consola.

 

Eppure da bambina un giorno triste

ti ritrovasti in un inferno bianco,

travolta come rosa sull’asfalto,

sentisti note e musiche d’incanto.

 

T’immagino china accanto al piano

fascio di luce accende il volto tuo,

pizzi ed organza sono la tua veste,

comete e stelle danzano nel sole.

 

Oltre l’uscio il suono mi sospinge

canto d’arie, Aida, Norma e il Trovatore,

entro come il vento nel tuo regno,

e sento un caldo brivido nel cuore.

 

Luce viva nei tuoi profondi occhi

son armatore e guscio in alto mare,

afferri la mia tremante mano,

l’avvicini caldamente al seno.

 

Dio che pelle vellutata e rosa

sguardo fiero di chi non teme scena,

esile corpo che di luce piena,

nel cuore accende la passion sopita.

 

Amore che non teme usura e fango

orchestra è il cantico dei cuori,

vedo nel sorriso perle d’incanto,

a rincuorar la gioia dei tuoi anni.

 

Capelli color notte il vento insidia

scompiglia la tua chioma sulla fronte,

scalza ti doni al cielo irriverente,

vestita della luce nel mattino.

.

Carnose labbra tue che come rose

son destinate alle carezze d’ape,

vivesti come Dea tra ori e canti,

Divina dei soprani tu mi onori.

 

Un giorno l’ugola s’increspa

un’onda che non vuol tornare al mare,

negli occhi tuoi un grido di dolore,

né più canto e sogno d’un amore.

 

La Senna accompagna il tuo declino

il cuore non accetta di star solo,

lasciasti questo palco col sorriso,

in estate, al canto d’usignolo.

….

Raffaele Saba

Con questa poesia Raffaele si è aggiudicato la targa “Petrarca-Omaggio alla cultura” nell’ambito del Concorso “Un Grande amore e niente più” dedicato a Maria Callas, organizzato dall‘Accademia Internazionale Francesco Petrarca di Capranica (VT)

Published in: on ottobre 1, 2017 at 07:29  Comments (17)  

Persiane chiuse

Viste da fuori

le persiane socchiuse

paiono il confine climatico

tra una regione di conforto

e un paese di fuoco.

Un ultimo lembo di pace

invocato dai soldati

sul terreno di guerra ma pronti alla resa.

Oltre le persiane chiuse

non visibili, i prigionieri.

Sono vecchi e sono stanchi

hanno avuto detenzioni

lunghe.

Ancora attendono

una qualche liberazione.

 

Anna Zucchini

Published in: on ottobre 1, 2017 at 07:05  Comments (2)  

Canzone di notte

Sono venuta da te come gli astronauti,
di pianeta in pianeta. La mia anima
si apre dalle tue dieci dita sul mio corpo.
Prendimi a te, porta la colomba
ai confini del grido sui tuoi fianchi: l’orizzonte
e l’eco. Lascia i cavalli galoppare invano
dietro di me, ché non vedo ancora la mia immagine
nella loro acqua… non vedo nessuno,
nessuno, non ti vedo. Che ne hai fatto
della mia libertà? Chi sono dietro
le mura della città? Non una madre a strofinare
i miei lunghi capelli con il suo eterno henné,
non una sorella che li intrecci. Chi sono fuori dalle mura,
tra i campi neutri e un cielo grigio? Sii
mia madre nel paese degli stranieri. E portami
dolcemente verso ciò che sarò domani.

Chi sarò domani? Nascerò dalla tua
costola, donna senz’altra preoccupazione
che decorare il tuo universo? O piangerò laggiù
una pietra che guidava le mie nuvole all’acqua del tuo pozzo?
Portami ai confini
della terra prima che il mattino spunti su una luna
in lacrime di sangue nel letto. Portami dolcemente
come la stella porta a sé i sognatori, invano
e invano.

Invano guardo dietro i monti di Moab.
Nessun vento a riportare il vestito da sposa. Ti amo,
ma il mio cuore vibra del ritorno dell’eco e langue
per un altro iris. C’è tristezza più ambigua
per l’anima della gioia della ragazza
per le sue nozze? E ti amo benché mi ricordi
di ieri e mi ricordi di aver dimenticato
l’eco nell’eco.

Eco nell’eco, sono venuta da te
come il nome, che passa di essere in essere.
Poco fa eravamo due stranieri in due paesi lontani,
cosa sarò dopodomani, quando sarò due?
Che ne hai fatto della mia libertà?
Più ti temo, più ti avvicino,
e non ho meriti, amore mio straniero,
se non la mia passione.
Sii dunque una volpe buona tra le mie vigne,
e con il verde dei tuoi occhi fissa il mio dolore.
Non tornerò al mio nome e alle mie steppe.
Mai più,
mai più.

MAHMOUD DARWISH

Published in: on ottobre 1, 2017 at 06:53  Comments (2)